In difesa degli anni 80 (quelli di Craxi).

ImmagineGli anni 80 sono sempre stati bersaglio privilegiato di ben orchestrate campagne demonizzatrici. In realtà i cosiddetti anni di plastica rappresentano, nel pessimismo e nella mediocrità attuali, l’ultimo periodo davvero interessante per l’Italia (e non solo).

C’è poco da stupirsi se, parlando con chi li ha vissuti, si noti spesso un certo rimpianto. Parlo di gente “comune”, non di intellettuali o giornalisti impegnati. Forse tutto ciò è dovuto al ricordo di una giovinezza ormai andata, alla naturale malinconia per amori finiti o amicizie perdute o per un mondo che allora pareva essere pieno di opportunità. Basta un certo film, una canzone di quel periodo per partire con i ricordi. In tutto ciò la politica o l’ideologia non hanno diritto di cittadinanza.

Se valutiamo la situazione dell’Italia all’indomani della fine degli anni ’70 non ci vuole molto a capire come il nuovo decennio abbia rappresentato una vera e propria svolta negli usi, nei costumi e nell’economia. Alcuni hanno parlato di cambiamento antropologico degli italiani, “drogati” dalle tv commerciali: dico subito che non condivido questa interpretazione. La tv italiana, davvero dannosa, comincia con Non è la Rai (1991). Da lì inizia lo schifo, la cosiddetta tv spazzatura.

Rimpiangere il bianco e nero (non solo sotto il profilo cromatico) degli anni ’70, così come discutere la possibilità che operatori privati potessero inserirsi in un mercato come quello televisivo, aveva ed ha certamente un qualcosa di antistorico. Semmai si è (dolosamente) sbagliato nel non consentire al mercato di acquisire una normale e funzionante natura pluralistica, optando per il sostanziale duopolio che conosciamo.

Il colore arriva in Italia solo nel 1977 (molto in ritardo rispetto ai principali Paesi europei) per il capriccio di politici che ritenevano la tv a colori un lusso“un incentivo alle spese voluttuarie”.(1)

L’avvento delle tv commerciali avviene molto dopo l’introduzione delle trasmissioni a colori, in nettissimo ritardo anche rispetto al diffondersi delle cosiddette radio libere. Quando ci si riferisce alla tv privata degli anni 80 si parla di un qualcosa di ingenuo, innocuo (si pensi a Drive In, a Striscia la notizia, a Telemike) capace di tranquillizzare un’Italia reduce dagli anni di piombo.

Le tv commerciali, negli anni 80, contribuiscono certamente  alla sconfitta dei terroristi. Basta guardare quella tv per capire che il loro tempo era passato, che non avrebbero mai potuto vincere.

Negli anni 80, in Italia e non solo, c’era ancora creatività e soprattutto molta voglia di vivere. Perdurava un cinema con buoni numeri (pur in un contesto di irreversibile crisi dei cosiddetti “generi” capaci di arricchire i produttori durante tutti i ’70): si pensi a film come La città delle donne, E la nave va, Ginger e Fred, La terrazza, Bianca, La messa è finita, Il minestrone, La notte di san Lorenzo, Tre fratelli, C’era una volta in america, L’ultimo imperatore, Ricomincio da tre, Non ci resta che piangere, Compagni di scuola, Speriamo che sia femmina, Borotalco, Il piccolo diavolo, Nuovo cinema Paradiso, Il camorrista e tanti altri. Grasso che cola, considerati gli standard attuali. Nel campo della musica, della letteratura o del giornalismo, poi, erano ancora vivi ed ispirati molti dei Grandi (qui risparmio l’elenco).

Insomma, durante gli anni del Riflusso tutta la società italiana si sveglia dal torpore (non certo politico) e dalle paure del decennio passato. (2)

Politicamente gli ’80 sono gli anni di Craxi e dei socialisti.

Non voglio porre in essere capziose distinzioni o rispolverare atteggiamenti assolutori. Non userò il “tutti-colpevoli-nessun-colpevole” che spesso irrompe quando si parla dei socialisti e del loro Lider Maximo. Mi limito ad osservare che, al netto di tutto ciò che sappiamo, Craxi è stata l’ultima figura (non figurina) politica di rilievo in un Paese capace ancora di esprimere qualcosa di interessante.

Alcuni dati per chiarire cosa siano stati i tanto vituperati anni del craxismo:

– Nell’84 il Governo italiano firma il nuovo Concordato con la Chiesa cattolica, stavolta privo del vetusto riferimento al  “cattolicesimo quale religione di Stato”. Viene abolita la cosiddetta congrua (ovvero una sorta di stipendio mensile che lo Stato passava ai parroci). Infine si istituisce  l’8 per mille per la Chiesa cattolica (e le altre religioni) oltre all’insegnamento facoltativo del cattolicesimo nelle scuole.

– Si realizza il contestato taglio della scala mobile (meccanismo capace di legare gli stipendi al correre dell’inflazione). Di fatto si spacca l’unità sindacale (con la firma di CISL e UIL). La CIGL alza le barricate sostenendo assieme al PCI una durissima battaglia politica contro il provvedimento. Il fronte comunista raccoglie le firme per un referendum abrogativo ma inaspettatamente i cittadini confermano il taglio alla scala mobile. Si tratta di una grande vittoria politica di Craxi capace di mettere la “faccia” durante la dura campagna referendaria.

– L’inflazione (a due cifre) viene abbattuta e passa dal 14,7 al 5,8 (grazie anche al già citato taglio della scala mobile). Lo sviluppo della economia italiana conosce tassi di crescita secondi solo al Giappone (cosa che porta al celebre “sorpasso” ai danni della Gran Bretagna di Margaret Thatcher).

– Viene inaugurata una sorta di “battaglia” contro gli evasori fiscali: sembra strano ma proprio sotto il governo Craxi si introduce per gli esercizi commerciali l’obbligo di dotarsi di un registratore di cassa (e di emettere lo scontrino fiscale).

– Craxi interviene contro la nomina a vita di Enrico Cuccia a capo di Mediobanca (con tutti i giornali a descrivere la querelle come una “ingerenza” del Governo nell’economia).  Il consiglio di amministrazione di Mediobanca vota comunque Cuccia come presidente onorario, di fatto “aggirando” l’ostacolo.

– In politica estera l’operato di Craxi è orientato ad un rafforzamento del processo di integrazione europea (non dimentichiamo che il trattato di Maastricht viene firmato nel ’92 dall’allora ministro degli esteri socialista Gianni De Michelis) e da un conseguente “smarcamento” dalla protezione americana (basti pensare ai fatti di Sigonella e agli spregiudicati rapporti con i palestinesi, che riconfermano una politica risalente ai tempi di Aldo Moro). La critica al mondo anglosassone si manifesta anche nell’appoggio all’Argentina durante la guerra delle Falklands/Malvinas. Importante fu inoltre la posizione italiana rispetto al passaggio di poteri in Tunisia: le pessime condizioni di salute del “padre della Patria” Bourguiba spinge la Francia a “teleguidare” la crisi con un proprio candidato ma il tutto viene vanificato dal colpo di stato di Ben Alì (a sua volta recentemente spodestato proprio all’inizio delle rivolte arabe della scorsa primavera) sostenuto dall’Italia e da Craxi. L’appoggio dell’Italia è determinante per il successo della operazione che spiazza i francesi.

Negli anni 80 la Fiat è la più importante casa automobilistica europea assieme alla Volkswagen, in relazione al numero di veicoli prodotti e alla quota di mercato. Oggi il confronto sarebbe imbarazzante. Come sistema Paese potevamo ancora contare sulla grande industria, certamente in mani statali e dunque con fortissime ingerenze politiche. Non risulta però che dopo le svendite/privatizzazioni iniziate nel ’92 la competitività della nostra economia sia migliorata o che i costi e le tariffe per i consumatori siano calati…

E il debito pubblico dell’era Craxi? Cresceva ma in un contesto economico molto positivo e comunque non agli stessi livelli dei governi “tecnici” del periodo 92-94 (3), chiamati – come oggi – per realizzare la svendita di alcuni asset e salvare i conti pubblici.

Link:

(1) Anni Settanta, quando la Rai aveva paura del colore

(2) 1980 L\’ anno del Riflusso ci ha reso moderni

(3) Dati macroeconomici italiani

Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...