Detenuto in attesa di giudizio.

Film con Alberto Sordi del 1971. Regia di Nanni Loy.

Il geometra Di Noi (Alberto Sordi) vive e lavora in Svezia con la bella moglie indigena e i due bambini. Gli affari vanno a gonfie vele e la società per la quale lavora il geometra ha appena avuto un importante appalto dalle autorità del luogo. Di Noi decide di concedersi una breve vacanza prima dell’effettivo inizio dei lavori, ripromettendosi di tornare in Svezia per seguirne da vicino la realizzazione. Carica sulla sua Volvo la moglie e i figli, aggancia la roulotte, e si dirige carico di nostalgia verso il Bel Paese come tanti altri suoi connazionali. I Di Noi scendono verso il sud cantando e scherzando senza presagire alcunchè circa quello che sarebbe successo di lì a poco. Alla frontiera del Brennero l’allegra famiglia viene come da procedura fermata per il controllo passaporti: ad un certo punto gli agenti chiedono gentilmente al geometra di scendere dall’auto a causa di un piccolo disguido, “una cosa da niente”. Di Noi si reca in ufficio assieme alle guardie e dopo pochi secondi viene caricato su un’Alfa dei Carabinieri e portato in carcere. Tutto questo senza che la moglie si accorgesse di nulla.
Di Noi si dispera ma crede, in buona fede, ad un equivoco. L’ingresso in carcere è scioccante. Nessuno gli dice niente circa le ragioni del suo arresto. L’ispezione corporale e lo scatto delle foto segnaletiche sono due momenti assolutamente drammatici. Il tutto avviene tra il totale disinteressamento di chi dovrebbe prendere in “custodia” il nuovo arrivato, al quale viene anzi rinfacciato di non sapere il perchè si trovi lì e il perchè mantenga quell’atteggiamento da finto innocente.
Iniziano i trasferimenti da un carcere all’altro: su gomma, su rotaia, per mare. Di Noi visita quasi tutte le carceri d’Italia, venendo esibito – in catene con gli altri detenuti – al qualunquismo e allo sguardo accusatore dei normali “bravi” cittadini.
Intanto la moglie svedese (Elga Andersen) cerca di capire dove sia finito, scontrandosi con la diffidenza e l’inefficienza dell’apparato burocratico italiano. Riesce a ricostruire pian piano le tappe della via crucis del marito ma arriva sempre un momento in ritardo: quando pensa di averlo finalmente trovato scopre che è stato nuovamente trasferito.
Di Noi si deve scegliere un avvocato e la cosa è difficile perchè non ne conosce nessuno. Le guardie carcerarie si offrono di consigliargli il proprio “sponsorizzato” (col quale ovviamente si dividono le parcelle). Durante una rivolta – conseguenza delle difficili condizioni di detenzione e di un drammatico suicidio – Di Noi dà prova di tutto il suo senso di inadeguatezza. Gli altri detenuti escono dalle proprie celle. Viene aperta anche la sua ma egli rimane dentro per paura di peggiorare la propria situazione dato che di lì a poco avrebbe potuto finalmente parlare con il giudice (cosa possibile solo con la presenza di un avvocato, appunto). La presenza di una guardia carceraria schiaffata dentro la cella di Di Noi a seguito della rivolta simboleggia la comune detenzione di carcerati e guardie all’interno dei penitenziari italiani.
A seguito della rivolta repressa in modo violento dalla polizia Di Noi e gli altri verranno nuovamente trasferiti. E sarà in questo ultimo carcere che il geometra conoscerà gli abusi sessuali da parte di un gruppo di camorristi.

Drammatico film di Nanni Loy con un indimenticabile Alberto Sordi, Detenuto in attesa di giudizio è un titolo incredibilmente attuale considerando il penoso stato delle carceri italiane tra sovrappopolamento e cronica incapacità di attuare le disposizioni costituzionali che parlano di “recupero del detenuto”.
Se si pensa che oggi il 40% dei carcerati è per l’appunto in attesa di giudizio si può capire quanto sia sistematica la violazione della legge e quanto i 40 anni che ci separano da questo film siano passati inutilmente.
La pellicola si avvale – oltre che di un grande Sordi – di un convincente Lino Banfi (qui nelle vesti di un ineffabile direttore carcerario) e di una serie di caratteristi ben conosciuti dai cultori del cinema di genere italiano degli anni 70 (Nazzareno Natale e Tano Cimarosa su tutti).
Commovente la scena della messa nella quale i detenuti compiono un piccolo gesto di disobbedienza mettendosi a pregare a voce alta contrariamente a quanto disposto dal regolamento penitenziario.
Il film spiega mirabilmente le difficili condizioni della detenzione che portano il carcerato ad uno stato di annichilimento vicino all’impazzimento (Sordi, nel film, comincia a dare di matto e gli viene imposta una camicia di forza).
Detenuto in attesa di giudizio evidenzia come in carcere finiscano i poveracci, come sia facile entrarci disgraziatamente per un errore giudiziario, come si possa finire nel giro di un giorno nell’occhio della riprovazione popolare per colpe non proprie (i detenuti vengono insultati per strada dai bravi italiani durante gli spostamenti da un carcere all’altro).
Detenuto in attesa di giudizio. Ovvero quando la sinistra era garantista (e la destra forcaiola).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...