Pino Caruso

Gli albori della musica alternativa

La Musica Alternativa nasce in modo spontaneo, dall’esigenza dei giovani militanti di estrema destra di trovare una propria voce, diversa dai canti altisonanti e retorici di un passato lontano e da quella dei cantanti dell’epoca, in cui invece si ritrovavano i giovani della fronda opposta. A muoverli non era solo un’esigenza espressiva, ma l’urgenza di costruire una vera e propria mitologia di esempi umani ed ideali cui ispirarsi nell’esercizio della militanza di ogni giorno.

Il contesto in cui nasce la musica non conforme è ampiamente attraversato dalla scia di sangue generata dagli anni di piombo in cui annegano numerosi «camerati». Quei morti lasceranno il segno nei ragazzi di quella generazione, specie nei giovani militanti e ne ispirarono tanto la lotta politica quanto la vena musicale; ricordiamo tra gli altri i fratelli Mattei, vittime del rogo di Prima Valle, i padovani Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, prime vittime delle Br, lo studente greco Mikis Mantakas e il lutto che ha lasciato il solco più profondo nell’immaginifico dell’estrema destra: Sergio Ramelli. Durante quella stagione di sangue il MSI, in evidente imbarazzo per i fatti di Piazza della Loggia e dell’Italicus, non riesce a tutelare e a guidare i suoi giovani che sentono il bisogno di riscoprire le radici delle loro idee e che mirano a costruirsi una loro precisa identità, estranea ad un mondo che volevano cambiare e da cui si sentivano, non a torto, ripudiati. Nasce così il Campo Hobbit, una due giorni di dibattiti, musica e militanza la cui prima edizione si tiene tra l’11 e il 12 giugno 1977 e che si ripeté, attraverso non pochi problemi, altre due volte riscuotendo sempre successo.

Andreotti

Oreste Lionello e Pippo Franco con l’Onorevole Giulio Andreotti al Bagaglino (1988)

La nuova voce della destra affonda profonde radici nell’inventiva dei cabarettisti del Bagaglino e del Giardino dei Supplizi che, attraverso canzoni e brevi sceneggiati, si prendevano gioco della politica del tempo. Attorno a questo mondo orbitano artisti del calibro di Pingitore, Mario Castellacci e molti altri come: Pino Caruso, Oreste Lionello, Pippo Franco, Gianna Preda e Leo Valeriano, uno dei più grandi ispiratori dell’Alternativa, in prima linea nel divulgare la cultura di Destra reinterpretando e riadattando motivi propri del Fascismo e ridicolizzando gli avversari politici. Assistiamo quindi ad una vera e propria ribellione culturale di una parte politica che non trovava ascolto nel panorama comune.

Di Giorgi e Ferrario, nel libro «Il nostro canto libero», mia fonte principale, individuano tre caratteristiche fondamentali della Musica Alternativa: coerenza ideale dei contenuti, a-commercialità e durata nel tempo in quanto ancora oggi emergono nuovi gruppi dediti a questo genere che, rinnovando la forma, hanno dato vita al cosiddetto «Rock Identitario» restando però fedeli ai riferimenti storici, politici e culturali. Mentre in Italia e in Francia, grazie all’attività di Jack Marchal (sua la definizione di «rock identitario» per connotare il filone alternativo di destra), si sviluppa la musica spontanea dei militanti, nel resto d’Europa prende piede il movimento skinhead che troverà il suo sfogo nel genere hard rock e punk. Gruppi musicali d’ispirazione nazionalista vicine alle due correnti aderiranno al RAC (Rock Against Communism), nato in Inghilterra negli anni ’80.

Per capire il valore che aveva assunto la musica per i ragazzi di destra basta rifarsi a queste poche righe rintracciabili sul sito della Compagnia dell’Anello, uno dei gruppi musicali storici: «Momento aggregante per chi militava a destra in quegli anni era il canto. Si cantava […] forse inconsapevolmente ma, di fatto, ripetendo il rito antico dei militi di ogni tempo che nel canto trovavano il momento di unificazione nella vittoria come nelle avversità». Erano brani semplici, ma estremamente chiari, per intenderci, come cantavano gli Amici del Vento, altro pezzo di storia nell’ambiente: «Basta prendere una chitarra, farci sopra quattro accordi». Si cantava dopo una manifestazione, nelle sezioni o, addirittura, come vera e propria arma di militanza per diffondere i sogni e le emozioni di un mondo sconosciuto e, spesso, anche temuto.

Hobbit

Prima edizione del Campo Hobbit 
(Montesarchio, 1977)

Sono i singoli cantautori che diffondono i loro pezzi durante incontri e manifestazioni in tutta Italia. Immenso fu a tal proposito il contributo delle tre edizioni del Campo Hobbit (’77, ’78’, ’80) in cui nasce l’idea di far conoscere all’esterno la musica nata nel ristretto ambiente di destra. Nascono così i primi settimanali a tema e le prime «radio libere» come Radio University, Radio Conero e Radio Alternativa in cui era possibile confrontarsi in diretta su molteplici temi in modo totalmente indipendente dal partito. Negli anni ’80 l’impegno politico giovanile subisce un generale e diffuso indebolimento. Il filone alternativo ne risente ma riesce a sopravvivere grazie all’operato dei «traghettatori» che, diffondendo in prima persona le canzoni non conformi, contribuiscono a creare una specifica tradizione, soggetta in quel periodo anche alle influenze skin.
È agli albori degli anni ’90, in un clima di relativa tranquillità, che i nuovi autori ricercano una maggiore qualità e una più ampia fruibilità. Da questo momento si può iniziare a parlare più propriamente di «Rock Identitario».

Morsello

Morsello in “Scusate se non posso venire”, Londra ottobre 1996

Nonostante gli sforzi, nonostante la creazione di case discografiche indipendenti, l’Alternativa non ha «sfondato» nel panorama musicale odierno, ma è normale che sia cosi: sono canti di contestazione, di protesta, e non verso un singolo governo, non verso una politica discutibile, ma contro gli stessi valori alla base del mondo moderno, della società emersa a fatica dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale e delle naturali contraddizioni che ogni epoca porta con sé. Sono canti di ribellione, di una illusione quasi infantile, composti da militanti ingenui e genuini, ancora politicamente vergini e salvi dalla logica delle poltrone, per dirla alla Massimo Morsello sono «canti assassini, canti bambini».

Ettore Pelati

Annunci

La seduzione

Film del 1973 con Lisa Gastoni, Maurice Ronet, Jenny Tamburi e Pino Caruso.

Giuseppe (Maurice Ronet), ormai divenuto famoso giornalista, torna nella natìa Sicilia e precisamente ad Acireale. Ha vissuto molti anni in Francia, girando un buon numero di reportage. Il pretesto per tornare nel suo paese di origine è dato da una casa da vendere ma il motivo centrale è certamente quello di rivedere la sua vecchia fiamma, Caterina (Lisa Gastoni). I due si sono persi di vista in giovane età ma mai dimenticati. Mentre Giuseppe faceva carriera e diventava famoso Caterina, rimasta ad Acireale, viveva da “signora siciliana”, avendo anche una figlia da una precedente relazione (Graziella/Jenny Tamburi). I due si rincontrano dopo ben 15 anni ad una festa, organizzata da notabili cittadini, grazie alla complicità di Alfredo (Pino Caruso), caro amico di Giuseppe. Alfredo mette subito in guardia Giuseppe circa la difficoltà dell’operazione: se vuole solo divertirsi Caterina è la persona meno adatta. Ma Giuseppe è determinato a rivederla.

I due si parlano, con la dovuta discrezione (“qui siamo in Sicilia, non a Parigi”, dice Caterina) ma è chiaro che il vecchio sentimento, misto a nostalgia e rimpianto, torna a farsi strada. Il passo che porta al letto è breve. Dopo una notte (o forse più) di amore e sesso Giuseppe viene presentato a Graziella: la madre non vorrebbe introdurre in maniera brusca l’uomo ed inizialmente i due si vedono in maniera quasi clandestina. In realtà Graziella ha capito tutto e ben presto, parlando con la madre, chiarisce che per lei non ci sarebbe alcun problema a “regolarizzare” la relazione con Giuseppe. Caterina un po’ stupita acconsente ed inizia a vivere la propria storia alla luce del sole, anche rispetto alla figlia.

Giuseppe è ormai membro stabile del piccolo nucleo familiare: è la figura maschile che mancava nella casa delle due donne. Tutto sembra andare a gonfie vele fino a quando l’uomo non s’accorge della avvenenza e sfrontatezza di Graziella.

Il primo incontro avviene nel divano di casa. Giuseppe, tornando prima del solito, trova Graziella sdraiata intenta a leggere un fotoromanzo. L’uomo appare subito colpito dalla giovane e dal suo atteggiamento provocatorio: la ragazza non risponde alle domande e sembra interessatissima a quello che legge, tanto è vero che non si preoccupa nemmeno di coprirsi. Giuseppe si avvicina, i due hanno un rapido scambio di battute alle quali Graziella non sembra dare alcuna importanza. A questo punto Giuseppe si siede sul divano ed apre anche lui una delle numerose riviste presenti. Graziella stende le gambe sopra quelle di Giuseppe, allungandosi sempre di più e facendo sempre finta di leggere. Giuseppe appare stupito ma sta al gioco, non se ne sottrae. La ragazza si fa sempre più ardita, ormai è completamente sopra Giuseppe e quest’ultimo inizia ad accarezzarle le gambe, per poi salire sempre più su. Peccato per i due che l’incontro sia interrotto dall’arrivo di Caterina che inserendo la chiave nella serratura dà ad entrambi il tempo di ricomporsi (Graziella scappa, lasciando le scarpe vicino al divano, “prova” che Giuseppe farà furtivamente sparire con un piede mentre abbraccia e saluta Caterina).

Il secondo approccio avviene quando Giuseppe, solo a letto, viene avvicinato da Graziella che decide di continuare il “gioco” del divano: si sdraia accanto, lo abbraccia, e fingendo di avere un gran sonno si avvinghia a lui. I due si toccano, si scambiano carezze, si baciano ma anche in questo caso Graziella cambia improvvisamente idea e fugge.

Giuseppe è ormai completamente stregato dalla ragazzina e finisce per pensare solo a lei, a come incontrarla senza il rischio di essere interrotti (e scoperti). Si allontana sempre più da Caterina, che spiega l’atteggiamento dell’uomo come una momentanea stanchezza.

L’incontro decisivo tra Graziella e Giuseppe avviene di notte: l’uomo si alza dal letto che divide con Caterina per raggiungere spudoratamente quello di Graziella (che come al solito “dormiva” completamente nuda). I due iniziano ad amoreggiare ma Giuseppe butta giù una lampada che sveglia Caterina. La donna inizialmente non si rende conto ma comicia ad insospettirsi quando non vede il suo amato tornare. Si alza, si dirige verso la stanza della figlia, e vede i due che fanno l’amore.

Il colpo è devastante. Giuseppe sente dei rumori provenire dalla casa: capisce che Caterina ha visto tutto. Decide quindi di raggiungerla ed i due iniziano a litigare selvaggiamente: in realtà è soprattutto Caterina a parlare e a disperarsi. Giuseppe è completamente annichilito. Dice di poter spiegare ma in realtà non è in grado di contenere la furia e la disillusione della donna.

La mattina dopo, tra una sigaretta e l’altra, Caterina affronta anche la figlia (che si alza dal letto come se non fosse successo nulla). Cerca di prendere con le buone Graziella la quale semplicemente si scusa con la madre sostenendo che non lo farà più opponendosi però alla soluzione di un allontanamento di Giuseppe. Caterina non sa più che fare. Alla fine decide di “tenere” in casa Giuseppe ma le cose non vanno: ogni giorno è sempre più difficile. L’altissima tensione si manifesta soprattutto durante i pasti quanto tutti e tre sono costretti a trovarsi faccia a faccia.

Dopo l’ennesima discussione, proprio durante un pranzo, Giuseppe litiga ancora con Caterina e se ne va. La figlia rinfaccia alla madre di averlo fatto scappare: tutto va in frantumi, il rapporto tra madre e figlia è ormai compromesso.

I due maturi ex amanti si rivedono ancora una volta: Giuseppe dice di amare Caterina, sostiene che l’increscioso episodio è stato solo un colpo di testa (in pratica fornisce la medesima versione di Graziella) ma oramai Caterina non è più disposta a dargli fiducia.

Nel mentre Alfredo è venuto a sapere tutto (grazie alle immancabili voci di paese) ed è costernato: non riesce a capire come un uomo con l’esperienza e la cultura di Giuseppe possa essere finito in mezzo ad una storia simile. Giuseppe offende Alfredo attribuendogli la poco onorevole etichetta di playboy di provincia. Alfredo è toccato dalla frase ma in ricordo della vecchia amicizia è disposto a lasciar scorrere evitando di abbandonare Giuseppe al suo disgraziato destino.

Caterina chiede solo una cosa al suo ex amato: di non far soffrire Graziella. Sarebbe l’unica cosa che, come madre, non potrebbe perdonargli.

Giuseppe sembra aver registrato il concetto ma un episodio segnerà definitivamente la sua rovina. Si lascerà sedurre dalla migliore amica di Graziella. Quest’ultima vedendo tutto, tramortita dal dolore, raggiungerà casa in lacrime. Interrogata da Caterina sul perché di quel pianto dirà semplicemente ciò che ha visto: Giuseppe assieme alla sua amica del cuore, giovane adolescente come lei.

A questo punto Caterina, memore della promessa fatta,  si trucca e si mette il suo miglior vestito. E’ bellissima. Prende con sé una calibro 9 che conserva in casa e la mette in una borsetta. Una volta giunta dinanzi alla casa di Giuseppe, l’uomo la vede, fa un sorriso pensando ad un ritorno di fiamma. Ed è a questo punto che Graziella tira fuori dalla borsa la pistola e lo ammazza.

Il ruolo della giovane ragazza (Graziella) pare dovesse essere interpretato da Ornella Muti ma Di Leo “ripiegò” su Jenny Tamburi pare su “consiglio” (in realtà diktat) della Gastoni, gelosa della bellezza della giovanissima attrice. Il personaggio di Graziella, in effetti, parte in sordina per poi diventare decisivo nello svolgimento della storia. E’ anzi l’elemento detonatore di tutti i guai e meccanismi psicologici che con maestria vengono illustrati all’interno della pellicola. Nessuno all’inizio del film considererebbe la giovane figlia di Caterina. Ma, come tutti gli adolescenti, le cose possono cambiare molto velocemente e la madre trova – ben presto – nella giovane figlia una rivale capace di rubarle l’uomo in maniera anche piuttosto umiliante.
Il ruolo di Giuseppe è impersonato dal bravo Maurice Ronet, scomparso prematuramente a 55 anni (quante sigarette sul set!), perfetto nell’interpretare personaggi come questi. Un uomo intensamente, sinceramente, innamorato della propria donna ma al contempo schiavo della lussuria. Professionista affermato che rimane vittima dei giochi e della volubilità tipica della adolescenza.
Lisa Gastoni non ha bisogno di presentazioni: sempre bellissima ed efficace sul set. Attrice drammatica, già cimentatasi in pellicole ad alto tasso erotico come ad esempio Grazie Zia di Salvatore Samperi, con Lou Castel.
Una menzione anche per il bravissimo Pino Caruso, playboy di provincia, millantatore, capace però di veder chiaro più dell’intelligente ed affermato Giuseppe che alla fine rimane fregato (in tutti i sensi).

Film consigliato, uno dei migliori di Di Leo, forse poco conosciuto soprattutto nel confronto con i celebri noir/polizieschi del regista pugliese.

Titolo originale La seduzione
Paese Italia
Anno 1973
Durata 95 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, erotico
Regia Fernando Di Leo
Soggetto Ercole Patti (romanzo)
Sceneggiatura Luisa Montagnana, Ercole Patti, Marino Onorati, Fernando Di Leo
Produttore Armando Novelli
Casa di produzione Cineproduzioni Daunia 70
Fotografia Franco Villa
Montaggio Amedeo Giomini
Musiche Luis Enriquez Bacalov
Scenografia Francesco Cuppini
Costumi Roberto Ranucci
Trucco Giulio Natalucci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani