Europeisti a chiacchiere.

Da italiano non è stato certamente piacevole vedere il duo Sarkozy-Merkel sghignazzare circa lo stato attuale dell’Italia e del suo premier. Non ho però provato vergogna al contrario di chi non ha una grande considerazione del proprio Paese a prescindere. Mi è piaciuto Pierferdinando Casini, l’unico leader politico che abbia detto parole chiare contro il siparietto franco-tedesco. Sul resto delle opposizioni sarebbe il caso di stendere un velo pietoso, a partire dagli ex fascisti. Quando si parla di una opposizione anti-italiana l’osservazione comincia a riguardare anche loro.

Il premier Berlusconi ha certamente fatto di tutto per rovinare irrimediabilmente la propria immagine pubblica. Non si è fatto mancare nulla. Ed è chiaro come tutto questo si inserisca nella più totale inerzia del suo governo. Le opposizioni, se si esclude forse proprio Casini, sono davvero poca cosa. In quasi 4 anni di governo Berlusconi non c’è stata -da parte del centrosinistra- la capacità di elaborare una piattaforma politico-programmatica degna di questo nome. L’invocazione, ripetuta come un “mantra”, è sempre stata quella di chiedere le dimissioni del premier. Cosa legittima ma alla lunga stucchevole. Si è poi scatenata la ricerca del “papa straniero”, ovviamente tra quegli stessi poteri economici-massonici-bancari in massima parte responsabili della crisi.

Tra l’altro la posizione del PD in relazione alla lettera mandata dalla BCE all’Italia è apparsa piuttosto ambigua. Alcuni come Enrico Letta hanno detto di condividerla, altri più legati al treno CGIL si sono dimostrati piuttosto scettici (eufemismo) circa la possibilità che un governo a guida democratica possa in futuro colpire gli stipendi dei dipendenti pubblici o attaccare le pensioni.

Una simile situazione si sta riproducendo in queste ore all’indomani del “diktat” dato all’Italia da parte di Francia e Germania relativamente al varo di riforme urgenti nella previdenza. La sinistra, a parte le prevedibili richieste di dimissioni del premier, non chiarisce la propria posizione sul merito dei provvedimenti richiesti. Anzi il sospetto è che ampia parte dell’opposizione sia contraria ad un innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Si verificherebbe quindi una singolare divaricazione tra un acritico europeismo di facciata e la necessità di fare politiche richieste dall’Europa (cioè dal duo franco-tedesco). Sarebbe poi davvero interessante discutere se queste riforme servano davvero a salvare l’euro, una moneta nata in uno strano modo e forse destinata al naufragio più ignominioso.

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