Alle origini del cinema porno in Italia


Sesso Nero, Joe D'amato, le origini del cinema porno in Italia

L’anno di riferimento per il cinema pornografico in Italia può essere orientativamente identificato nel 1978. Il problema di trovare personale disposto a lavorare nel settore non si pone nemmeno nel contesto di grave crisi che la cinematografia italiana attraversa verso la fine degli anni 70; anzi si può certamente credere che molte centinaia di persone tra registi, truccatori, attori ed operatori di vario genere abbiano potuto “tirare” avanti per diversi anni grazie al porno, considerando quella che ai tempi era la ben nota “permeabilità” tra il cinema “normale” e l’hard. Basti pensare ad Aristide Massaccesi (in arte Joe D’Amato), regista romano scomparso ormai 13 anni fa, considerato oggi dai numerosi fan del cinema di genere un vero punto di riferimento. L’industria cinematografica italiana, ancora in buona salute nella metà degli anni 70, si sosteneva grazie al cinema popolare, altrimenti detto dei “generi”  (ovvero l’horror, il western, l’erotico, il poliziesco, il thriller, il decameronico, la commedia sexy,  ecc.) di cui Massaccesi era uno dei più spregiudicati rappresentanti. Egli è insomma l’autore di piccoli cult come Buio Omega, Rosso Sangue, Antropophagus e soprattutto della fortunata serie di Emanuelle. Un regista dell’estremo capace di portare la violenza (spesso cannibalica) e l’erotismo (spesso esotico) a vette quasi parossistiche, difficilmente eguagliabili (e riproponibili) in un cinema come quello attuale. Massaccesi gira nel 1978 il primo hard italiano, dall’evocativo titolo di Sesso Nero; come altri aveva compiuto i primi esperimenti aggiungendo inserti porno in alcune sue pellicole (in primis Emanuelle in America et in secundis  Emanuelle: perché violenza alle donne?) grazie alla gentile collaborazione di Marina Lotar in Frajese e Rick Martino, culturista italoamericano prestato al porno. Sesso Nero è riconducibile al cosiddetto periodo “erotico-esotico” di Massaccesi e fu un successo capace di fruttare la bella cifra di un miliardo di lire (a fronte del budget naturalmente ridicolo messo a disposizione dalla produzione). Da sottolineare come la pellicola sia stata riproiettata nel 2006 – ed in versione restaurata – dalla prestigiosa Cinémathèque Francaise, nell’ambito di un omaggio a Massaccesi. Sceneggiatura e soggetto sono di George Eastman (alias Luigi Montefiori, altra icona per gli appassionati di b movies italiani) che dal canto proprio vantava già una lunga e proficua collaborazione con lo stesso Massaccesi.  Sempre seguendo il filone “esotico” si possono segnalare altri film come Porno Esotic Love (in pratica un rimontaggio in chiave hard di Eva Nera, diretto nel 1976 dallo stesso regista) e soprattutto Porno Holocaust  che già dal titolo si rifà a Cannibal Holocaust  (assai discusso per le numerose scene di violenza sugli animali) girato da un altro regista italiano – RuggeroDeodato – nel 1980.
Per Gordiano Lupi, uno dei massimi esperti italiani del cinema di genere, Porno Holocaust  è «il film più riuscito del periodo dominicano, perché folle e visionario come il miglior cinema di Joe D’Amato». Un’altra pellicola da segnalare è Orgasmo Nero  (1980, ancora riconducibile al periodo “esotico-erotico”), anch’essa caratterizzata dall’ormai collaudato stratagemma delle due versioni: quella soft  per il mercato italiano, quella hard per l’estero. Massaccesi si dedica a qualche altra “fatica”  chiaramente pornografica (come Stretta e bagnata) per poi ritornare all’erotico, sulla scia de La Chiave di Tinto Brass. Risultato? L’Alcolva  (anno 1985, con Lilli Carati e Laura Gemser, l’attrice di Emanuelle) incassa due miliardi dell’epoca, mentre Il Piacere  (sempre  con la coppia Carati-Gemser ma con l’aggiunta di Dagmar Lassander, una delle più belle attrici del cinema italiano anni 70) arriva a tre.

La già citata Marina Lotar (ex moglie del giornalista RAI Paolo Frajese) fu senza dubbio una delle prime stelle della pornografia italiana, accomunabile ad altre (ad esempio Karin Schubert) dal comune passato nel cosiddetto cinema “normale”. La si ricorda in alcuni film della italica commedia sexy come La Pretora  (con Edwige Fenech, regia di Lucio Fulci) o Il Ginecologo della mutua  (con Renzo Montagnani e Paola Senatore). Importante  anche la partecipazione  a Primo Amore  (di Dino Risi, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti), Le mani di una donna sola  (di Nello Rossati),  Gegè Bellavita (di Pasquale Festa Campanile), Play Motel  (di Mario Gariazzo, con Ray Lovelock altra icona del cinema 70), Compagna di viaggio  (con Giorgio Bracardi e Serena Grandi) fino ad arrivare ai due episodi della serie Er Monnezza/Tomas Milian (Delitto sull’autostrada  e Delitto al blue gay) e a Fantozzi (Fantozzi subisce ancora). Dulcis in fundo  un ruolo ne La città delle donne, di Fellini. Da sottolineare come le due carriere della Lotar – quella nel cinema “normale” e quella nel porno – si siano intrecciate tranquillamente tra la fine dei 70 e i primi anni 80, prima della irreversibile scelta a favore dell’hard a partire dalla metà degli anni 80 (con il ritiro dalle scene avvenuto nel 91 a causa dei sopraggiunti “limiti” di età). Naturalmente il fatto di essere la moglie di uno dei più conosciuti volti RAI stuzzicava le fantasie di autori e spettatori: la Lotar usò il cognome del marito (cioè Frajese) per un buon numero di film (anche e soprattutto pornografici) incaponendosi in questo proposito nonostante fosse in corso già da tempo una comprensibile causa legale intentata dal marito. La Lotar è stata una delle pornodive più amate in Italia, per la “spontaneità” sul set, nonostante gli anni che passavano e qualche “vizietto” legato alla bottiglia. Il film Marina e la sua bestia  resterà famoso per la presenza, accanto all’attrice, del cavallo Principe.

Marina e Paolo Frajese si erano incontrati nel 1965 in Svezia, Paese natale della donna, nel quale il giornalista RAI si trovava come corrispondente. Lei, appena ventenne e bellissima fotomodella, era perfetta  tanto è vero che i due convolarono  a giuste nozze nel giro di due anni. Un matrimonio che sembrava proseguire senza particolari scossoni nonostante qualche scandaluccio legato all’abbigliamento di Marina (che amava non indossare nulla sotto la gonna). Raggiunti i trent’anni, la Lotar, inizia ad avere qualche rimpianto di troppo per la mancata carriera artistica; ecco i primi servizi senza veli ed i primi film più o meno “scollacciati”. Non parliamo ancora di hard ma comunque di qualcosa di troppo ardito per una società (fintamente) puritana come quella italiana degli anni 70. Quando poi decide di passare al porno – con film come La zia svedese, Cameriera senza malizia, Attenti a quelle due ninfomani, Albergo a ore, L’amante bisex  e i celeberrimi  Marina e la sua bestia 1 e 2 – il matrimonio con Frajese naufragherà del tutto e nel 1985 una sentenza le impedirà di utilizzare il cognome dell’ex marito nelle locandine dei suoi film.

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