IL PROFETA.

A PROPOSITO DI NOIR, VORREI SEGNALARE QUESTO BEL FILM DI JACQUES AUDIARD. SI TRATTA DELLA STORIA DI MALIK, UN GIOVANE ARABO FINITO IN GALERA A SEGUITO DELL’AGGRESSIONE AD UN AGENTE (REATO PUNITO CON MOLTA SEVERITà IN FRANCIA). MALIK FA PARTE DI QUELLA TIPOLOGIA DI ARABO NON PRATICANTE ED IN REALTà NEMMENO TROPPO PORTATO A FRATERNIZZARE CON QUELLI DELLA SUA ETNIA. E’ IGNORANTE, NON SA Nè LEGGERE Nè SCRIVERE. AVENDO PERSO I GENITORI IN TENERA ETà ED ESSENDO FINITO IN UN ORFANOTROFIO NON SA FARE NULLA, Nè CONOSCE I PRECETTI DEL CORANO. BEVE ALCOLICI, MANGIA CARNE DI MAIALE, NON FREQUENTA GLI ALTRI ARABI PRESENTI NEL PENITENZIARIO. HA PERò LA FORTUNA/SFORTUNA DI ESSERE NOTATO DA UN BOSS CORSO CHE è INTENZIONATO AD ELIMINARE UN ARABO SUO CONCORRENTE NEL TRAFFICO DI STUPEFACENTI: MALIK PUò ESSERGLI UTILE PERCHè PIACE ALL’ARABO (I DUE AVEVANO AVUTO MODO DI CONOSCERSI NELLE DOCCE DEL CARCERE). LA PROPOSTA DEL CORSO è DI QUELLE CHE NON SI POSSONO RIFIUTARE: UCCIDI L’ARABO O IO UCCIDO TE. IL POVERO MALIK ENTRA IN STATO CONFUSIONALE: UCCIDERE NON FA PARTE DELLA SUA ETICA (AMMESSO NE ABBIA UNA). IN REALTà AVREBBE SOLO VOGLIA DI FARSI GLI AFFARI PROPRI E SCONTARE GLI ANNI CHE IL GIUDICE GLI HA INFLITTO SENZA TROPPI PROBLEMI. DI CONSEGUENZA CERCA IN TUTTI I MODI DI DIVINCOLARSI DAL MORTALE ABBRACCIO DEL CORSO: PROVA A SEGNALARE IL CASO ALLA DIREZIONE DEL CARCERE, PROVA A PESTARE SENZA MOTIVO UN DETENUTO PER GUADAGNARE L’ISOLAMENTO MA IN TUTTI I CASI VIENE RAGGIUNTO DAGLI UOMINI DEL CORSO CHE LO BRUTALIZZANO INDUCENDOLO, INFINE, AD ACCETTARE L’INCARICO. E’ QUI CHE INIZIA UNA SORTA DI ADDESTRAMENTO: MALIK DOVRà, GRAZIE ALLA COMPLICITà DEI CARCERIERI CORROTTI, PRESENTARSI PRESSO LA CELLA DELL’ARABO FINGENDO DI VOLER AVERE UN RAPPORTO SESSUALE CON LUI SALVO POI TAGLIARGLI LA GOLA CON UNA LAMETTA PREVENTIVAMENTE NASCOSTA DENTRO LA BOCCA. GLI UOMINI DEL CORSO INSEGNANO A MALIK LE MOSSE DA FARE (SPESSO ACCOMPAGNANDO LA DIDATTITA COL CONGRUO NUMERO DI BOTTE) MA SARà L’IMPROVVISAZIONE, LA DISPERAZIONE, L’ISTINTO DI AUTOTUTELA A PERMETTERE A MALIK DI ASSASSINARE L’ARABO. COSì FACENDO RISCATTERà LA SUA VITA. DA QUEL MOMENTO IN POI, INFATTI, ENTRA DEFINITIVAMENTE NELL’ORBITA DEL CORSO E DEL SUO CLAN, UNICO ARABO DEL GRUPPO. QUESTO GLI COSTERà LA DIFFIDENZA SE NON IL DISPREZZO DEGLI ALTRI ARABI. AVRà PERò LA POSSIBILITà DI COMINCIARE A SCALARE LE GERARCHIE, IMPARANDO LA DURA LEGGE DEL CARCERE E DELLA MALAVITA. VERRà INFATTI ALFABETIZZATO ED ISTRUITO AL LAVORO MANUALE TRAMITE UNA COOPERATIVA CHE OPERA ALL’INTERNO DEL CARCERE. QUì CONOSCERà IL SUO FUTURO FRATELLO, RYAD, MALATO DI CANCRO AI TESTICOLI MA ANCORA IN GRADO DI SUPPORTARE MALIK NEL SUO RISCATTO DENTRO E FUORI DAL CARCERE. LO STESSO MALIK OTTERRà, PER BUONA CONDOTTA, LA POSSIBILITà DI LASCIARE DURANTE IL GIORNO IL CARCERE: UFFICIALMENTE PER LAVORARE IN UN’OFFICINA, IN REALTà PER SBRIGARE GLI AFFARI CHE IL CORSO HA ALL’ESTERNO (“TU MI APPARTIENI, LE TUE USCITE MI APPARTENGONO” GLI DICE L’ANZIANO BOSS). A SEGUITO DI QUESTE USCITE SI DETERMINERANNO MOLTE VICENDE, SPESSO VIOLENTE, CHE VARRANNO AL GIOVANE MALIK IL SOPRANNOME DI “PROFETA” (DATOGLI DA UN PERICOLOSO MALAVITOSO PER LA SUA CAPACITà DI PREVEDERE GLI EVENTI). LA CATENA DEGLI AVVENIMENTI E LA CRESCENTE IMPORTANZA DI MALIK LO PORTERANNO AD UCCIDERE IN UN’AZIONE ESTREMAMENTE EFFERATA IL CONCORRENTE DI LUCIANI, IL BOSS CORSO CHE LO COMANDA ANCORA DA DIETRO LE SBARRE.

QUANDO HO VISTO “IL PROFETA” HO PENSATO SUBITO, CON UN CERTO RAMMARICO, ALLA DIFFERENZA CHE PASSA TRA UN BUON NOIR FRANCESE ED UN “BUON” NOIR ITALIANO. PRATICAMENTE LA STESSA TRA UNO CHAMPAGNE DOM PERIGNON ED UN DISCRETO SPUMANTE, ADATTO A FESTEGGIARE L’ANNO NUOVO CON GLI AMICI. DETTO IN TERMINI CHIARI, HO MENTALMENTE CONFRONTATO QUESTO FILM COL VALLANZASCA DI PLACIDO. D’ACCORDO, IL PERIODO STORICO TRATTATO NEI FILM è MOLTO DIVERSO, COSì COME IL CONTESTO SOCIALE/RAZZIALE DESCRITTO. PERò C’è OBIETTIVAMENTE UN ABISSO, UNA DIFFERENZA DI VALORI CHE IN BUONA FEDE NON PUò NON ESSERE NOTATA. NE “IL PROFETA” ABBIAMO DEGLI ATTORI FANTASTICI, A PARTIRE DAI DUE PRINCIPALI(Tahar Rahim e Niels Arestrup). ABBIAMO DEI TRUCIDI DEGNI DEI MIGLIORI POLIZIESCHI ITALIANI DEGLI ANNI 70, LADDOVE IN “VALLANZASCA” ,CHE PURE QUEL PERIODO AVREBBE DOVUTO RAPPRESENTARE, SI VEDONO DEGLI IMPACCIATI ATTORI CON MESSE IN PIEGA ED ABITI GROTTESCHI. USO L’AGGETTIVO “GROTTESCO” PERCHè TUTTO SOMIGLIA AGLI ANNI 70, MA è CHIAMENTE FATTO NEL 2010. NE “IL PROFETA” I PERSONAGGI SONO CARATTERIZZATI, HANNO DEI TIC, UNA PERSONALITà, UNO STILE CHE TE LI FA RICORDARE A LUNGO: IN “VALLANZASCA”, A PARTE IL GRANDE ROSSI STUART, ABBIAMO DEI PUPAZZI COMINCIANDO DA CHI AVREBBE DOVUTO IMPERSONARE TURATELLO (OVVERO SCIANNA). NE “IL PROFETA” ABBIAMO DIALOGHI CREDIBILI, UN COMMENTO MUSICALE SEMPRE IN LINEA CON LA TENSIONE DEL FILM, UNA VIOLENZA TERRIBILE MA CREDIBILE. SI HA LA POSSIBILITà DI ENTRARE IN UN CARCERE FRANCESE E QUASI SENTIRNE L’ODORE. DETTO IN ALTRI TERMINI, SI HA QUELLO CHE KINSKI DEFINIVA “REALISM”. TUTTO CIò TENDE A LATITARE PESANTEMENTE NEL FILM DI PLACIDO, TRANNE NELLE SCENE DEL CARCERE.

“IL PROFETA” HA VINTO 8 CESAR FRANCESI ED è ENTRATO NELLE NOMINATION AGLI OSCAR COME MIGLIOR FILM STRANIERO. MA CIò NON CONTA, ANCHE SE SI TRATTA DI RICONOSCIMENTI. QUELLO CHE è IMPORTANTE SOTTOLINEARE è LA COMPLESSITà, LA CAPACITà, IL CUORE, L’ESPERIENZA E L’ATTENDIBILITà CHE RICHIEDE NECESSARIAMENTE UN NOIR. APPUNTO “IL PROFETA” è UN CASO DI STUDIO SU COME DOVREBBE ESSERE FATTO UN NOIR.

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