Parata sì, parata no. Il valore delle petizioni on line.

Scrivo queste poche righe traendo spunto dalle numerose sollecitazioni provenienti da Twitter circa la possibilità di “annullare” la prossima “parata” del 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica.

Dico subito che sono contrario ad una ipotesi di questo genere.

Sostanzialmente chi chiede di non far svolgere l’evento ritiene che i soldi previsti per le celebrazioni possano essere meglio spesi altrove, in particolare nei soccorsi a favore delle numerose vittime del sisma che ha colpito e sta colpendo ancora oggi il nord Italia.

Fatte salve alcune considerazioni meramente “contabili” ( i soldi preventivati sono già stati ampiamente impiegati nella preparazione dell’evento) e comprendendo anche chi ritiene che la Repubblica attuale meriti ben pochi festeggiamenti, le ragioni per essere contrari ad una ipotesi di abolizione della “parata” (perché questo ritengo sia il vero obiettivo della “petizione”) sono diverse, numerose e spesso incapaci di emergere in un contesto spiccatamente demagogico.

Le Forze Armate e le Forze dell’Ordine sono tra le poche istituzioni ancora funzionanti in questo Paese, nonostante i tagli (veri) alle quali sono state sottoposte. Non c’è alcun bisogno di essere dei “militaristi” per ritenere che se l’Italia conserva un barlume di prestigio sotto il profilo internazionale ciò è dovuto in buona parte anche al lavoro svolto dai nostri militari in missione. A scanso di equivoci: chi scrive è convinto che sarebbe finalmente venuto il momento di ritirare i nostri soldati dai vari scenari caldi ma il voler negar loro il giusto riconoscimento – quello di sfilare tra la gente il 2 giugno – sarebbe del tutto ingiusto ed inopportuno.

Il medesimo discorso può esser fatto per le Forze dell’Ordine, chiamate ad operare in un contesto piuttosto delicato, nel quale alla corruzione dilagante si aggiunge una magistratura non pienamente capace di amministrare giustizia in tempi certi, razionali e secondo “modalità” rassicuranti per il cittadino. All’interno dei vari social network si può assistere ad un atteggiamento quasi schizofrenico: da un lato si commemorano le stragi di Capaci e via D’Amelio dall’altra – solo qualche giorno dopo e con un certo malcelato sadismo- si andrebbe volentieri a negare a quegli stessi uomini la loro Festa.

Ovviamente non va dimenticato che alla cosiddetta “parata”, contro la quale il popolo di Twitter si è scatenato, partecipano anche il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana ed i rappresentanti della Protezione civile. Parliamo quindi di personale sempre presente nelle tragedie che con una frequenza ormai inquietante si stanno verificando in Italia.

L’auspicio è quindi quello di focalizzare meglio, di indirizzare i propri strali ai veri responsabili del disastro attuale. Che non sono certamente né l’Inno di Mameli, né il Tricolore, né tantomeno le Forze Armate e di Polizia di una Repubblica che forse meriterebbe il minuscolo.

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