16 Marzo 1978. La strage di via Fani.

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L’ agguato di via Fani (o strage di via Fani) fu un sanguinoso attacco terroristico compiuto da militanti delle Brigate Rosse il mattino del 16 marzo 1978 in via Mario Fani a Roma, per uccidere i componenti della scorta di Aldo Moro e sequestrare l’importante esponente politico della Democrazia Cristiana. Questo tragico fatto di sangue degli anni di piombo, portato a termine con successo dai brigatisti rossi, fu il primo atto del drammatico rapimento dell’esponente politico che si concluse dopo 55 giorni con il ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani.

Le modalità precise dell’agguato (denominato in codice all’interno delle Brigate Rosse Operazione Fritz), i dettagli operativi, le circostanze precedenti e successive all’attacco, le responsabilità, i componenti del gruppo di fuoco terroristico, l’eventuale presenza di altre componenti estranee alle Brigate Rosse o di connivenze e aiuti esterni, sono tutti aspetti della vicenda aspramente dibattuti in sede processuale, parlamentare e pubblicistica, e rimangono oggetto di discussioni e dubbi.

Ricordiamo i cinque agenti della scorta periti in quella tragica mattina di 35 anni fa.

Domenico Ricci

Nasce a San Paolo di Jesi, in provincia di Ancona, nel 1934. Abile motociclista, entra a far parte della scorta di Moro alla fine degli anni Cinquanta. Diviene il suo autista di fiducia e non lo lascia fino alla morte. Il 16 marzo 1978 si trova al posto di guida della Fiat 130 su cui viaggiava il Presidente della DC.

Oreste Leonardi

Oreste Leonardi nasce nel 1926 a Torino. Mentre frequenta il II ginnasio, Oreste rimane orfano del padre che muore durante la seconda guerra mondiale. Da quel momento decide di terminare gli studi e di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri. Dopo aver lavorato in diverse sedi, viene inviato a Viterbo. Lì diviene istruttore alla Scuola Sabotatori del Centro Militare di Paracadutismo e nel 1963 viene chiamato come guardia del corpo dell’On. Aldo Moro. Il maresciallo Leonardi era l’ombra di Moro, la sua guardia del corpo più fedele: quel 16 marzo del 1978, trovandosi nel sedile anteriore della macchina del Presidente, vicino al posto di guida, è proprio lui a compiere un tentativo estremo per proteggere Moro con il proprio corpo.

Francesco Zizzi

Francesco Zizzi, nasce a Fasano, in provincia di Brindisi, nel 1948. Entrato nella Pubblica Sicurezza nel 1972, quattro anni dopo vince il concorso per la scuola allievi sottufficiali di Nettuno. Il 16 marzo del 1978 è il suo primo giorno al servizio della scorta di Moro. Si trova nell’alfetta che precede la macchina dell’Onorevole, seduto al posto del passeggero.
Muore a trent’anni come vice brigadiere di polizia, durante il trasporto all’ospedale Gemelli di Roma.

Giulio Rivera

Giulio Rivera, nasce nel 1954 a Guglionesi, in provincia di Campobasso. Nel 1974 si arruola nella Pubblica Sicurezza e viene chiamato al servizio della scorta di Aldo Moro. Il 16 marzo si trova alla guida dell’Alfetta che precede la macchina del Presidente. Muore a 24 anni all’istante, crivellato da otto pallottole.

Raffaele Iozzino

Raffaele Iozzino nasce in provincia di Napoli, a Casola, nel 1953. Nel 1971 si arruola nella Pubblica Sicurezza, frequenta la scuola di Alessandria e viene successivamente aggregato al Viminale e quindi alla scorta dell’On. Moro. Il 16 marzo del 1978 si trova nel sedile posteriore dell’Alfetta che precede la macchina del Presidente. Muore come agente di polizia a solo 25 anni.

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10 comments

  1. In via Fani spararono anche cecchini militari dall´alto : la prova provata è il foro di proiettile nel cofano del portabagagli dell´ alfetta di scorta : non quello sulla piegatura del cofano a destra, bensì quello al centro del cofano, nella sua parte bassa, che potete veder bene qui ad esempio :

    Da 3´27´´ a 3´31´´. se fate fermo immagine a 3´27″ o 3´28″ lo vedete particolarmente bene.

    Nessuno sparatore dal piano strada, destra o sinistra o avanti o dietro o girotondo, poteva fare quel buco – a meno di non appoggiare il mitra perpendicolare sul cofano, il che è assurdo.

    Quel foro è dunque la prova che si sparò dall´alto, forse mancando proprio solo quel tiro finito nel cofano, effettuato ad auto ancora in movimento. Dunque, anche i fori dei parabrezza dell´alfetta e della 130 di Moro, sono tiri di cecchini – andati a segno stavolta.

    I famosi cecchini blue light americani, di cui parlarono Pecorelli e un ex gladiatore.

    Altro che ” brigate rosse ” …

    1. Errata corrige : quello che inizialmente mi era apparso foro di proiettile al centro del cofano in basso, è in realtà lo stemma dell´alfa romeo sull´alfetta.

      Tuttavia ciò non inficia il discorso per i fori sui parabrezza, quindi la tesi che cecchini militari abbian sparato dall´alto resta in piedi.

      1. E per giunta, un foro di proiettile sul cofano dell´alfetta di scorta c´è e come, e stavolta non ci sono dubbi :

        2´23´´ ; 2´27´´ fino a 2´30´´.

        Il filmato è di ottima qualità, nitidissimo !!! Si vede questo foro di proiettile, osservatelo bene !!!
        Esso è sul margine del cofano, appena a lato di esso, ma ben oltre e al di sopra della fiancata :

        E´ DUNQUE UN FORO IN VERTICALE O QUASI ; DUNQUE NON PUO´ ASSOLUTAMENTE ESSER FRUTTO DI SPARO DAL PIANO STRADA ; E´ CHIARAMENTE FRUTTO DI UN TIRO DALL´ALTO !!!

        Non si può fare un foro in verticale sparando in orizzontale, nemmeno col mitra alzato, a meno che non lo abbiano posizionato verticalmente al cofano, il che è assurdo !

        Se infatti fosse, quel foro, prodotto da un tiro dal piano strada, anche col mitra più alto del piano cofano e traiettoria obliqua, esso non sarebbe stato così nitido e rotondo, ma avrebbe presentato strisciatura obliqua – ne siamo certi perché è esattamente quel che è avvenuto con l´altro foro di proiettile nel cofano, sulla piegatura di esso, che potete vedere qui :

        stesso link, da 2´31´´ a 2´33´´.

        Lo stesso cecchino militare blue light che forò 3 volte il parabrezza posteriore dell´alfetta, sbagliò questo solo colpo nel cofano, anche se di poco – forse perché le auto erano ancora in movimento al momento degli spari dei cecchini.

  2. Altre prove di colpi dall´alto sono nella ricostruzione in 3d della scientifica dei colpi che raggiunsero i 5 della scorta, ricostruzione fatta qualche anno fa per l´ultima commissione Moro, osservate le direzioni e angolature dei colpi qui :

    http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

    pag.26 di 157.

    Come vedete, l´autista di Moro Domenico Ricci, alla guida della 130, viene raggiunto almeno da 1 proiettile sparato dall´alto, che gli trapassa la mandibola sinistra per fuoruscire dalla base del collo a sinistra : non è possibile che un colpo con tale traiettoria sia stato sparato dal piano strada. Questo deve dunque essere colpo sparato da cecchino posto in alto, da davanti, su qualche finestra o balcone o velivolo antistante all´incrocio Fani/Stresa. Colpo che trapassò il parabrezza anteriore della 130, come si vede benissimo dal foro su di esso in alto, che non può esser stato prodotto da sinistra o destra del piano strada. Nel servizio di frajese questo foro è inquadrato brevemente a 1´26´´ , nel link che ho dato nel commento precedente. Si continua a vedere a 1´27´´ e 1´28´´ . Ancora a 1´32´´ e 1´33´´ e 1´35´´ .

    1. Il foro verticale a margine del cofano dell´alfetta è dunque la prova provata che cecchini militari spararono dall´alto, a macchine ancora in movimento, prima che i finti brigatisti entrassero in azione per sparare ai morti e moribondi.

      Ecco perché i depistatori della scientifica, lavorando per conto dell´ultima commissione Moro, depistatrice anch´essa, fanno finta di dimenticare quel foro del cofano nella loro ricostruzione in 3D dell´agguato di via Fani !!! E similmente, ignorano pure i 3 fori nel parabrezza posteriore dell´alfetta :

      https://video.corriere.it/film-3d-sequestro-moro-spararono-solo-brigatisti/d4b9d55e-111d-11e5-b09a-9f9a058e6057

      1. No. Altro errata corrige. Il foro a margine del cofano dell´alfetta era il foro di alloggiamento dell´antenna della radiomobile dell´alfetta, che successivamente chissà perché fu smontata.
        In alcune foto di via fani del 16 marzo 78 l´antenna si vede bene.

        Tuttavia ciò non inficia la teoria dei cecchini, perché restano il foro nel parabrezza anteriore della 130, e i 3 fori a sinistra del parabrezza posteriore dell´alfetta .

  3. A questo punto appare molto plausibile che anche i 3 fori nel parabrezza posteriore dell´alfetta di scorta furono prodotti da cecchino dall´alto – è chiaro che vi erano più cecchini appostati in alto, uno dal davanti del convoglio, un altro da dietro, e assai probabilmente altri due dai lati.

    Osservate i 3 fori nel parabrezza posteriore dell´alfetta di scorta nel video di frajese linkato nel primo commento, a 3´34´´. Questi furono i colpi uno dei quali dovette prendere in testa, dall´alto, l´autista dell´alfetta Giulio Rivera, ferendolo mortalmente o uccidendolo sul colpo :

    http://fncrsi.altervista.org/Contributi_al_caso_Moro.pdf

    pag.27 di 157.

    1. http://www.italoeuropeo.com/2008/03/05/caso-moro-cap-4/

      ” Un altro sedicente gladiatore (nome in codice “Fantasmino”) ha detto che un gruppo formato da 150 militari statunitensi superaddestrati (gruppo BLUE LIGHT) operava al fine di destabilizzare l’Italia per ricondurla su posizioni più filoamericane. L’intento dei soldati USA era quello di compiere operazioni sporche da addebitare alle BR. Alcuni snipers BLUE LIGHT (cecchini) avrebbero ucciso la scorta di Moro, utilizzando armi ad altissima precisione e sparando da quattrocento metri di distanza. Dopo di che avrebbero lasciato il campo al commando brigatista comandato da M. Moretti. “Fantasmino”, le cui rivelazioni sono state fatte al giornale Unione Sarda, ha, inoltre, affermato di appartenere ad una sezione GLADIO che aveva per compito specifico quello di sopprimere fisicamente i personaggi politici italiani della “sinistra” in aperto contrasto con le posizioni occidentali della NATO. Sempre secondo lui lo Stato non poteva eliminare le BR perché contemporaneamente avrebbe dovuto denunciare il comportamento sovversivo delle forze americane BLUE LIGHT dislocate in Italia. “

      1. https://dibattitonews.com/2017/10/08/moro-fu-davvero-rapito-dalle-brigate-rosse/

        ” Pecorelli dimostra, attraverso i suoi scritti, di sapere anche bene da chi era composto il commando dell’agguato di via Fani, infatti, durante il sequestro del Presidente DC, su OP scrive:

        “Aspettiamoci il peggio, gli autori della strage di via Fani e del sequestro di Aldo Moro sono dei professionisti addestrati in scuole di guerra del massimo livello. I killer mandati all’assalto dell’auto del presidente potrebbero invece essere manovalanza reclutata su piazza. È un particolare da tenere a mente”. Eccolo il particolare da tenere a mente: In via Fani vi erano manovalanza di piazza e professionisti. Ovvero: brigatisti e… chi altro?”

        Le brigate rosse….un motorino.

        Dopo l’uccisione di Aldo Moro Pecorelli pare sapere anche che le brigate rosse non sono altro che il braccio armato di ben più alta organizzazione e scrive:

        «le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la corre­zione della rotta dell’astronave Italia” “

  4. Considerate che Moro stando alla versione ufficiale, era seduto dietro Ricci : dunque quella pallottola che trafisse Ricci avrebbe potuto ucciderlo : questo prova dunque anche, che Moro non poteva essere in via Fani al momento della strage – se davvero volevano prenderlo vivo.

    Moro fu rapito prima, tra casa sua e via Fani, come già Solange Manfredi disse pubblicamente per prima, che io sappia, nel 2008.

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