In memoria di Aldo Maldera

Pochi giorni fa, 1 Agosto, è mancato agli affetti dei suoi cari, e a quello degli appassionati di calcio, Aldo Maldera, ex giocatore – tra le altre squadre – di Milan, Roma e Fiorentina. Classe ’53 Maldera era il prototipo del calciatore moderno: mancino, dal gran fisico e dalla corsa fluida ed elegante, chiamato “cavallo” per le sue doti atletiche. Possedeva un ottimo piede sinistro, sia in fase di appoggio che di cross, ed eccelleva nel tiro a rete (potente e preciso). Fu probabilmente il primo, in Italia, ad adottare il tackle in scivolata, poi divenuto marchio di fabbrica di tanti altri celebri difensori. Apprezzato da Nils Liedholm che, con lui in squadra, vince due scudetti: quello della stella al Milan (1978-79) ed il secondo (1982-83) – celeberrimo – con la Roma di Falcao, Pruzzo e Bruno Conti. Liedholm lo impiega, a volte, persino col numero 10, a centrocampo, con compiti di mezzo sinistro, magari in sostituzione di qualche titolare di ruolo. Ma Aldone è soprattutto un uomo di fascia, un terzino d’attacco, con doti da bomber: basti pensare ai 9 goals segnati nel Milan della stella, vicecannoniere dei rossoneri dietro solo ad Albertino Bigon. Squadra autarchica, quella, con Chiodi implacabile rigorista (anche lui scomparso prematuramente), appunto Bigon uomo d’appoggio in avanti, e Walter Novellino, tutto talento ed istinto, tanto scapestrato da giocatore quanto intransigente una volta diventato tecnico.

Nella Roma, dopo la retrocessione del Milan nel 1982, ritrova il Maestro svedese Liedholm che gli affida nuovamente la fascia sinistra. Maldera non tradisce la fiducia del mister, risultando uno dei grandi artefici dello scudetto.

Per quanto riguarda la parentesi nella Nazionale, Maldera viene convocato per i Mondiali di Argentina del 1978 ma gioca solo la finalina per il terzo posto con il Brasile. Nel suo ruolo, infatti, è “chiuso” da un giovane in prepotente ascesa: Antonio Cabrini. Naturalmente non bisogna dimenticare la “geopolitica” calcistica che in quel torno d’anni  porterà a privilegiare i giocatori della Juventus a scapito di quelli delle altre squadre (si pensi al clamoroso caso di Roberto Pruzzo). Comunque furono dieci, in totale, le presenze di Maldera in Nazionale.

Una volta appese le scarpe al chiodo (ultima stagione nella Fiorentina del 1987), Maldera lavora per il settore giovanile della Roma ed ha una esperienza nel campionato greco come dirigente sportivo. Ultimamente aspettava una panchina, magari di C2, memore di quanto diceva Liedholm: “mai avere fretta, pure io ho iniziato tardi”.

Al di là dell’aspetto sportivo Maldera è ricordato da tutti per il suo tratto caratteriale. A tale proposito segnaliamo questo bellissimo articolo su Storie di calcio, nel quale si evidenzia (ancor prima del lato tecnico) l’uomo  Aldo Maldera.

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