Lega Italia Unita

ADAMO DEGLI OCCHI, leader per caso

19-6-74 Degli Occhi arrestato dal cap Francesco Delfino

Degli Occhi insieme al capitano Delfino al momento dell’arresto

di Ben Oates

Milano, 13 marzo 1971. In segno di protesta verso la carica della Polizia i manifestanti gettano a terra i tricolori, le uniche bandiere ammesse nel corteo, sfidando così gli agenti a calpestarle. Uno dei partecipanti, un signore di mezza età, pingue e basso di statura, ne raccoglie una e se l’avvolge intorno al corpo. La scena è ripresa da un fotografo e lo scatto finisce sulle prime pagine di tutti i giornali a cominciare dal «nemico» Corriere Della Sera, in quel momento diretto da Giovanni Spadolini, contro il quale il comitato organizzatore della manifestazione, ritenendolo sinistrorso, ha indetto uno sciopero dei lettori.

L’uomo con la bandiera è l’avvocato Adamo Degli Occhi, classe 1920, ex partigiano monarchico e principe del foro milanese. Grazie a quella foto Degli Occhi assurge agli onori della cronaca come il leader dei manifestanti, ribattezzati dalla stampa Maggioranza Silenziosa.

Passa poco tempo e il Corriere Della Sera mette di nuovo il suo «zampino» nelle faccende della Maggioranza Silenziosa quando un suo giornalista, raccogliendo una banale dichiarazione favorevole ai manifestanti espressa dal capogruppo DC a Palazzo Marino Massimo De Carolis, stravolge talmente la notizia da far passare De Carolis come un altro leader del movimento: stando all’avvocato democristiano, lui e Degli Occhi non si sono mai incontrati. De Carolis tornerà suo malgrado alla ribalta delle cronache un paio di volte: nel maggio 1975 è sequestrato e gambizzato dalle BR, sei anni dopo il suo nome è nelle liste degli iscritti alla P2.

Ma torniamo a quel 1971. In quel periodo l’aria che si respira nella città meneghina può essere spiegata con un aneddoto che vede protagonista la moglie tedesca del sociologo Franco Ferraresi, futuro studioso dell’estremismo di destra. Al mercato un fruttivendolo dice alla signora Ferraresi: «Voi tedeschi qualche volta esagerate, ma almeno avete l’ordine, dichiarazione che non proviene soltanto da uno dei tanti milanesi stanchi dei «sabati meneghini» in cui gli estremisti di sinistra mettono a ferro e fuoco la città, ma da uno dei pochi reduci dell’eccidio di Cefalonia.

Nel febbraio 1971, nella sede del Partito Democratico di Unità Monarchica, si riuniscono alcuni rappresentanti di gruppi giovanili provenienti da diverse esperienze politiche il più importante dei quali, lo Jan Palach, è guidato dalla giovane contessa Elena Manzoni di Chiosca.

Questi gruppi hanno un unico collante: l’anticomunismo viscerale. Nasce così un Comitato Cittadino Anticomunista la cui genesi può essere riconducibile a un evento accaduto meno di due anni prima: i funerali dell’agente di PS Antonio Annarumma. Lì, per la prima volta, quei giovani che poi daranno vita ai CCA, si rendono conto che esiste, almeno in città, una «maggioranza silenziosa» che deve solo trovare un polo, un movimento, verso cui riconoscersi.

Il CCA organizza una manifestazione per il 6 marzo a Torino, ma l’evento si rivela un flop. Va decisamente meglio la seconda organizzata a Milano per il 13, non a caso un sabato. Partiti in trecento, i manifestanti arrivati a piazza Duomo si contano a migliaia; come recita un volantino «il Comitato vuole rappresentare quell’Italia che lavora, produce, paga, e che forma la maggioranza degli italiani che vogliono l’ordine nella libertà e nel progresso sociale, e libertà di progresso nell’ordine».

Gli striscioni sono scritti dalla stessa mano: «Milano dice basta alla violenza rossa»; «Fuori la teppa rossa dalle scuole» oppure «No alla schiavitù marxista». Alcuni giovani esponenti del Fronte della Gioventù capeggiati da Luciano Buonocore tentano di introdursi nella marcia con l’obiettivo di strumentalizzarla, ma si devono accontentare di fare da servizio d’ordine.

Benché la tivù di Stato abbia ignorato l’avvenimento, l’eco sui giornali è forte: per molti osservatori e commentatori Degli Occhi è il leader di una nuova formazione che va a ingrossare le file della destra, estrema e non.

L’avvocato diventa una celebrità. Pochi sanno che per Degli Occhi quella non è la prima esperienza politica nei movimenti di destra: nel marzo del 1970 ha aderito alla Lega Italia Unita, una formazione di chiara ispirazione anticomunista che unisce altre associazioni fra cui il Movimento di Azione Rivoluzionaria di Carlo Fumagalli: è proprio in una riunione della Lega che Degli Occhi, oltre a Fumagalli, conosce Junio Valerio Borghese ed Edgardo Sogno, tutti lì presenti per tentare di unificare le varie forze conservatrici del Paese, magari facendole confluire su un unico nome, quello dell’ammiraglio Gino Birindelli in quel momento Comandante della Squadra Navale Italiana.

Per Degli Occhi l’Italia dei primi anni Settanta ha fin troppe analogie con la Spagna repubblicana del ‘36, facile preda del comunismo. Occorre subito una svolta che dia i natali a un governo nazionalista, con i Savoia di nuovo sul trono. Dal canto suo Fumagalli vede nel movimento di Degli Occhi quella facciata legalitaria che gli serve per coprire la sua attività eversiva; l’ex comandante Jordan, così era chiamato Fumagalli durante la sua esperienza di partigiano, non intende coinvolgere l’avvocato direttamente nelle sue operazioni ma gli chiede molto denaro. E Degli Occhi glielo dà. Secondo alcuni amici dell’avvocato, Fumagalli approfitta dell’arcinota ingenuità di Degli Occhi da sempre ritenuto anche da chi gli è vicino come un personaggio votato più per azioni velleitarie che concrete.

Quando l’esperienza della Maggioranza Silenziosa si conclude, Degli Occhi tenta di riciclarsi nel MSI presentandosi come indipendente alle elezioni del 1972, ma non viene eletto. La situazione precipita nel giugno 1974, con la scoperta nel suo studio di una parte del riscatto del rapimento di Aldo Cannavale, avvenuto l’anno precedente ad opera del MAR di Fumagalli. Scatta l’arresto. Per l’avvocato inizia un peregrinare fra carceri, infermerie delle stesse, ospedali dove non di rado alcuni infermieri si rifiutano di prestare le cure al «fascista Degli Occhi» indicendo addirittura degli scioperi che di fatto ne impediscono il ricovero.

Degli Occhi è condannato a cinque anni di reclusione, ridotti a due in appello; durante gli interrogatori, fra le altre cose, gli chiedono conto dei carri armati che, secondo l’accusa, avrebbe fatto seppellire in Valtellina, pronti per essere riportati alla luce e guidati su Milano. Resta da chiedersi se un pingue borghese come lui sarebbe riuscito a infilarsi nella torretta di quei carri armati.

FONTI

Sergio Zavoli La notte della Repubblica, trasmissione tv 1989

Luciano Buonocore La maggioranza silenziosa e il progetto tecnocratico, Web Edition 2007

Mimmo Franzinelli La sottile linea nera Rizzoli, Milano 2008

Tribunale di Brescia, Procedimento Penale a carico di Carlo Maria Maggi + altri, udienza del 2 marzo 2010

Conversazione telefonica con Elena Manzoni di Chiosca, 16 giugno 2011

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