Mese: aprile 2018

ANGELO FACCIA. Mi casa es su casa

AFFONDATE BORGHESE libro (1)di Ben Oates

«Angelo, stanotte si firma il contratto!», «Auguri Stefano! E per quale compagnia assicurativa?» — Macché compagnia, Delle Chiaie allude alla presa del potere mediante colpo di Stato! E tu Angelo cadi dalle nuvole? Eppure a quarantuno anni, con la tua esperienza di ex repubblichino, seppur per una manciata di settimane, e soprattutto per aver frequentato negli anni Cinquanta la stessa sezione romana del MSI dove, come responsabile dell’Organizzazione e Propaganda, hai conosciuto Delle Chiaie, certe frasi in codice dovresti capirle al volo.

Sono ormai dieci anni che hai lasciato la deludente Italia democratica per la più promettente Spagna franchista dove, oltre a trovare una moglie, hai aperto un’officina meccanica alle porte di Barcellona. Però non hai voluto tagliare i ponti con i tuoi camerati visto che, nel 1969, hai aiutato Rauti a organizzare un convegno internazionale sulla avanzata del comunismo in Occidente, procurando gli alloggi per i delegati italiani come Giulio Maceratini, Paolo Andriani, Sandro Saccucci e lo stesso Delle Chiaie. Quest’ultimo è rimasto così contento della tua ospitalità, che nel luglio dell’anno successivo ti ha chiesto di trovargli una casa sul mare di Palamós, incarico che hai portato a termine in un giorno. È vero che sono pochi i giornali italiani che arrivano in Spagna, e comunque te ne guardi bene dal leggerli, ma possibile che hai dovuto attendere quattro mesi per capire che il Caccola era lì non certo per le immersioni subacquee? Non ti dice nulla piazza Fontana? Invece di affrancarti, tu che fai? Dopo quella di Palamós, di casa gliene trovi un’altra a Barcellona, non lontano dalla tua e, sapendolo solo, lo inviti spesso a cena, come quella sera del 7 dicembre 1970, quando Delle Chiaie, eccitato e nervoso, è in perenne contatto telefonico con Roma: tanto paghi tu. Verso le 22.00, impossibilitato a trovare un volo per l’Italia, Delle Chiaie ti chiede di accompagnarlo fino alla capitale con la tua Fiat 124: tempo di prepararti, salutare tua moglie, accendere il motore, quando a risparmiarti quel lungo viaggio nella notte è la notizia del contrordine che, come i principali congiurati, anche Delle Chiaie riceve via telefono: il tuo.

La voce della tua efficiente ospitalità è ormai così diffusa che, nei mesi successivi, giungono da ogni parte d’Italia decine di neofascisti ricercati e indagati, che tu chiami pellegrini, aderenti ad AN, a ON, alla Fenice, oltre naturalmente ai reduci del Tora Tora come Eliodoro Pomar e Remo Orlandini: a quest’ultimo, sapendolo ricco, gli procuri una villetta sulle spiagge della Costa Brava.

Ma è Gino Benetti quello che rischia di metterti seriamente nei guai. Si presenta come uno mandato dai camerati di Roma, ma il suo forte accento friulano e la spiegazione sulla protesi che ha al posto della mano monca, persa a suo dire da ragazzo mentre giocava con gli esplosivi, non ti fanno nascere alcun sospetto, tanto che lo assumi nella tua azienda. Ti ci vuole di nuovo il Caccola per scoprire che Benetti altri non è che Carlo Cicuttini, uno degli autori dell’attentato di Peteano. Vivaddio almeno respingi la richiesta di mettere a disposizione il tuo conto corrente per ricevere dalla direzione del MSI una forte somma di denaro, destinata a un’operazione alle corde vocali di Cicuttini.

Finalmente una buona notizia: il Comandante Borghese è in Spagna: tu non stai nella pelle per conoscerlo. Ti precipiti a Madrid e lo trovi nella hall di un grande albergo; la conversazione è piacevole, sei emozionato nell’avere di fronte un vero eroe leggendario: lui è affabile, gentile, ti chiede notizie sulla tua famiglia, tu lo preghi che faccia da padrino al battesimo di tuo figlio. Fai però il pesce in barile: possibile che non ti venga in mente di parlare del Tora Tora? Stessa cosa avviene nel gennaio del 1974 quando Delle Chiaie ti chiede di preparare nella tua abitazione una camera da letto e un bagno, destinati al Comandante e, già che ci sei, di mettere a disposizione la sala riunioni della tua azienda. Capisco l’emozione di avere nella propria casa Junio Valerio Borghese, ma anche quella volta rinunci a parlargli del golpe, a chiedergli come sono veramente andate le cose.

Male hai fatto. Infatti pochi mesi dopo il Comandante muore, e tu, grazie anche ai sospetti su quell’improvvisa morte espressi da alcuni quotidiani spagnoli e italiani, diventi preda di un’ossessione: quella che Borghese sia stato avvelenato. Non hai prove per sostenere i tuoi sospetti, anzi c’è la testimonianza di Elena, la figlia del Comandante accorsa al capezzale del padre, che reputa sciocchezze quelle relative all’avvelenamento.

Occorre ammettere che, se non te le crei tu le ossessioni, ci pensa qualcun altro. Come spiegare altrimenti quello che ti è capitato l’11 maggio 1991, giorno del tuo sessantaduesimo compleanno? Dopo esserti incontrato a Terni con Torquato Secci, presidente dell’Associazione Vittime della Strage di Bologna, di ritorno a Perugia all’altezza di Campello sul Clitunno, il finestrino del tuo scompartimento, senza infrangersi, viene perforato da qualcosa che tu reputi subito un proiettile, anche se non hai udito alcun sparo. Il controllore, accorso alle tue urla, sostiene invece che potrebbe trattarsi di una biglia d’acciaio. In ogni caso né la Polfer, né il controllore, né te avete trovato il corpo del reato. Ora non vorrai mica pensare di essere stato un bersaglio dei servizi segreti deviati perché scomodo testimone? Oppure pensi che sia stata la vedova di Almirante, visto che tu accusi il defunto segretario del MSI di essersi servito del Tora Tora per provocare di fatto l’eliminazione politica di Borghese, pericoloso concorrente con il suo FN? Di sicuro Delle Chiaie, da tempo principale bersaglio dei tuoi strali, non c’entra: in quel periodo il Caccola aveva altro da fare.

FONTI

Angelo Faccia Affondate Borghese! Associazione Culturale Uno dicembre 1943, Perugia 2001

Conversazione con Angelo Faccia, Perugia 8 gennaio 2002

Conversazione telefonica con Elena Borghese, 20 giugno 2003

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Il golpe in bianco di Edgardo Sogno

edgardo-sogno

di Ben Oates

In uno dei cortei della cosiddetta Maggioranza Silenziosa movimento definito di destra o conservatore che caratterizza la prima metà degli anni Settanta – si inneggia a Edgardo Sogno perché «l’Italia ne ha bisogno». Nato a Torino nel 1915, ufficiale di cavalleria, dopo l’8 settembre entra nella brigata Franchi, la compagine della Resistenza collegata agli inglesi dove si guadagna la Medaglia d’Oro: celebre il suo audace tentativo di liberare Ferruccio Parri prigioniero delle SS nell’hotel Regina di Milano.

Negli anni Cinquanta Sogno entra in diplomazia ricevendo prestigiosi incarichi a Parigi, Buenos Aires, Washington e Rangoon, capitale della Birmania dove è ambasciatore; quelli sono anche gli anni nei quali, insieme a Luigi Cavallo, fonda l’organizzazione anticomunista Pace e Libertà e, nell’ottobre del 1956, si adopera per mettere in salvo molti profughi ungheresi, dopo che il loro Paese è stato invaso dalle truppe sovietiche.

Alla fine degli anni Sessanta rientra in Italia e, preoccupato per la piega politica che a suo dire sta pericolosamente pendendo verso un’inevitabile vittoria del PCI, nel 1971 a Milano fonda i Comitati di Resistenza Democratica ai quali partecipano alcuni suoi ex compagni della Franchi e il suo vecchio amico Randolfo Pacciardi. Nei tre anni successivi l’attività dei Comitati è caratterizzata da incontri pubblici e privati, con numerose personalità del mondo politico, economico, culturale e militare, tutti legati dall’anticomunismo e dall’antifascismo, tutti con l’obiettivo di una svolta presidenzialista di tipo gollista da attuare prima che il Paese cada nelle mani dei comunisti. Per Sogno il momento di passare dalle parole all’azione arriva nella primavera del 1974 quando, nell’arco di un paio di settimane, le Brigate Rosse rapiscono a Genova il giudice Mario Sossi e tentano la stessa cosa con lui a Milano facendo irruzione nel suo ufficio, in quel momento però deserto.

Nei progetti di Eddy, così lo chiamano affettuosamente gli amici, prende corpo l’idea di un colpo di Stato liberale, di un golpe bianco appunto, in grado di creare le condizioni per un governo guidato da Pacciardi e formato da autorevoli rappresentanti di tutte le forze politiche a eccezione naturalmente dei comunisti; nell’esecutivo Sogno sarà il ministro della Difesa. Egli contatta le più alte cariche militari del paese, comprese quelle dell’Arma dei Carabinieri come il generale Giovanni Battista Palumbo, comandante della divisione Pastrengo, il quale ritiene indispensabile un lancio di missili da parte della Marina Militare sul carcere di Alessandria dove, a suo dire, sono reclusi dei pericolosi comunisti; nel progetto c’è anche un generale in pensione, negli anni Cinquanta capo di stato maggiore della Difesa. Sogno sa di avere l’appoggio ideologico e morale delle massime cariche della Magistratura; anche importanti esponenti della corrente «gollista» della Democrazia Cristiana saranno della partita, ma solo a cose fatte.

Non succede nulla. Alla fine di agosto del 1974 Luciano Violante, giudice istruttore di Torino, emette ordine di perquisizione dell’abitazione di Sogno e poi lo incrimina per cospirazione politica, accusa sostenuta dal sostituto procuratore della Repubblica del capoluogo piemontese. Due anni dopo scatta l’arresto; Sogno rimane in prigione poco più di un mese e mezzo. Nel 1978 arriva il definitivo proscioglimento da tutte le accuse perché il fatto non sussiste.

Il golpe bianco, il colpo di mano cioè che avrebbe dovuto trasformare la nostra Repubblica sul modello di quella francese voluta da De Gaulle, non influenza per nulla la politica italiana: nel maggio del 1974, con la vittoria del fronte divorzista al referendum, inizia l’ascesa delle sinistre che continuerà inesorabile, toccando l’apice alle elezioni politiche del 1976, quando il PCI sfiora il 35 per cento dei consensi.

Charles De Gaulle si auto nominò capo del governo causando di fatto la fine della quarta repubblica e l’inizio della quinta: era la Francia del 1958. Era Charles De Gaulle.

 

FONTI

Sergio Zavoli, La notte della Repubblica, (trasmissione tv) Rai 1989

Aldo Cazzullo, Testamento di un anticomunista, Mondadori Milano 2000

Giorgio Galli, L’Italia dei golpe, convegno al Noir in Festival, Courmayeur 2004