Quando ciascuno guarda al proprio ombelico…

Diverse persone con i capelli bianchi affermano come quella attuale sia, per l’Italia, la crisi più grave dal dopoguerra. Addirittura peggiore rispetto agli anni di piombo. Tra l’altro non è da escludere che ci possa essere un qualche legame tra i due periodi, se non proprio di causalità almeno sotto il profilo della gestione finanziaria dello stato.

Paolo Cirino Pomicino ha dichiarato che i politici della sua generazione avevano dovuto salvare il Paese dal terrorismo. Sulla base di questa esigenza, l’ex ministro democristiano giustificava le cosiddette “baby” pensioni, la politica assistenziale, l’espansione abnorme dello stato nell’economia, l’esplosione della spesa pubblica non diretta agli investimenti e alle infrastrutture. Altri parlano invece di “democrazia acquisitiva” per delineare il quadro degli anni 70-80(in realtà si potrebbe allargare l’ambito temporale). Ovvero una politica che compra il consenso attraverso l’elargizione di mance, posti pubblici, pensioni, assistenzialismi vari. Tutto a scapito del bilancio pubblico e delle future generazioni, ovviamente. In realtà, non è detto che le due tesi siano in contrapposizione: anzi, in termini diversi esprimono il medesimo concetto. Acquisire il consenso, mantenere narcotizzata l’Italia e prosciugare il potenziale “brodo di coltura” favorevole ai piani eversivi di qualche pericolosa testa calda. Una spiegazione contemporaneamente autoassolutoria ma non priva di qualche aggancio alla realtà.

Se guardiamo la serie storica del debito pubblico italiano, assistiamo ad una continua salita a partire dal 1970, con qualche significativa flessione intorno alla fine degli anni 90 (non però durante i governi Amato-Ciampi, come scrive la vulgata corrente) dovuta alle politiche virtuose adottate per entrare nell’euro e grazie ad una congiuntura economica molto diversa rispetto a quella attuale. Alcune isolate voci si erano levate anche in Italia circa la pericolosità dell’operazione-euro, ma vennero tacitate con l’attribuzione dell’infamante marchio di “euroscetticismo”. Costoro, tra i quali in primis Antonio Martino, avevano messo in guardia dai pericoli insiti nella costruzione di una moneta unica senza lo stato, cosa mai successa nella ormai lunga e travagliata storia dell’umanità. E’ sempre nato prima lo stato rispetto alla moneta, ma in questo caso si decise di fare il contrario lasciando il timone dell’Europa ai banchieri ed ai cosiddetti tecnocrati. D’altronde, non c’era nemmeno bisogno di uno stato perchè la nuova moneta sarebbe stata coniata dalla cosiddetta Banca Centrale Europea -in barba agli insegnamenti e moniti che già a suo tempo aveva lanciato Thomas Jefferson indimenticato presidente americano- ma in linea con quanto purtroppo succede anche negli Stati Uniti. Ovviamente i media non si occupavano di simili quisquilie ed era tutto un peana di felicitazioni e festeggiamenti sul grande traguardo storico appena ottenuto. Anzi, comparivano insistiti articoli nei quali si plaudiva alla “indipendenza dei banchieri” rispetto alla politica. Di quale traguardo parlavano? Forse l’essere governati da un pool di banchieri con la conseguente irrilevanza dell’unico organo eletto, ovvero il Parlamento Europeo?

Sono passati 10 anni e stiamo qui a dolerci del fatto che la politica (la democrazia) sia sostanzialmente impotente rispetto al potere bancario e finaziario. Abbiamo un sistema nel quale pochi guru della finanza possono decidere di far saltare un Paese se non addirittura un sistema come quello dell’euro. Si è creata, in pochissimi anni, una nuova divisione del lavoro che ha favorito delocalizzazioni ed enormi spostamenti di capitali da un Paese all’altro, da un continente all’altro. Si sono aperti i mercati senza prima preoccuparsi di individuare un nucleo minimo di regole che evitassero ad alcune economie di fare concorrenza sleale sulle altre.

In tutto questo caos, noi italiani abbiamo la sfortuna di una classe “dirigente” totalmente inadeguata (volendo usare un eufemismo). Si tratta di personaggi davvero incredibili, delle tragiche macchiette, che si arrabattano nei loro intrallazzi mentre l’Italia è sull’orlo dell’abisso. Un coacervo di utilizzatori finali, ruffiani, papponi, puttane, ladri di polli, approfittatori, ricattatori, spioni, da lasciare francamente basiti. C’è forse da sospettare che alla fine del destino dell’Italia non freghi niente a nessuno. C’è anche chi ci vedrebbe bene come protettorato di Francia e Germania, perchè tanto “noi siamo dei cialtroni incapaci di autogovernarci”. Indubbiamente i veri Padri della Patria (quelli Risorgimentali, per intenderci) si staranno rivoltando nella tomba. C’era da aspettarsi un epilogo diverso? Credo di no: alla fine, della nostra sovranità non ce n’è importato mai nulla. Abbiamo sempre fatto a gara a porci sotto la “garanzia” di qualche altro fino ad arrivare a questo sogno presto tramutatosi in disgraziatissimo incubo, chiamato in vari modi: Europa, Euro, BCE aka Globalizzazione.

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