Privatizzazioni e svendite: una storia del 1992.

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<<Ma perché quasi tutti gli incarichi relativi alle privatizzazioni sono stati affidati a operatori stranieri? Talvolta queste società non hanno nemmeno una struttura in Italia e so che alcune di esse subappaltano studi che dovrebbero realizzare in proprio. Come Sopaf non ci sentiamo discriminati ma come categoria di Banche d’Affari italiane sì>>.

A scagliare queste pacate accuse, nel 1992, fu Jody Vender noto finanziere milanese a capo della Sopaf,  merchant bank con interessi in svariate parti del mondo. Peccato però che nessun membro dell’allora governo presieduto da Giuliano Amato avesse ritenuto di coinvolgere la sua creatura nel processo di privatizzazione avviato proprio agli inizi degli anni 90 in Italia. Una situazione, quella di Vender, che accomunò tanti altri operatori nazionali scavalcati da concorrenti stranieri con procedure perlopiù ignote.

La posta in palio, peraltro, era piuttosto importante dato che le privatizzazioni delle imprese a partecipazione statale promettevano liquidità rilevante anche per i mediatori (stranieri).

Si pensi alla privatizzazione del Credito Italiano affidata alla merchant bank statunitense Merrill Linch. (1) In ambienti finanziari si urlava a chiare lettere come la Merrill non possedesse alcuna esperienza in operazioni di privatizzazione bancaria. Non deponeva inoltre a suo favore il coinvolgimento nella cosiddetta Pizza Connection che ha poi portato al processo contro la famiglia mafiosa dei Bonanno (2). Ma la Merrill avrebbe usato un asso nella manica: accettare l’incarico ad un prezzo stracciato rispetto agli altri concorrenti. Un caso di dumping, insomma.

Più o meno simile fu la vicenda dell’Ina, la cui valutazione venne affidata alla britannica Baring (in tempi lontani considerata “uno dei sei grandi poteri d’Europa”) ma all’inizio dei ’90 in cerca di rilancio data l’immagine un po’ appannata (non a caso fallirà pochi anni dopo).

Ma il caso che di certo ha maggiormente stupito gli osservatori è stato quello dell’affidamento della vendita di Cirio-Bertolli-De Rica-Italgel all’americana Wasserstein Perrella. La Wasserstein non aveva alcuna sede in Italia, tanto è vero che fornì agli operatori solo i recapiti di Londra e New York. Di certo, già da allora, si sapeva bene come la Wasserstein avesse curato una sola operazione di privatizzazione, quella della vendita di una quota della Pai alla Unichips, ma con procedure che suscitarono le proteste di una candidata all’acquisto (la United Biscuits capace dal canto suo di mettere a repentaglio il buon esito della operazione). (3) Ma allora come mai venne affidata a questa banca di ridotte dimensioni una operazione tanto importante? Al tempo si focalizzò l’attenzione sul fatto che, per qualche tempo, consulente della stessa banca fosse stato uno dei ministri del governo Amato. Ma è possibile ipotizzare anche che gli uomini della banca stessero riscuotendo vecchi crediti quando lavoravano per la First Boston. A metà anni ‘ 80 avevano in pratica portato a termine la cessione dell’Alfa Romeo alla Ford quando l’operazione andò a monte perché l’IRI (a presidenza Prodi) scelse di vendere alla Fiat (per una cifra inferiore per di più “spalmata” nel tempo). Infatti la Wasserstein avrà poi l’incarico di vendere l’ Esaote Biomedica, gruppo Finmeccanica, quasi a titolo di “risarcimento danni”.

Un altro interessante caso fu quello dell’affidamento alla Goldman Sachs della preparazione delle quotazioni di Agip e Snam. (4) La Goldman si accanì pochi mesi prima in manovre speculative contro la lira ma questo fatto non impedì alla merchant bank americana di ottenere incarichi tanto rilevanti per conto del Governo italiano. Della banca d’affari americana era senior partner Romano Prodi. Inoltre il suo co-presidente Robert Rubin venne nominato da Bill Clinton Segretario al Tesoro. E si vociferò che la mediazione della Goldman fosse stata suggerita al nostro Governo da ambienti prossimi alla regina Elisabetta d’Inghilterra in persona (durante l’ormai celebre riunione di banchieri e boiardi di stato italiani a bordo del Britannia).

Come consulente dell’Agip Petroli venne scelta invece la Salomon Brothers (il suo presidente Warren Buffet fu consigliere di Bush senior). Buffet era il principale azionista del Washington Post e della rete televisiva Abc capaci di distinguersi in durissimi attacchi contro l’Italia. Attacchi che però non impedirono agli emissari Salomon di essere invitati a bordo dello yacht della Regina d’Inghilterra (appunto il Britannia) che “per caso” giungeva nelle nostre acque territoriali.

Nel Britannia, oltre agli uomini Salomon, erano presenti gli esponenti di banche d’affari poi affidatarie degli incarichi relativi alle privatizzazioni e molti vertici direttivi delle società da privatizzare. Presenti, inoltre, anche alti esponenti della burocrazia italiana come l’allora direttore generale del tesoro Mario Draghi.

La cosa grave è che all’interno del Britannia (giugno ’92) si sia affrontato il tema delle privatizzazioni da attuare in Italia prima ancora che il Parlamento ed il Governo considerassero la questione. E guarda caso proprio alla vigilia della tempesta monetaria che da lì a poco (autunno ’92) si scatenerà contro la lira, portando il marco alla soglia delle mille lire ed il dollaro oltre quella delle 1600. Quotazioni fino a poco tempo prima giudicate impossibili da tutti gli operatori e risultate poi molto vantaggiose per gli acquirenti stranieri dei nostri “gioielli” di famiglia.

Note:

(1) C’è da precisare come dopo l’arresto di Nobili (successore di Romano Prodi alla guida dell’Iri) la gestione della privatizzazione del Credito Italiano sia passata da Merrill a Goldman Sachs (che poi avrebbe provveduto a vendere la banca per un prezzo assai inferiore rispetto a quello individuato originariamente da Merrill).

(2) La Lugano Connection.

(3) UNITED BISCUITS denuncia: irregolare la vendita delle patatine alla SAN CARLO

(4)  L\’ ingresso in Borsa di Agip e Snam.

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