Quando “sacrificio” fa rima con “autolesionismo”. L’esempio dell’IMU.

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Le banche italiane hanno sempre erogato credito sulla base di garanzie ritenute (ultra)sicure, mobiliari o immobiliari. Le prime consistono sostanzialmente in pegni su titoli azionari; così facendo la banca individua nell’investimento azionario del cliente la garanzia del credito erogato. Detto in altri termini il possessore dei titoli autorizza l’istituto finanziario che gli ha prestato i soldi a vendere in qualsiasi momento le azioni o le obbligazioni detenute. La parte più importante del credito, però, viene in Italia erogata sulla base di garanzie immobiliari, essendo poco diffuso l’investimento in titoli azionari; la proprietà immobiliare è da noi particolarmente diffusa, dato che circa l’80% delle famiglie vive in case di proprietà (percentuale inimmaginabile in qualsiasi altra parte del mondo). D’altronde lo stesso investimento nel “mattone” è sempre stato da tutti consigliato – proprio per il “valore duraturo” – contrariamente alla “volatilità” dell’investimento azionario. Insomma, gli stessi istituti di credito hanno sempre privilegiato l’erogazione dei mutui con garanzia ipotecaria. Naturalmente con l’introduzione dell’IMU la situazione è cambiata e si è registrata una contrazione del valore degli immobili e di conseguenza una maggiore difficoltà per famiglie ed imprese nell’accesso al credito tramite i canali tradizionali. Tutto questo in una situazione già piuttosto critica, di stretta creditizia, pur senza gli ulteriori interventi recessivi da parte del governo (etichettati come “Salva Italia“).

Sull’IMU (l’imposta municipale propria) si è scatenata, come spesso accade in Italia, una battaglia ideologica sulla pelle dei cittadini. Si è, per esempio, sostenuto che ad introdurre il nuovo balzello fosse stato il precedente governo Berlusconi – Tremonti nel 2011. Naturalmente si tratta di una affermazione solo in parte vera. Difatti il d.lgs 23/2011 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 2011) stabiliva che la nuova imposta dovesse essere introdotta non prima del 2014  e limitatamente agli immobili diversi dall’abitazione principale. Il successivo governo Monti, poi, sulla spinta dell’emergenza, ha introdotto un’imposta del tutto nuova (che sfruttava furbescamente il nome della precedente “prevista” da Tremonti) ponendola all’interno della manovra cosiddetta “Salva Italia”. Di fatto si tratta di una nuova ICI potenziata. In un dibattito smaccatamente ideologico pochi si sono posti delle domande circa l’impatto di questa imposta. Lo Stato, con l’IMU, prevede di incassare 9 miliardi di euro. I comuni quasi 13. Il Censis stima che l’IMU produrrà una perdita del valore immobiliare tra il 20 ed il 50% (percentuali delle quali tutti sono a conoscenza). Questo significa che se si stima in 4000 miliardi il patrimonio immobiliare privato e pubblico (prima dell’IMU) la perdita di valore di questo stesso patrimonio oscilla tra gli 800 e i 2000 miliardi di euro. Tutto questo per incassare 22 miliardi l’anno che andranno a Stato e comuni (fatta salva la possibilità per questi ultimi di aumentare l’aliquota). Insomma, se il debito pubblico italiano è pari a poco meno di 2 mila miliardi di euro la sola IMU ha creato una perdita secca di ricchezza per pubblico e privati quantificabile in un 40% dello stesso debito pubblico (secondo la stima più benevola), senza diminuire minimamente quest’ultimo ed aggravando il famoso rapporto tra debito dello Stato e valore del patrimonio privato sul quale si è sempre insistito per distinguere la situazione italiana da quella di altri Paesi (vedi Grecia e Spagna). Con l’IMU il governo tecnico ha colpito l’unico lato forte della situazione finanziaria dell’Italia: il buon rapporto tra debito pubblico e patrimonio immobiliare pubblico e privato. Inoltre l’introduzione dell’IMU sollecita alcune riflessioni interessanti:

1) l’imposta municipale propria rende più difficile e meno fruttuosa la dismissione del patrimonio immobiliaredello Stato ai fini della riduzione del debito pubblico.

2) Taglia drasticamente il valore delle garanzie immobiliari prestate da imprese e privati cittadini alle banche ai fini dell’erogazione del credito. Questo aggrava la situazione delle imprese in una situazione già di stretta creditizia, rendendo per l’appunto il credito ancora più difficile e costoso.

3) Deprime il mercato immobiliare ed il settore edile, già in crisi, di solito considerato “volano” per la ripresa.

Insomma, sarà forse per meriti come questi che si prevede un bis di Mario Montialla guida del governo o peggio una sua elezione al massimo laticlavio?

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2 comments

  1. Parlo da addetto ai lavori.

    Quando c’era l’ICI sia sulla prima che sulla seconda casa non mi pare che ci fossero problematiche particolari per il mercato immobiliare, anzi mi pare che fosse un gran periodo per tutti coloro che operavano nell’immobiliare.

    Questo per dire che l’IMU, che come tutte le tasse non gode di grandi favori (in modo particolare sulla prima casa, dove peraltro e’ assai poco pervasiva) non c’entra nulla con la crisi di un mercato drogato da anni, con nefandezze quali i mutui al 120% che convenivano a tutti e le cui conseguenze oggi le pagano le persone che vorrebbero comprar casa ma vengono respinti dal sistema bancario

  2. IMU colpevole?
    Allora abbiamo una bolla immobiliare basata su una esplosione edilizia specie negli anni 2000-2009 che ha distrutto definitivamente milioni di ettari di territorio, il settore primario, massacrato il sistema turistico distruggendo sistematicamente i paesaggi e gli equilibri del Belpaese. distruzione di tutti gli altri settori econmomici che non hanno avuto i tassi di reddività parassiari patologicamente elevati. Il tumore edilizio ha prodotto milioni di edifici vuoti di pessima qualità e ora inutilizzati e invenduti.
    La ricchezza “creata” dal nulla in realtà è stata propri il contrario, un impoverimento generale e la distruzione dell’economia che produce e riproduce ricchezza anno per anno.
    Basta il soffio dell’IMU per averla fatta sgonfiare questa bolla?
    Meglio così.
    La farina del diavolo finisce in crusca.

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