L’eredità dilapidata di Ilona e Moana

Negli ultimi tempi numerosi operatori del cinema a luci rosse hanno evidenziato una crisi del settore analoga a quella di altri contesti produttivi in Italia. La colpa sarebbe addebitabile ad internet che, con la grande disponibilità di siti gratuiti avrebbe reso di fatto antieconomica la produzione – vecchio stile – di filmati porno. Da qui la fuga di alcune nostre “glorie” nazionali (Rocco Siffredi, in primis) verso l’est europeo. Con l’avvento della crisi sarebbero quindi emerse tutte le disutilità tipiche del semi-dilettantistico mondo del porno italiano. In realtà se andiamo a considerare altri contesti, come quello americano, il porno pare non essere in declino. L’industria dell’hard statunitense, concentrata nella San Ferdinando Valley, a ridosso di Hollywood, secondo le stime della prestigiosa rivista Fortune, è accreditata di un giro d’affari di 21 miliardi di dollari per il 2012. Business Week individua negli smartphone, nei tablet, e nella banda larga i principali motivi di espansione del settore. Una ascesa irresistibile grazie anche al contributo fornito dai Paesi del cosiddetto BRIC nel campo degli abbonamenti a siti specializzati (cresciuti del 120% rispetto al 2008). Ciclicamente l’industria a luci rosse statunitense viene bloccata da qualche caso di malattia sessualmente trasmissibile, emerso grazie ai rigorosi controlli; l’ultimo episodio ha visto protagonista la sifilide, con conseguente, temporanea, interruzione della produzione. Quindi negli USA la crisi non c’è proprio grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie capaci di allargare il mercato. Da registrare poi i fenomeni “migratori” dal porno al cinema “serio” o addirittura gli endorsement politici, con conseguenti congrue donazioni; si pensi a Sasha Grey, giovane icona del porno USA, passata con egregi risultati al cosiddetto cinema d’autore o a Jenna Jameson che, con il re del porno Larry Flynt, ha dato il proprio sostegno al candidato repubblicano Mitt Romney. Tutto questo è possibile in una realtà legalizzata, dove le tasse vengono pagate ed i controlli sanitari rigorosi. Al contrario le difficoltà del nostro porno sono dovute proprio a ciò che gli stessi operatori coinvolti denunciano: l’improvvisazione e la mancanza di figure carismatiche. La crisi del porno italico dunque è prima di tutto “morale”, di competenze e idee. Il porno non viene più diffuso dall’alto, in maniera “verticale”, tramite il consueto rapporto produttore-consumatore, con il primo che gestisce il quantum, sia in termini di produzione che di prezzo, ma si è come “spalmato” nella società; l’utilizzo degli ultimi ritrovati tecnici (videocamere digitali e informatica applicata ad internet) ha portato ad una diffusione “amatoriale” del prodotto pornografico.

Oggi tutti possono fare e distribuire pornografia; la diffusione è “orizzontale”, frutto di uno passaggio da produttore amatoriale a consumatore. Non è un caso che il genere più richiesto sia proprio quello a carattere “casalingo”, dove l’atto sessuale non è condizionato ma in presa diretta. La pornografia non è in crisi: è in crisi il cinema porno italiano. E’ ampiamente finita l’epoca delle forti individualità – Moana e Cicciolina su tutte – e del “genio” imprenditorial-mediatico di Riccardo Schicchi. Senza dimenticare l’apporto tecnico di registi “all’antica” come Joe D’Amato che hanno avuto una lunga carriera nel cinema degli anni 70. Ed è finita l’era delle provocazioni, della critica alle ipocrisie della società italiana, semplicemente perché le nuove leve non sono all’altezza di poter “ordire” nulla di provocatorio, nonostante le condizioni sociali e politiche ideali. L’Italia di oggi non è certamente migliore di quella degli anni 80 quando Cicciolina veniva eletta nelle file dei Radicali o fondava – con Moana – il cosiddetto partito dell’Amore. La Staller fu capace di prendere 20 mila preferenze nel 1987, e di essere seconda – per numero di voti – al solo Pannella. La candidatura non fu frutto del caso ma, come spiegò la stessa pornostar durante uno dei fili diretti organizzati da Radio Radicale, il risultato di una “affinità elettiva”: i radicali venivano definiti “trasgressivi” e capaci, nonostante l’esiguo numero, di farsi portatori di tesi rivoluzionarie, “eversive”, in un’Italia ancora terribilmente bigotta e ipocrita come quella degli anni 70/80.Basterebbe leggere alcuni interventi di Cicciolina a Montecitorio. Rivolgendosi agli altri deputati, ed in particolar modo a “cicciolino Andreotti”, denunciava 25 anni prima di Grillo la ripetitività delle formule di governo: “C’è sempre Gava, c’è sempre Mammì, c’è sempre cicciolino Andreotti. Siete sempre gli stessi, e la cosa più grave è che anche i problemi sono sempre gli stessi, ma voi fate finta di niente e continuate a chiedere voti. Gli anni passano e le vostre facce restano. Le facce di chi avrebbe potuto fare e non ha mai dato, di chi è sempre stato sospettato ma non è mai stato condannato, di chi si fa schiaffeggiare con finta tolleranza, di chi ha sempre promesso e non ha mai mantenuto”. Cicciolina e Moana (in politica) sono state viste come una sorta di antropoformizzazione del malcostume e della corruzione italiana. Relativamente a Moana c’è poi stato un disgustoso processo di canonizzazione post mortem, che non ha colto la capacità di rottura del personaggio. Moana era donna intelligente, relativamente colta, capace di parlare un buon italiano, terribilmente fredda sul set ed è forse anche vero che abbia fatto più pubblicità a se stessa che al porno. Ma è indubbio il suo ruolo nello sdoganamento della pornografia e in una, purtroppo, non compiuta mutazione dei costumi.

Peccato che l’eredità “rivoluzionaria” di Moana e Cicciolina sia stata dilapidata dalle cosiddette “eredi”, le quali, per egoismo o evidenti limiti propri, non sono riuscite ad andare oltre la rappresentazione filmata dell’atto sessuale (venendo in questo spesso scavalcate dalle più disinibite colleghe dell’est). Non a caso tutte coloro che si sono cimentate in campi estranei al porno hanno fallito. Basti pensare a Milly D’Abbraccio o Luana Borgia, che in tempi recenti hanno tentato l’ingresso in politica salvo poi essere costrette ad una precipitosa ritirata fino ai limiti dell’escorting. Moana voleva diventare famosa e lasciare un segno: si può dire che ce l’abbia fatta, nonostante la morte prematura, senza avere il tempo lei stessa di capire cosa avrebbe fatto “da grande”. Di sicuro pare difficile vederla nei panni di escort o tenutaria di club privè al pari di quelle colleghe che il giorno dopo la sua morte già pensavano di poterne prendere il posto nel cuore degli italiani.

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7 comments

  1. il porno è in crisi per via di internet. altro non c'è dia dire. ci sono ottime pornostar oggi (citi Sasha Grey, ma penso a Stoya Doll, Lisa Ann, Julia Ann, Phoenix Marie e potrei andare avanti) che non hanno nulla da invidiare alle glorie di un tempo. i loro dvd, anche negli states, vendono però poche migliaia di copie (quando va bene), arrotondono (alla grande peraltro) facendo le escort. un mio amico è innamorato di una pornostar italiana di serie C. c'è andato più volte, ogni volta 500 euro… insomma, ci siamo capiti…

  2. Ma il mercato dell'hard USA è dato in minima parte dai DVD. Io invece sostengo che in Italia è in crisi il porno ma non la pornografia. E che in Italia nessuna ha preso il testimone di Moana e Cicciolina (fuori dal set).

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