Giancarlo Stiz

Marco Pozzan e il metodo Stanislavskij

 

Marco_Pozzandi Ben Oates

Il 1973 è appena iniziato che a Roma, presso la Turris Cinematografica, ha luogo un provino per un attore che, senza aver frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia, tradisce comunque un buon talento nel ricoprire vari ruoli, a seconda del copione. Fino a quel momento infatti, Marco Pozzan ha interpretato il ruolo di bidello tutto fare presso l’Istituto per ciechi Configliachi di Padova; lì raccoglie la posta personale di Franco Freda e, sempre sullo stesso set, fa da anfitrione alla famigerata riunione del 18 aprile 1969 dove, oltre ai soliti Freda e Ventura, c’è anche un misterioso signor P. che in un primo tempo Pozzan indica come Pino Rauti, rivelazione che successivamente ritratterà.

Quella è la riunione dove viene presa la decisione di agire con le bombe. Ecco che una settimana dopo, alla Fiera Campionaria di Milano e all’Ufficio Cambi della Stazione Centrale del capoluogo lombardo, esplodono alcuni ordigni che per fortuna non causano vittime. Per questa interpretazione, Pozzan si aspetta almeno una candidatura al David di Donatello, ma si deve accontentare di un breve soggiorno in carcere. Uscito subito dopo, Pozzan decide di tentare il grande salto nello sfavillante mondo del cinema: ma per sfondare nella settima arte, occorre trasferirsi a Roma.

Quando arriva alla Turris, Pozzan sente di trovarsi a proprio agio, in compagnia di artisti che, abitudine consacrata da tempo, si chiamano tutti per nome o nomignolo, come ad esempio Tonino, un agente cinematografico che lo accoglie a braccia aperte regalandogli subito anche il nome d’arte di Mario Zanella e, visto che c’è, anche un passaporto intestato con quel nome.
Tonino lo fa accomodare in una cameretta munita di divano letto, gli suggerisce un paio di bar e tavole calde dove può recarsi tranquillamente a mangiare. Durante i loro colloqui Tonino gli sottopone una storia di spionaggio dove gli agenti segreti sono i buoni e i magistrati i cattivi. Per aiutarlo a immedesimarsi nella parte, Tonino gli fa dei nomi presi a caso dai giornali, tipo Giancarlo Stiz e Gerardo D’Ambrosio: di quest’ultimo Tonino gli riferisce che gli studi universitari sono stati indirettamente finanziati dal PCI e chiede a Pozzan se, naturalmente nella finzione, ha mai parlato con quei due giudici del signor P. Escludendo che il suo interlocutore si riferisse a Pier Paolo Pasolini, che di P ne ha ben tre, a Pozzan viene un leggerissimo sospetto: che Tonino in realtà non sia un agente cinematografico? Alle sue rimostranze, Tonino gli rivela il suo vero nome: Antonio Labruna, di professione capitano del SID.
Pozzan però non si deve preoccupare: la sua carriera cinematografica non è in pericolo, per lui Tonino ha in serbo un’occasione irripetibile: quella di interpretare un infiltrato fra i latitanti neofascisti in Spagna, in un film le cui riprese sono iniziate qualche anno prima a Milano, nei pressi di una banca. Pozzan non sta nella pelle, non vede l’ora di lasciare l’Italia per Madrid dove ad attenderlo c’è un numeroso e variegato set di artisti, contenti di recitare in una mega produzione internazionale. Sembra tutto a posto, gli attori, i tecnici, gli sceneggiatori, gli scenografi. La produzione ha solo un problema. Trovare un regista che accetti di firmare quel film col proprio nome.

 

FONTI

Giorgio Boatti Piazza Fontana Einaudi, Torino 1999
Sergio Zavoli La notte della Repubblica Rai Trasmissione tv, Roma1989

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