La via della droga

Film del 1977 con Fabio Testi e David Hemmings.

Hong Kong, Amsterdam, Roma, New York. La via della droga, appunto. Ma con Roma a fare da “ponte” per l’America. Uno strano personaggio (Fabio Testi) si aggira per le vie e le acque di Hong Kong alla ricerca di una importante partita di eroina da smerciare sul mercato europeo. Tra insospettabili vecchiette e adepti di templi buddisti raccoglie la droga e parte alla volta di Roma nella speranza di incontrare il suo “contatto”, esponente di una grande organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti tra l’Europa e gli Stati Uniti. Ma all’aeroporto romano qualcosa va storto. Un cane dell’antidroga si mette ad abbaiare ed il piano di Fabio(questo il suo nome anche nel film) va a rotoli. Alla scena assiste un poliziotto americano (David Hemmings) di stanza nella capitale italiana per provare a interrompere un grosso canale che sfocia negli Usa. Il suo nome è Mike Hamilton: si muove in maniera disinvolta e ha una pericolosa tendenza ad umiliare i colleghi italiani. Mike interroga Fabio e dopo una mezza collutazione lo fa sbattere dentro.
Qui avviene l’incontro con un giovane drogato (Wolfango Soldati), sempre alla ricerca di una dose ed in perenne crisi di astinenza. Le sue condizioni sono davvero pessime: non solo è stato pestato dagli spacciatori e forse pure dagli sbirri ma è preda dei tremori tipici di chi ha bisogno assolutamente di bucarsi. Intuisce che Fabio può fare qualcosa per lui: gli chiede, in ginocchio, una dose che magicamente si materializza grazie ad una trovata alla James Bond: la scarpa col tacco “portatutto”.
I due riescono a fuggire dalla prigione e a ritracciare degli “amici” del giovane tossico, in realtà uno dei gruppi che controllano il giro della droga a Roma. Costoro vivono in una specie di “comune” che teoricamente dovrebbe essere una compagnia teatrale ma che invece è un vero punto di raccolta per lo spaccio della droga.
Fabio conosce il capo del gruppo, un certo Gianni (Joshua Sinclair), col quale ha un piccolo scambio di idee. I due però si piacciono e pensano di iniziare una collaborazione: Fabio dovrà recuperare una partita di eroina a Genova.
Ovviamente si tratta di una trappola dalla quale riuscirà a salvarsi a colpi di revolver riportando così la droga a Roma.
Durante una irruzione della polizia si genera un furioso inseguimento tra Mike (lo sbirro americano) e Fabio che si conclude in una classica terrazza della Roma popolare. Ed è qui che lo spettatore scopre la vera identità di Fabio: si tratta di un poliziotto sotto copertura, un infiltrato amico di Mike che cerca di arrivare al capo dell’organizzazione che inonda Roma e New York di droga.

Fabio torna dai suoi “amici” criminali e suggerisce un colpo incredibile: andare a prendere la droga laddove più è disponibile, cioè nei depositi della polizia. A tale scopo gli servono un paio di uomini fidati dell’organizzazione, da vestire da poliziotti. Il colpo quasi riesce, se non fosse per un paio di carabinieri che si insospettiscono degli strani movimenti del trio. A questo punto inizia una drammatica sparatoria tra (finti) poliziotti e (veri) carabinieri alla quale parteciperà pure Mark l’americano.
L’azione si dimostra comunque decisiva per la disarticolazione dell’organizzazione dato che dentro i pacchetti di droga era stata preventivamente collocato un segnalatore di posizione(una sorta di GPS ante litteram) che porta la polizia sulle tracce degli spacciatori. Ed è proprio qui che inizia la seconda parte del film, quella d’azione, dove il racket della droga tutto al completo darà la caccia a Fabio per vendicarsi.

A metà strada tra un drug-movie e un poliziottesco La Via Della Droga poteva essere un film ben più interessante rispetto a quanto Castellari sia davvero riuscito a realizzare. Sarebbe forse bastato qualche mezzo in più e uno sforzo maggiore nella scrittura della sceneggiatura per confezionare un’altra perla per un regista che ha abituato i suoi fan a ben altri exploit.
Il film in questione ha infatti il grosso difetto di non scavare sulla psicologia dei personaggi (quasi tutti inesistenti se si esclude forse solo quello di Testi). I mezzi sono pochi e si vede, ben più che in altre occasioni dove le produzioni non sono state particolarmente ricche. In più il mondo della droga è rappresentato in maniera estremamente stereotipata (il giovane ragazzo con le crisi di astinenza e la sua fidanzata che si prostituisce per poi morire di overdose, le botte da parte degli spacciatori, la rapina dal gioielliere che degenera in omicidio ecc…). Le scene d’azione della seconda parte del film (quando Testi viene scoperto dall’organizzazione) sono interessanti ed è proprio qui che si intravede il Castellari migliore. Peccato solo alcune forzature ed esagerazioni nonché la conclusione “aerea” abbastanza ridicola.
Per quanto attiene gli attori Castellari s’affida in buona parte al cast che aveva caratterizzato uno dei suoi film più belli Il Grande Racket: Fabio Testi, Joshua Sinclair e una buona dose di altri caratteristi già presenti nella precedente pellicola (Massimo Vanni e il corpulento Romano Puppo). In più c’è quel David Hemmings -reduce dal successo di Profondo Rosso– attore inglese di grande talento caratterizzatosi per scelte di carriera non proprio consone alle sue potenzialità.
Insomma, il film può essere visto per pura curiosità: non annoia ma non è nemmeno uno di quelli che più si ricorda dell’incredibile filone poliziottesco che ha caratterizzato il cinema italiano fino al 1980. La musica è uno dei pezzi forti di questo titolo ed è firmata dai Goblin.

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