Stryx (varietà televisivo, 1978).

Stryx è stato un varietà televisivo settimanale in sei puntate, trasmesso dalla RAI la domenica sera dal 15 ottobre al 26 novembre 1978 (una settima puntata fu registrata, ma mai trasmessa).

Trasmissione tanto innovativa quanto controversa, Stryx nasce nel periodo successivo alla riforma della RAI del 1975, quando – complice il neonato standard PAL, introdotto nel gennaio 1977, e la lottizzazione conseguente alla dipendenza dal Parlamento e non più dal Governo – il servizio pubblico si può ancora permettere una certa sperimentazione e una marcata esplorazione di nuovi linguaggi di comunicazione, contrapponendo al rigore conservatore rappresentato dal Primo Canale democristiano (oggi Rai Uno) la provocazione culturale del Secondo, progressista (oggi Rai 2). Stryx viene concepita quindi in un contesto culturale di assoluta libertà espressiva, soprattutto culturale e sessuale, offerta dal Secondo Canale e perfettamente interpretata dal regista Enzo Trapani dando vita ad un concept-show da contrapporre al palinsesto tradizionalista della Rete ammiraglia.

Il gruppo di produzione, composto da Alberto Testa, Carla Vistarini e dallo stesso Trapani elabora un progetto decisamente provocatorio creato attorno al binomio satanismo-erotismo, costruito dopo attenti studi sulla tradizione medievale, sulla superstizione, sui culti pagani paneuropei e messo in scena per mezzo di scenografie di grande impatto visivo (opera di Ennio Di Maio), costumi ricchi e sgargianti (creati da Gianna Sgarbossa) spesso alternati a velate o addirittura ostentate nudità, effetti visivi di forte impatto e personaggi di grande talento, perfettamente selezionati ed adeguati al ruolo da interpretare (alcuni di essi all’esordio di una successiva e fortunata carriera); tutto questo viene contestualizzato all’interno di un ambito occulto e pagano, nel quale predomina un divertito satanismo, il culto orgiastico, l’eccesso cinetico e cromatico, l’esposizione fisica della bellezza femminile. In particolare, la scelta degli interpreti appare assolutamente straordinaria e coerente con la filosofia della trasmissione, alternando cantanti dalla forte ambiguità sessuale (Grace Jones, Amanda Lear o Anna Oxa in pieno periodo androgino) a interpreti sofisticate (Patty Pravo, Mia Martini) o sensuali ed esotiche (Gal Costa, Asha Puthli) e facendo coesistere auliche e lievi sonorità medievali (offerte da un giovanissimo Angelo Branduardi) con i massimi esponenti del cosmo sound allora in voga (Rockets); all’antro caotico di Stryx non mancano comunque una protagonista deliziosa e materna quale è Ombretta Colli nel ruolo di Ludmilla, fattucchiera svampita dallo spiccato accento bolognese e incapace di trasformare correttamente in principe il rospo Franz (ottenendo sempre risultati diversi, come un pompiere o un ragioniere, interpretati da Walter Valdi), un abilissimo mimo (il giapponese Hal Yamanouchi) e un esperto napoletano di superstizione e malocchio (Gianni Cajafa) che suggerisce ai telespettatori come interpretare le carte, i fondi di caffè e come scacciare la maledizione. A tale proposito, Trapani decide di far esibire la Martini mentre viene accompagnata ad una sorta di rogo (chiara allusione all’infausta leggenda che ha sempre accompagnato la straordinaria artista).

La struttura della trasmissione prevede la doverosa premessa che è «tutto sacrosantamente documentato» e l’annuncio «Signori, il diavolo!»; successivamente avviene la pomposa presentazione al pubblico di «Lucifero, Imperatore» e di «Belzebù, Principe» e una lunga passerella di streghe, sacerdotesse, ancelle e satanassi, protagonisti comprimari del programma. Nel corpo di ballo della sigla non mancano, oltre a ballerine a seno nudo, donne travestite da gatta (palese allusione sessuale), danze dei sette veli con mani protese dal pavimento a spogliare progressivamente la protagonista (che, in questo caso, era una giovanissima ed allora sconosciuta Barbara D’Urso) e ragazze seminude ironicamente torturate, ingabbiate e arse vive. Il tutto condito, con gaudio allegorico, da figure inquisitorie, maschere tradizionali, numerosi animali reali (gatti, cani, pappagalli, anatre, galli da combattimento, pavoni, falchi, leonesse, scimpanzé) e mimica che spesso ricorda il rapporto carnale. Quindi il programma, nei settanta minuti di durata, si svolge frenetico e ipnotico tra esibizioni musicali, balli sabbatici, rituali magici, baccanali, declamazioni in italiano arcaico o – addirittura – in latino e suggestioni medievali di incredibile impatto sonoro e visivo.

Dal punto di vista della tecnologia disponibile all’epoca, viene fatto massiccio uso di luci stroboscopiche, degli effluvi del ghiaccio secco (effetti mutuati dal fenomeno discomusic) e del chromakey, attraverso il quale molti personaggi vengono sovrapposti a fondali graficamente molto elaborati, coerenti alla narrazione o all’esibizione in corso. Inoltre l’ambientazione orgiastica – per certi versi sabbatica, o addirittura satanica – permette al regista il libero uso di corpi nudi, costumi sgargianti e orpelli perfettamente adeguati alle possibilità cromatiche offerte dai nuovi televisori utilizzati del pubblico.
Protagonisti

Tony Renis – Philoconduttore
Angelo Branduardi – Folletto
Grace Jones – Rumstryx
Gal Costa – Stryx Do Brasil
Asha Puthli – Indian Stryx
Amanda Lear – Sexy Stryx
Patty Pravo – Subliminal Stryx
Mia Martini – Gipsy Stryx
Ombretta Colli – Ludmilla, strega alla camomilla
Walter Valdi – il rospo Franz
Rockets – Cosmodiavoli
Anna Oxa – Stereo Stryx
Gianni Cajafa – Furcas, Console Anti-fattura
Bruno Fusco – primo ballerino

Stryx venne sospeso con una puntata di anticipo, sia a causa di feroci polemiche – sviluppatesi all’interno della stessa RAI – scatenate dall’audacia dei temi trattati, sia dalle numerose telefonate di protesta dei telespettatori ai centralini dell’azienda, turbati dal clima diabolico e dall’ostentazione del nudo femminile: si andava infatti dai sacrifici umani (delle vergini) al seno nudo di numerose ballerine (fra le quali, nella sigla iniziale, la già citata Barbara D’Urso), ad un dichiarato (ma palesemente ironico) culto pagano per i folletti e i demoni. Paradossalmente, quindi, la trasmissione deve il proprio successo (e l’indelebile ricordo tra gli appassionati) all’incredibile innovazione visiva e culturale introdotta nel palinsesto di allora, comunque già caratterizzato da inediti utilizzi del mezzo televisivo ed interessanti tentativi di sperimentazione (L’altra domenica, Odeon. Tutto quanto fa spettacolo, Non stop, etc.).

Enzo Trapani riproporrà un anno dopo un format simile, C’era due volte, all’interno del quale Ilona Staller narra le favole più famose aggiungendo, però, un finale inedito e rivoluzionario (il principe di Cenerentola sposa una delle due sorellastre, il cavaliere de La bella addormentata nel bosco beve la pozione e si addormenta al fianco dell’amata, etc.). Trapani, quindi, persevera nella sperimentazione e nell’elaborazione di temi onirici e fantasiosi, aggiungendo quel tocco personale di provocazione audace già mostrato in Stryx: anche in questo caso, complice l’utilizzo della Staller, il programma scatena polemiche e conflitti in RAI tanto da ritardarne prima la messa in onda, poi da causarne un’altra interruzione anticipata.

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