Mese: maggio 2012

Timothy Leary, il profeta dell’LSD.

– Timothy Leary nasce il 22 ottobre del 1920 a Springfield nel Massachussets da famiglia cattolica benestante.
Figlio unico entra nell’accademia militare di West Point che però abbandona per prendere il diploma in psicologia all’università dell’Alabama. Ottiene poi la laurea allo State University di Washington.
Nel 1950 raggiunge il Ph Degree in psicologia clinica a Berkeley dove inizia l’attività accademica diventando nel 1953 direttore delle ricerche psicologiche al Kaiser Foundation Hospital, sempre in California.
Nel 1959 entra nel corpo accademico dell’università di Harvard, precisamente all’interno dell’Harvard’s Center for Research in Personality.

– Alla brillante carriera accademica corrispondono alcuni problemi familiari che sfociano nel suicidio della moglie Marianne (la prima di una serie di quattro) proprio nel giorno del trentacinquesimo compleanno del marito. In seguito alla tragedia Leary decide di sospendere per un biennio l’attività accademica partendo in giro per il mondo assieme ai due figli di 9 e 7 anni.

– Durante un soggiorno in Messico, nell’agosto del 1960, uno sciamano lo convince ad assumere un fungo con proprietà psichedeliche: si tratta della psilocibina.

– Quando torna in America riprende la sua attività accademica ad Harvard, decidendo di avviare lo Psilocybin Project all’interno del centro ricerche sulla personalità. L’obiettivo è quello di indagare sulle potenzialità positive delle sostanze psichedeliche.

– In questa prospettiva risultano di fondamentale importanza i suggerimenti di Aldous Huxley, che Leary incontra quando lo scrittore tiene un corso al MIT (Massachussetts Institute of Technology). Leary ricorda come Huxley solesse dedicare molto tempo libero all’Harvard Psychedelic Drug Research Project, insegnando ai principianti il misticismo, la cura e la gestione cerimoniale dell’LSD.

– In realtà Huxley è “il grande vecchio” della corrente psichedelica che vuole conferire all’uso della droga una dimensione mistica. Questo avviene con due suoi famosi saggi: Le porte della percezione(1954) e Paradiso e Inferno(1956). Huxley definisce l’LSD “grazia gratuita” utile per la salvezza eterna: l’acido lisergico dovrebbe per lui entrare a far parte dei riti di tutte le religioni.

– La dissoluzione della coscienza razionale, sotto l’effetto della droga, acquista per i rappresentanti di questa corrente un valore positivo. La “espansione della coscienza” diventa presupposto essenziale per liberarsi dalla alienazione causata dal sistema recuperando un rapporto immediato con la realtà. Queste tesi avranno un impatto nel mondo della psichiatria, tale da far guadagnare ad Huxley alcuni inviti presso l’associazione degli psichiatri americani.

– Se nel 1960 Leary scopre la psilocibina, nel 1962 si entusiasma per una droga di origine sintetica: l’LSD.
Nel 1938 Albert Hofmann, chimico svizzero, sintetizza diverse sostanze derivate dall’alcaloide della segala cornuta e tra queste la dietilamide dell’acido lisergico, una sostanza diventata famosa per l’appunto col nome di LSD. Nel 1943 lo stesso ricercatore ne assumerà una piccola quantità scoprendone le qualità allucinogene.
La droga verrà presentata come un toccasana psichiatrico, una cura per tutto: dalla schizofrenia alle tendenze criminali, fino ad arrivare alle perversioni sessuali e all’alcolismo.

– Le droghe psichedeliche, insomma, agiscono sul sistema nervoso centrale causando allucinazioni ovvero profonde distorsioni nella percezione della realtà. Sotto l’influenza della droga le persone sentono suoni, vedono immagini e provano sensazioni che sembrano reali ma non esistono. Tra gli psichedelici l’LSD oltre ad essere economico è anche di gran lunga il più potente.

– Nel ottobre del 1961 Leary esegue il suo primo esperimento somministrando psilocibina a 175 studenti e poi ai detenuti di un riformatorio, certo dell’effetto riabilitante della droga. A questo esperimento ne seguiranno altri, estesi soprattutto a persone dalle grandi disponibilità economiche e dalla importante notorietà. Ovviamente la cosa non è casuale: Leary spera che, coinvolgendo persone influenti nei suoi esperimenti, queste ultime si facciano portatrici delle sue istanze nella società. L’obiettivo è che le sostanze psichedeliche rimangano disponibili, incontrollate e libere. La sensibilità politica differenzia Leary dai suoi predecessori.

– I numerosi scompensi accusati dagli studenti coinvolti nell’esperimento porta però ad una indagine interna da parte dell’università di Harvard che sostanzialmente causa il licenziamento di Leary.

– Nel 1962 Leary apre un centro di studi psichedelici in un albergo presso Zihuatanejo (Messico) nel quale organizza una sorta di “paradiso psichedelico”. L’uso dell’LSD viene da Leary definito come uno yoga occidentale, che conduce per mano l’ego durante tutto il viaggio rassicurandolo, tranquillizzandolo e impedendogli di perdersi nel labirinto delle allucinazioni. L’LSD viene inoltre definito, sempre da Leary e all’interno della nota rivista Playboy, come l’equivalente spirituale della bomba all’idrogeno.

– L’appoggio di personalità influenti gli consente di proseguire il proprio percorso di ricerca nonostante il licenziamento da Harvard. In particolare gode della stima di Peggy Mellon e del marito/banchiere William Hitchock i quali gli regalano una lussuosa villa di sessantaquattro stanze e 1500 ettari di terreno. La villa è collocata presso Millbrook, nella stato di New York. In questo sito Leary crea una grande “comune” – la prima delle tante che per imitazione seguiranno in America – dove vivono decine di adulti e bambini con uno stile di vita per l’appunto comunitario e tribale. Millbrook, insieme con la residenza messicana, rappresenta un tentativo di vagheggiare una utopica società libertaria come in “Island” di Huxley.

– Leary non è certamente il primo a propugnare i presunti effetti benefici dell’LSD. Se Huxley ne considera solo un uso elitario, il leader della beat generation, Allen Ginsberg lancia nel 1950 un famoso appello alla nazione:”Chiunque mi ascolti provi almeno una volta l’LSD. Tutti gli americani sopra i 14 anni lo provino. Ogni americano può avere così uno sfogo di liberazione”.

– Il collegamento tra Ginsburg e Leary è evidente: i due iniziano una opera di proselitismo presso i campus universitari, teorizzando la liberazione dell’uomo attraverso l’uso delle droghe. Secondo Leary gli allucinogeni dovrebbero essere messi sullo stesso piano delle poesia, della musica e della letteratura. Messi a disposizione di tutti gli uomini che vogliano esplorare la propria coscienza. Le droghe sono per Leary meno pericolose dell’alcol, della nicotina e dei tranquillanti in commercio.

– E’ vagliata con interesse la proposta di Leary di emendare la Costituzione americana in modo tale da aggiungere alle quattro libertà fondamentali (libertà di parola ed espressione, di culto, libertà dalla paura e dal bisogno) una quinta: quella di poter fare ciò che si vuole con la propria coscienza (vietando leggi che impediscano tecniche di espansione della coscienza, come per l’appunto gli allucinogeni).

– L’appoggio di grandi personaggi della cultura e del mondo degli affari, unita ad una grande capacità mediatica, favoriscono Leary tanto è vero che in una intervista a Playboy giunge ad affermare che la battaglia psichedelica era stata vinta. Solo tre stati reagiscono con politiche proibizioniste: le droghe psichedeliche vengono sanzionate a livello federale soltanto dal 1968 mentre in ben undici stati la marijuana e l’hashish rimangono legali. In quel periodo soltanto un politico di nome Ronald Reagan farà del problema droga un argomento centrale (e vincente) per la corsa alle presidenziali californiane.

– Con il tempo la testimonianza di Leary acquista i tratti dell’apostolato religioso. L’acido lisergico diviene una strada verso una sorta di “cristianesimo primitivo”. In un saggio dal titolo “La sola speranza è drogarsi” sostiene che le droghe siano la religione del ventunesimo secolo: ricercare una vita religiosa senza usare gli psichedelici viene paragonato allo studiare astronomia ad occhi nudi, come veniva fatto nel I secolo a.C. “dato che i telescopi sono innaturali”.

– Leary è anche un apostolo della permissività sessuale. Sotto questo profilo si vanta di aver restituito alla società centinaia di suore e preti dopo aver fatto loro provare l’acido lisergico.

– Nel 1965, dopo esser tornato da un viaggio in India per approfondire la sua conoscenza della religione induista, fonda una propria setta religiosa che può intendersi come una sorta di induismo cristianizzato: appellandosi al principio della libertà di culto diviene il Sacerdote del Grande Risveglio della sua League for Spiritual discovery (acronimo LSD). In un primo momento riesce ad ottenere un successo in un procedimento giudiziario per droga, perché riconosciuto ministro di culto (in pratica viene per lui applicato lo stesso principio che tutelava i Navajos nel loro diritto di somministrare peyote durante i propri riti). Nello stesso anno scrive un breviario intitolato Psichedelic Prayers nelle quali elenca una serie di preghiere da recitarsi prima di ingerire l’LSD. Si stabilisce anche l’usanza di donare l’LSD ai moribondi affinché muoiano nell’estasi. Leary traccia un elenco dei sette livelli di consapevolezza che si raggiungerebbero con le varie droghe: il processo viene spiegato nel suo saggio Le sette lingue di Dio. Il più basso di questi livelli verrebbe raggiunto con l’alcol e i barbiturici mentre il più alto – il settimo – si otterrebbe soltanto con l’ingestione dell’acido lisergico.

– Leary organizza incontri negli stadi. I suoi libri si vendono come bibbie. Afferma di essere il Profeta, la reincarnazione di Gesù e molti hippies negli anni 60 indossano un medaglione con su scritto “Leary è Dio”. Ai ragazzi che vanno a trovarlo Leary consiglia di abbandonare la scuola e di ricercare il vero sapere attraverso l’assunzione quotidiana di marijuana e settimanale di LSD.

– Intanto l’attenzione delle autorità comincia a focalizzarsi su di lui ed i suoi adepti. Il centro studi in Messico viene chiuso a seguito delle proteste della popolazione locale. Leary è arrestato, processato e assolto a seguito di procedimenti giudiziari a suo carico per traffico di stupefacenti. Nel 1970 però il tribunale competente dello stato della California lo riconosce colpevole di aver fondato una rete clandestina volta al traffico di hashish e LSD per gli Stati Uniti. Viene condannato a dieci anni di reclusione e definito come “l’uomo più pericoloso del mondo”.

-La notte tra il 13 ed il 14 settembre del 1970 evade dalla colonia penale di San Luis Obispo, grazie all’aiuto del gruppo terroristico dei Weathermen Underground. Il gran sacerdote, infatti, ripudia il suo originario pacifismo invocando il sabotaggio ed altri atti di resistenza, in particolare affermando che “sparare ad un poliziotto robot e genocida per difendere la vita è un atto sacro”.

– Leary fugge in Algeria, godendo inizialmente della benevolenza del leader delle pantere nere Eldridge Cleaver che però cambia idea e lo tiene sotto sequestro, rilasciandolo solo dopo un congruo riscatto. Leary decide di partire alla volta della Svizzera. Il Paese elvetico sceglie però di non rinnovargli il permesso di soggiorno e quindi fa rotta verso l’Afghanistan, con la convinzione di poter godere della protezione del sovrano locale. Trova però ad aspettarlo all’aeroporto di Kabul gli agenti dell’antidroga americana che lo arrestano e lo riportano a casa, rinchiudendolo nel carcere di massima sicurezza di Folsom (California).

– Nel 1976, prima del tempo, viene scarcerato. Le università americane se lo contendono come conferenziere ma le sue tesi sono meno estreme considerato il fatto che l’LSD è ormai illegale. Inoltre sono ormai noti gli effetti delle sostanze stupefacenti.

– Nell’ultima parte della sua vita si determina quella che può essere definita come “la svolta tecnologica”. Si dedica, in particolare, al mondo dell’informatica (egli stesso definiva il personal computer come l’LSD degli anni 90) con alcuni interessanti esperimenti di realtà virtuale grazie anche ad una software house da lui fondata: la Futique. Il videogioco più famoso creato dalla società di Leary fu “Mind Mirror”, tramite il quale il giocatore poteva esplorare la propria mente e compierne una “mappatura”. Il gioco, sviluppato per il Commodore 64, è tuttora reperibile in rete.

– Già nel 1992 Leary apre il suo sito internet personale. Col tempo diventa un promotore della cultura cyberpunk, estremamente compatibile con la filosofia di vita propagandata da Leary: essere “piloti” della propria vita.

– Nei mese che precedettero la sua morte diede alle stampe un libro intitolato “Design for Dying” (Prepararsi a morire) nel quale cercava di dare la propria visione della morte e del morire.

– Per qualche tempo fu un sostenitore della crionica (cioè la preservazione a basse temperature di uomini e animali che la medicina odierna non è in grado di tenere in vita, con la speranza che in futuro sia possibile ripristinare le loro funzioni vitali e curarli). In ogni caso fu sempre un fervido sostenitore della libertà di ricerca.

– Leary muore alle 6,30 del 31 maggio 1996, circondato dai propri cari. La sua ultima parola, stando alla testimonianza di Zachary Leary, fu “beautiful”.

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Il governo ha già terminato le cartucce.

Dopo sei mesi, con un mandato pieno sotto il profilo della politica economica e fiscale, sembra già essersi esaurita la spinta propulsiva del governo presieduto da Mario Monti. A rendere palese questo stato di cose sono alcune indicazioni di ordine oggettivo ed altre più attinenti alla sfera delle valutazioni politiche, in quanto tali maggiormente opinabili.

L’oramai famigerato spread è stabilmente sopra la soglia dei 400 punti. Questo risultato viene comunemente spiegato sia con le turbolenze politiche e finanziarie provenienti dai vari Paesi dell’eurozona (in realtà Spagna e Grecia) sia col fatto che l’economia italiana è in fase recessiva. Non è dato sapere quale dei due fattori abbia maggior peso ma il sospetto è che puntare tutto su un risanamento a suon di tasse facendo fede su una pronta ripresa già nel primo semestre del 2012 sia stato un azzardo.

Le ragioni strutturali per le quali l’economia italiana è stagnante da ormai 15 anni sono diverse e vanno tutte nel senso delle mancate riforme che avrebbero dovuto e potuto rendere meno evidente il peso dello stato sui ceti produttivi del Paese. La spesa pubblica, infatti, è un pozzo senza fondo nel quale si addensano sprechi e privilegi. La riforma del titolo V della Costituzione, che ha introdotto un malinteso “federalismo” (in realtà una pallida ed incompiuta imitazione del modello di stato regionale spagnolo), ha ulteriormente moltiplicato i centri di spesa affidando ad una classe dirigente locale totalmente inaffidabile e spesso corrotta una delle più importanti voci della nostra spesa pubblica: la sanità.

I ceti produttivi, le famose partite iva, sono dunque state progressivamente schiacciate dal peso di una pressione fiscale e contributiva (vedi ultima riforma Fornero) che porta lo stato e gli enti pubblici a predare fino al 70% del “giro d’affari” di un piccolo imprenditore o artigiano.

A queste ragioni, croniche, di politica economica si è associato l’ingresso nell’area euro che invece di favorire il nostro sistema economico, fondato sulle piccole-medie imprese, lo ha certamente penalizzato. La nostra economia, dall’oggi al domani, ha dovuto fare i conti con una moneta forte quanto il marco senza avere però la forza delle grandi aziende tedesche (con tutta la loro capacità innovativa e di penetrazione nei mercati orientali).

Un noto grafico comparso su alcune prestigiose riviste anglosassoni è impietoso circa il confronto tra Italia e Germania prima e dopo l’entrata nell’euro.

Ancora più agghiacciante quello riguardante le transazioni di beni e servizi, redditi da lavoro dipendente, ecc.

A tutto questo bisogna aggiungere la crisi economica che ha portato ad una evidente stretta creditizia. La stretta creditizia si è associata alla ben nota voracità dello stato sotto il profilo fiscale alla quale a sua volta bisogna aggiungere il mancato pagamento da parte della pubblica amministrazione dei debiti con le imprese private. In tutto questo è davvero sorprendente che il sistema economico italiano non sia ancora saltato. Probabilmente ciò è dovuto anche ad una “salvifica” evasione fiscale che scongiura – in una situazione simile – il fallimento certo di buona parte delle piccole imprese e dei vari “padroncini” che ancora danno lavoro in questo Paese. Una evasione, non certamente legale ed apprezzabile sotto il profilo etico, ma comunque comprensibile. Una evasione di pura e semplice sopravvivenza.

I segnali di nervosismo e preoccupazione arrivano, comunque, anche da parte di quei cosiddetti tecnici che – con un po’ di spavalderia e acritico sostegno da parte della stampa – si erano detti sicuri che con loro l’Italia ce l’avrebbe fatta. Particolarmente interessante è stato il ragionamento del ministro dello sviluppo economico Passera, secondo il quale “il sistema è sul punto di collassare”. Infatti basta un elementare calcolo per dire che tra disoccupati, precari, cassaintegrati, scoraggiati e relativi familiari a carico si arriva a 5-7 milioni di persone in stato di grave difficoltà sotto il profilo lavorativo.

Dopo alcune riforme da “lacrime e sangue” (vedi quella delle pensioni e del mercato del lavoro) ed altre operazioni di puro “maquillage” (le cosiddette liberalizzazioni) il governo sembra già non saper che fare. Lo dimostra il nervosismo di Monti (riguardo il tragico tema dei suicidi), la grottesca mossa dei tecnici che provvedono a nominare altri tecnici e la “trovata” di chiedere ai cittadini quali siano gli sprechi da tagliare (come se i tecnici ed il governo non avessero gli strumenti e le conoscenze per sapere dove intervenire).

Mario Monti prevedeva uno spread intorno ai 250 punti entro luglio e non è chiaro se l’obiettivo sarà raggiunto. Ci sono in ballo 15 miliardi di interessi da risparmiare o pagare, equivalenti ad una nuova manovra (di tasse?).
Lo stesso Monti ha in proposito di condurre in Europa una “battaglia” che porti a scomputare per almeno tre anni le spese per investimenti dal cosiddetto fiscal compact di draghiana concezione il quale così com’è rischia di strozzare sul nascere qualsiasi possibilità di ripresa per noi e gli altri Paesi in difficoltà.

Dove va la destra?

Facciamo, dopo due anni di blog, una sorta di endorsement: chi scrive è politicamente collocabile in un’area di centro-destra. Più precisamente mi definirei un liberal-conservatore ma in un’Italia in cui tutti fanno a gara nel definirsi riformisti o peggio progressisti diventa più opportuno parlare semplicemente di centro-destra.

Volevo però fare partecipi i lettori di alcune considerazioni puramente personali su ciò che ho potuto constatare bazzicando, come semplice osservatore, nella variegata area di centro-destra.
Non credo di avere visioni particolarmente “bizzarre” su come dovrebbe essere un centro-destra “normale” ma a quanto pare mi sbagliavo.

I principali valori verso i quali un partito o polo conservatore generalmente si orienta sono i seguenti:

– IL PATRIOTTISMO (identità nazionale, cura degli interessi nazionali, diffusione della lingua e della cultura nazionale all’estero, rifiuto di qualsiasi rigurgito secessionista, rifiuto di qualsiasi tipo di alleanza o rapporto con partiti o movimenti che perseguano politiche secessioniste relativamente a porzioni più o meno ampie di territorio nazionale).

– IL LIBERO MERCATO (favorire la libera iniziativa economica privata, favorire una legislazione ed un sistema tributario che sia amico e non nemico di chi vuol fare impresa, perseguire uno snellimento della burocrazia AKA pubblica amministrazione, liberare risorse mettendo a dieta Il Gran Leviatano che più cose fa più le fa male)

– LEGGE E ORDINE (pur convergendo sulla considerazione che la legge tendenzialmente limiti le libertà individuali un qualsiasi partito di centro-destra dovrebbe puntare alla costruzione di un sistema giuridico coerente ed organico che permetta di dirimere le controversie in tempi utili sia in ambito civile che penale. Inoltre ampio spazio dovrebbero trovare, in un simile sistema, i principi della certezza del diritto e della pena oggi sono tutt’altro che scontati. Favorire e realizzare inoltre in ambito penale il recupero del detenuto che ovviamente tende, in assenza di congrui interventi, ad essere recidivo una volta ributtato nella società)

-TUTELA DELLE FAMIGLIE E DELLA NATALITA’ (Come si tutela la famiglia? Prima di tutto evitando di ostacolarla con una pressione fiscale folle e con regole o consuetudini del mercato del lavoro – vedi l’infame pratica delle cosiddette dimissioni in bianco tutt’altro che scomparsa con la cosiddetta riforma Fornero – che tendano ad espellere le donne in gravidanza o che rientrano dalla maternità. Chi decide di costruire un nucleo familiare deve essere favorito da un sistema di tassazione e di welfare più favorevole rispetto a chi deve pensare solo a se stesso.)

– CONTROLLO DELLA IMMIGRAZIONE (In tempi normali né tantomeno in tempi di crisi è possibile aprire – indiscriminatamente le porte – a tutti i rifiugiati economici del mondo. Sarebbe dunque giusto non parlare più sempre e soltanto di rifugiati politici che, al netto di quelli economici, costituiscono comunque una minoranza).

– RIFIUTO DEL MULTICULTURALISMO (Intollerabile pensare che ci possano essere regole diverse a seconda dei vari gruppi etnici. Evitare ghetti, zone franche, ambiguità che possano dare luogo a corpi estranei rispetto al contesto di regole condivise).

– ETICA PUBBLICA E PRIVATA (Comportamenti che siano in linea con le proprie funzioni pubbliche, comportamenti privati che sia improntati al rispetto delle regole e del prossimo).

– AMPIO USO DEL BUON SENSO E DELLO SCETTICISMO VERSO I “GRANDI DISEGNI” (le migliori istituzioni sono quelle che si sono formate con il consenso e l’appoggio dei cittadini e che possono da costoro essere controllate attraverso il voto e la critica. Tutto ciò che è stato costruito a prescindere da simili principi è presto o tardi crollato in maniera rovinosa. Da qui lo scetticismo verso le grandi costruzioni teoriche, quelle di menti illuminate di padri o “geni” fondatori, che promettono il paradiso in terra e fulgidi destini).

Niente di nuovo, quindi. Si tratta di principi presenti in tutti i partiti di centro-destra, non solo in Europa ma nel mondo. E allora dove sta il problema? Il problema è che, con mia grande sorpresa, molti di questi valori non sembrano essere particolarmente diffusi nell’area “culturale” della quale pensavo di far parte.

Frequentanto blandamente alcuni circoli di sedicenti liberali di centro-destra ho notato la stessa intolleranza, spocchia, arroganza che tanto mi ha fatto disgustare gli ambienti della sinistra. Ovviamente senza che mancassero figure “carismatiche” o “guru” di varia provenienza e qualità.

In più ho constatato uno scarso interesse per le sorti del nostro stato nazionale. Una specie di secessionismo strisciante (al netto di un vago europeismo di maniera), un anti-italianismo sempre presente nei discorsi, che mi ha lasciato stupefatto.

Evidentemente l’ultradecennale vicinanza con la Lega nord ha fortemente affievolito le certezze “patriottiche” di chi milita più o meno disinteressatamente nel centro-destra.

Ed è un grande peccato perché la maggioranza (silenziosa) degli italiani non è certamente, per cultura politica e mentalità, collocabile a sinistra.

Mini guida di soppravvivenza al default.

Introduzione
Questa piccola guida raccoglie alcuni consigli utili per preparare la propria famiglia alla bancarotta dell’Italia e al seguente collasso socio-economico (entro il 2012 o 2013 al massimo). La maggior parte delle informazioni provengono dall’esperienza di un blogger argentino e da quelle di persone che hanno vissuto la fine dei regimi nell’est europa, la crisi greca e quella islandese.

Cosa possiamo aspettarci in pratica?
Nessuno può dirlo con certezza, sarà come un paese appena uscito da una guerra, l’esperienza di altri paesi insegna che sono probabili queste cose:

  • fallimenti a catena
  • disoccupazione oltre il 25%
  • licenziamenti anche nella pubblica amministrazione
  • manifestazioni e scontri violenti nelle grandi città
  • blocco dei conti correnti e limite alla quantità di denaro prelevabile
  • gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni arrivano in ritardo o non arrivano per niente
  • oltre metà della popolazione può avere problemi a reperire i generi di prima necessità

Dopo una fase di assestamento (che può durare da poche settimane a qualche mese) la vita riprende il suo corso normale in una società molto più povera di prima:

  • la crisi economica e la disoccupazione continuano
  • inflazione a due cifre
  • se torna la Lira il potere d’acquisto si riduce di almeno il 30% (in aggiunta all’inflazione)
  • aumento esponenziale della criminalità ma le forze dell’ordine mancano di risorse
  • completo degrado della sanità pubblica
  • crollo della manutenzione e qualità di tutti i servizi pubblici (elettricità, gas, acqua)
  • generale impoverimento della popolazione, la classe media si estingue
  • aumento della corruzione, delle tasse, dell’invadenza dello Stato e del populismo politico

Cosa bisogna fare?
Prima di tutto non perdersi d’animo perchè la vita va avanti lo stesso. I nostri bisnonni vivevano con molto meno di quello che abbiamo noi eppure non erano persone infelici! Dopo cinquant’anni di benessere non siamo più abituati a certe cose, prendiamo questo tempo per rinunciare al superfluo e riscoprire la famiglia e le cose veramente importanti. Inoltre ci sono delle precauzioni da prendere per superare le settimane peggiori della crisi e altre precauzioni per mettere al sicuro i propri risparmi e, forse, uscire abbastanza bene dalla tempesta.

Cibo
La prima cosa da fare è preparare una scorta alimentare sufficiente a sfamare la famiglia nel periodo di emergenza più grave. Ci sono soprattutto due motivi: il primo è che la catena di distribuzione può essere gravemente colpita, per qualche tempo mancheranno i generi di prima necessità e i supermercati saranno praticamente vuoti. Inoltre sarà molto difficile ritirare i soldi allo sportello o al bancomat. Il secondo è che, in caso di disoccupazione, c’è il tempo di cercare un altro posto di lavoro senza il pensiero di cosa mettere in tavola.
La scorta minima è di un mese ma è caldamente consigliabile aumentarla gradualmente fino a 2-3 mesi, poi a 6 mesi e oltre. Quali cibi acquistare? Tutti quelli a lunga conservazione:

  • Riso
  • Pasta
  • Orzo
  • Fagioli
  • Lenticchie
  • Mais per polenta
  • Tonno/salmone/sardine in scatola
  • Sugo, passata di pomodoro, pesto o altri condimenti
  • Scatolette di verdure e di carne
  • Preparato per purè
  • Preparato per pizza
  • Preparato per polenta rapida
  • Preparati per dolci
  • Latte in polvere
  • Zucchero
  • Farina
  • Caffè
  • Olio
  • Surgelati: carne, pesce, etc… ma attenzione ai blackout!
  • Frutta sciroppata
  • Marmellate e miele
  • Integratori di vitamine
  • etc…

In linea di massima la quantità di cibo va calcolata tra i 250 e 400 g al giorno a persona. La quantità è molto variabile in base a età, peso, metabolismo e attività fisica.
Si può conservare il cibo in contenitori chiusi o avvolgerli nel domopak. Un vecchio congelatore rotto è l’ideale. Dal momento non sappiamo quando il cibo servirà, bisogna rinnovare la scorta un pò alla volta. Il metodo consigliato è quello usato nei supermercati chiamato “first-in-first-out”: cioè consumare i prodotti che hanno la data di scadenza più vicina, rinnovando regolarmente la scorta con prodotti uguali a scadenza più lontana.
Si consiglia di tenere nascosti questi preparativi, è meglio evitare che gli affamati vengano a bussare alla porta per chiedere da mangiare.

Medicine
Quanto scritto per il cibo vale anche per le medicine essenziali. Prima di tutto quelle medicine che si devono prendere regolarmente, per esempio l’insulina per i diabetici, la tiroxina per gli ipotiroidei, farmaci cardiovascolari, etc… Una scorta in più servirà a superare il periodo iniziale dei disordini o a trovare fornitori alternativi. Inoltre sarà utile una piccola scorta di farmaci di uso comune, per esempio aspirina, antipiretici, antidolorifici e antibiotici.

Altre scorte
Oltre al cibo e alle medicine ci sono altri oggetti di uso quotidiano che possono diventare introvabili durante i disordini iniziali:

  • Detersivi
  • Sapone
  • Shampoo
  • Carta igienica
  • Fazzoletti e tovaglioli di carta
  • Etc…

Bambini piccoli
Può essere difficile trovare i pannolini all’inizio della crisi e, in seguito, il loro costo e l’inflazione pesano parecchio sul bilancio della famiglia. Al posto dei pannolini usa e getta si può cominciare a usare i pannolini lavabili. Un paio di dozzine garantiscono di avere sempre un ricambio pulito.

Soldi in contanti
E’ bene tenere in casa denaro contante quanto basta a coprire le spese di un paio di mesi o più. L’esempio di altri paesi insegna che durante le settimane peggiori sarà quasi impossibile ritirare il denaro in banca. Anche dopo che il peggio sarà passato è probabile che sia imposto un limite settimanale alla quantità prelevabile.

Risparmi e investimenti
E’ l’ora di essere frugali, tagliare le spese superflue, spendere il meno possibile e salvare i risparmi facendololi uscire dal circuito bancario. Sul conto si può tenere il minimo indispensabile per pagare le bollette e fare funzionare il bancomat, il resto è da conservare in cassetta di sicurezza o in altro luogo sicuro sotto forma di cartamoneta (non solo Euro, si può cambiare una parte in Franchi svizzeri, Corone Norvegesi etc..). La regola è diversificare. Nel caso di ritorno alla Lira, di sicuro non ci sarà nessun preavviso, tutto sarà fatto di nascosto in qualche fine settimana e il lunedì le persone troveranno i propri soldi in banca convertiti nella nuova moneta (con un potere d’acquisto svalutato del 30-50%). Chi ha messo al sicuro i propri risparmi o li ha convertiti in valute straniere potrà convertirli in Lire a un cambio vantaggioso quando le acque si saranno calmate. E’ consigliabile investire almeno un 20% in oro fisico, preferibilmente in monete (Sterline d’oro, Kruggerand, Marenghi, etc…) perchè più facilmente liquidabili. Al momento non esistono ancora limitazioni all’acquisto di oro ma è probabile che in futuro ci saranno. Sugli immobili pesa il continuo aumento della loro tassazione. Col peggiorare della situazione c’è il rischio di inquilini che non potranno pagare e occupazioni abusive (ma intanto le tasse devi pagarle!). Per chi ha un immobile da affittare è meglio evitare le agenzie ma cercare personalmente i potenziali inquilini, valutandoli in base al lavoro e al numero di persone che hanno a carico. Gli immobili inutilizzati è meglio venderli subito, anche a un prezzo più basso di quello ritenuto giusto. Il mercato immobiliare crollerà e i prezzi scenderanno a livelli molto più bassi di oggi. Chi ha genitori, nonni e parenti che non si rendono conto della situazione cerchi di convincerli a prendere queste misure per mettere al sicuro i risparmi di una vita.

Città o campagna?
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che dopo un collasso economico sia più sicuro andare a vivere in campagna o in un piccolo paese. Nella realtà non è così semplice, ci sono molte variabili da valutare. L’esperienza insegna che i piccoli centri soffriranno particolarmente per la disoccupazione, l’abbandono e il crollo dei servizi pubblici. In città è molto più facile trovare lavoro. Anche i crimini sono diversi, invece del borseggio si rischia l’assalto alla villetta! Per questo motivo è meglio non vivere isolati ma dentro i centri abitati e con vicini che si conoscono bene. Le cose positive da valutare sono la presenza di collegamenti via treno o bus per fare il pendolare verso una città, la vicinanza di forze dell’ordine, ospedali, farmacie e supermercati.

Orto
Per chi ha il terreno e non l’ha mai fatto prima è arrivato il momento di pensare all’orto (questo sì è uno degli aspetti positivi dell’abitare fuori città!). Qui non c’è lo spazio per inserire una guida completa ma saranno utili alcune osservazioni: i fortunati che dispongono di 1000mq possono autoprodurre buona parte del cibo necessario a una famiglia di 4 persone. A condizione di usare un sistema di coltivazione intensivo con aiuole rialzate (“raised bed gardening” in inglese), coltivando verdure di stagione e surgelando, essicando o facendo conserve della sovraproduzione. Un membro della famiglia disoccupato che si occupa dell’orto può dare un contributo molto importante. I prodotti dell’orto si possono vendere o barattare in cambio di altre cose utili. Chi ha meno spazio coltivabile avrà in proporzione meno prodotti ma valgono gli stessi consigli. Su internet o in libreria si trovano molti manuali per principianti. Tra i migliori in lingua inglese segnalamo questi:

  • The Vegetable Gardener’s Bible – Edward C. Smith
  • All New Square Foot Gardening – Mel Bartholomew

Il pane
Una famiglia di 4 persone può spendere più di 900 euro all’anno per il pane, allora conviene farlo in casa? La macchina del pane consuma elettricità e, giustamente, viene il dubbio che il risparmio sia più che compensato dall’aumento della bolletta. Fortunatamente non è così, almeno secondo molti test il consumo elettrico di una macchina per il pane è veramente basso. Sommando il consumo elettrico e gli ingredienti il risparmio è notevole: 1 kg di pane fatto in casa costa in media tra 0,80 e 1,20 € contro una media nazionale di 2,63 €

Elettricità
Negli anni dopo la bancarotta, i servizi pubblici soffriranno molto per la mancanza di manutenzione. I blackout (programmati e non) possono diventare la norma. Ci sono alcune cose molto utili per affrontare questo genere di situazione:

  • Una o più torce a Led con batteria ricaricabile
  • Una o più torce da testa a Led con batteria ricaricabile (per avere entrambe le mani libere)
  • Un generatore da 1500-2000 W (per salvare i surgelati in caso di blackout più lunghi del solito).
  • Un caricabatterie a energia solare o a manovella per caricare le torce e la batteria del cellulare

Un altro problema sono i cali di tensione, se invece di 220 volt ne arrivano sempre 190 gli apparecchi elettrici si danneggiano (in Argentina 170 sono spesso comuni). In quel caso bisogna far installare un raddrizzatore di tensione da un elettricista.
In caso di blackout i cibo nel frigorifero o nei surgelati si conservano per molte ore facendo attenzione a non aprire lo sportello. Un piccolo trucco è quello di tenere sempre all’interno qualche bottiglia di acqua congelata, questo allunga i tempi fino a un giorno o due.
Non dimentichiamo che il generatore o il raddrizzatore possono diventare un lusso molto difficile da permettersi dopo la bancarotta!

Acqua
La qualità degli impianti di depurazione potrebbe peggiorare, in quel caso bisogna fare installare un filtro ai rubinetti di casa. Inoltre è bene tenere sempre dei bottiglioni di scorta per bere, cucinare o lavarsi in caso di improvvise interruzioni alle forniture (almeno 10 litri a persona)

Gas
Anche il gas è un servizio che può subire interruzioni. Sarà utile avere un fornello da campeggio con qualche bombola di riserva per fare fronte a questa situzione.

Risparmiare energia
Facendo molta attenzione e sensibilizzando i tutti i singoli componenti della famiglia è realmente possibile risparmiare oltre il 70% delle bollette. Su internet si trovano molte guide ma riporto qui alcuni consigli di base:

  • Usare lampadine a basso consumo e spegnere la luce quando non serve
  • Non lasciare mai apparecchi elettrici con la spia in standby (Tv, lettore Dvd, computer, etc). Usare un ciabatta con interruttore per collegare gli elettrodomestici e spegnere tutto quando non si usano. Oppure staccare le spine e attaccarle solo quando servono.
  • Non lasciare il caricabatterie del cellulare attaccato alla spina
  • Non usare mai i grandi elettrodomestici (scaldabagno, lavatrice, ferro da stiro, etc) tutti insieme, il loro consumo sfora nella fascia in cui ogni kwh costa il triplo della fascia precedente
  • Studiare la tariffa del proprio fornitore, di solito ci sono fascie orarie vantaggiose. Per esempio attivare la lavatrice e la lavastoviglie solo dopo le 20:00
  • A meno che non si debba ricaricarla, non lasciare la batteria inserita nel PC portatile se nello stesso momento questo è anche attaccato alla presa della corrente, si consuma il 15% in più.
  • Comprate frigoriferi, congelatori, TV e altri elettrodomestici a basso consumo energetico (Classe A o A++)
  • Non aprite continuamente lo sportello del frigo, pulire la serpentina esterna e lasciare abbastanza spazio per la ventilazione sulla parte posteriore
  • In alternativa far modificare un congelatore orizzontale per usarlo come frigorifero a pozzetto (consuma 1/4 di un normale frigorifero perchè non disperde il freddo quando si apre)
  • Se un solo frigo non basta per tutta la famiglia è meglio comprarne uno più grande invece di uno piccolo da affiancare al primo
  • Usate la lavatrice solo a pieno carico e con la temperatura max di 40°, la maggior parte dei detergenti per lavatrice agisce perfettamente anche a basse temperature
  • Idem con la lavastoviglie, riempire il cestello prima di usarla
  • Computer: un portatile consuma circa un terzo di un Pc desktop di simili prestazioni
  • Cucinare con la pentola a pressione
  • Preparare in una sola volta abbastanza cibo per un giorno o due
  • Usare un forno a microonde invece del gas per scaldare i piatti o per cucinare
  • Coprire pentole e padelle con il coperchio durante la cottura dei cibi
  • Preriscaldare il forno solo per il tempo strettamente necessario
  • Spegnere il forno un po’ prima della fine cottura per sfruttare il calore residuo
  • In inverno regolare la temperatura a non oltre 19°, ogni grado in più aumenta i consumi dell’8%. Meglio indossare un altro maglione. I doppi vetri e una casa ben coibentata fanno bene alla bolletta

Per la famiglia può diventare quasi un gioco divertente cercare di superare ogni bimestre il record di risparmi precedente.

Auto
L’automobile è un grande comodità ma è anche un vero salasso economico. Rinunciare alla propria auto equivale a risparmiare ogni anno i soldi per l’assicurazione, per il bollo, per il carburante (sempre più caro), per le eventuali riparazioni o per le multe. Vale a dire diverse migliaia di euro a seconda dell’utilizzo. A questi vanno aggiunti i soldi guadagnati con la vendita del mezzo. In confronto un abbonamento ai mezzi pubblici locali costa tra i 200 e i 500 euro all’anno a persona. In alcune grandi città esiste anche un servizio di car sharing.

Sanità
Probabilmente la sanità pubblica subirà un degrado spaventoso per la mancanza di fondi. Se è possibile stipulate una assicurazione sanitaria che sia convenzionata con strutture private della vostra zona.

Criminalità
Uno dei più grandi cambiamenti rispetto a prima sarà l’aumento esponenziale delle criminalità, anche in zone che prima erano sicure. I soliti consigli valgono decuplicati: vestirsi in modo sobrio e poco appariscente, non portare gioielli o vestiti eleganti perchè equivale a diventare un bersaglio. Evitare le zone pericolose e guardarsi intorno quando si entra o si esce di casa perchè è il momento più vulnerabile. Conoscere i propri vicini, osservare i dintorni e chiamare i carabinieri se si notano persone sospette. I cani sono un ottimo investimento per la sicurezza nonostante il costo.

Dove chiedere aiuto
Se le cose si mettono veramente male non bisogna provare vergogna di rivolgersi alla Caritas o altre associazioni di aiuto. L’esperienza di altri paesi insegna che la rete di assistenza della Chiesa Cattolica sarà una delle poche cose che continuerà a funzionare. E’ comunque bene avere un piano di riserva per trasferire la famiglia in un luogo più sicuro, anche all’estero, nel caso che la situazione nella propria zona diventi insostenibile.

Renzo Barbieri.

Il delicato fiore della democrazia.

In pochi, decisivi, colpi il governo “fantoccio” del prof. Monti ha compiuto una serie di “riforme” destinate a dare i propri frutti negli anni a venire, a scanso di improbabili dietrofront da parte di una classe politica sempre più squalificata ed impotente.

Accanto alla più volte citata “riforma” delle pensioni e del mercato del lavoro, alcune settimane fa, sono state votate ed approvate dal parlamento alcune importanti modifiche alla Carta Costituzionale. Parliamo cioè degli artt. 81, 97 e 119. La prima modifica, quella relativa all’art. 81, è ben conosciuta a tutti ed introduce la cosiddetta regola d’oro del pareggio di bilancio imposta dalla Germania ai Paesi mediterranei considerati deboli (oltre a noi il medesimo principio è stato adottato anche in Spagna). Con la modifica dell’ art. 97 si introduce l’obbligo del pareggio di bilancio a tutte le amministrazioni pubbliche nel rispetto dell’ordinamento dell’unione europea. Ma è con l’art.119 che si introduce una novità particolarmente inquietante: viene cioè stabilito che gli enti pubblici come comuni, province, città metropolitane e regioni dovranno concorrere all’adempimento dei vincoli economico-finanziari derivanti dall’ordinamento dell’unione europea. In pratica le pubbliche amministrazione, in tema di bilancio, non risponderanno più alle regole dello stato italiano ma a quelle della cosiddetta unione europea.

Se i media hanno dato sufficiente copertura alla riforma dell’art.81 (che però dovrebbe essere letta in combinato disposto col cosiddetto fiscal compact che ci obbliga a rientrare ogni anno di 1/20 del debito pubblico per 20 anni) niente è stato detto sulle successive modifiche dell’art. 97 e soprattutto 119. E nemmeno una parola è stata spesa circa la opportunità/legittimità di una operazione grazie alla quale un parlamento totalmente squalificato ha potuto modificare in un colpo solo alcuni importanti articoli della Costituzione, evitando accuratamente il referendum (sfruttando l’art.138 della stessa Carta: “non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”).

L’impressione è che di  legalità in legalità il processo di erosione della capacità/possibilità decisionale dei cittadini sia ormai giunto ad uno stadio piuttosto avanzato. Si registra cioè sempre più la tendenza ad applicare un principio molto caro ai sostenitori della cosiddetta tecnocrazia: il “popolo” dovrebbe essere chiamato a decidere solo le cose meno importanti mentre le scelte davvero dirimenti dovrebbero essere prese da strutture sovranazionali o comunque nell’ambito di comitati, gruppi, cerchie di “tecnici” o “saggi” non eletti ma capaci di essere rappresentativi di poteri non controllabili secondo i comuni sistemi democratici. Ovviamente tutto ciò sta avvenendo anche grazie alle amichevoli sponde fornite da coloro che, costituzionalmente, avrebbero il compito di tutelare il delicato fiore della democrazia.
In più c’è da dire come questo principio venga somministrato quotidianamente dai più influenti mezzi di comunicazione nostrani, compresi il Corriere della Sera e La Repubblica [LEGGI]. Non parliamo quindi di cose astratte o visioni complottistiche e pertanto distorsive della realtà.

Non sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi?