Romanzo criminale.

Romanzo Criminale ha avuto un largo successo e di fatto ispirato una serie tv molto importante stimolando un rinnovato interesse per le “gesta” della Banda della Magliana. Il film, a sua volta, è stato sceneggiato partendo dall’omonimo libro del magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo (autore a mio avviso di una furba, pura e semplice scopiazzatura di tutte le vicende connesse alla Banda). RC si divide sostanzialmente in tre parti: la prima con dominus “Libano”, impersonato da Pierfrancesco Favino, assai simile nei modi e nelle caratteristiche a Franco Giuseppucci (detto “er fornaretto” poi “er negro”, per via della sua fede politica) primo vero boss della Banda. La seconda parte, successiva alla morte di Libano, ruota intorno al Freddo, rappresentato da Kim Rossi Stuart: questo personaggio dovrebbe, a grandi linee, ricalcare Maurizio Abbatino uno dei capi della Banda, protagonista di una storia giudiziaria estremamente interessante. L’ultima parte del film vede come focus la figura del Dandi, ovvero Claudio Santamaria, personaggio ispirato ad Enrico De Pedis, l’ultimo vero boss della Magliana ucciso a Roma nel 1990.

Devo dire che Placido dà effettivamente il meglio di sé in questo film. Ritengo RC il suo vero capolavoro da regista. Certamente parliamo di un film ben più riuscito di “Vallanzasca gli angeli del male”, per il quale ci sarà un commento prossimo venturo. Mi sono però sempre domandato cosa ci fosse in RC che non mi convincesse. Credo di aver individuato almeno un paio di ragioni: prima di tutto trovo i lavori di Placido troppo “melodrammatici”, laddove io amo il sarcasmo, la mordacità, il gusto della battuta magari cattiva ma ben detta. Non ritengo che nei film di Placido questo schema trovi spazio. I suoi personaggi si prendono tutti tremendamente sul serio e non c’è mai lo scatto, lo humour nero che caratterizza diversi registi italiani della vecchia scuola. In RC questi difetti sono in parte attenuati, grazie alla massiccia presenza di attori romani che hanno nel sangue il gusto per la battuta e nel volto la capacità di suggerirla. In secondo luogo, in questo film abbiamo un pò troppi “belli”, laddove i componenti della Banda erano ragazzi di strada. Se contiamo Rossi Stuart, Santamaria, Accorsi, Scamarcio, l’attrice che interpreta la prostituta Patrizia, ma anche Jasmine Trinca abbiamo un parterre di attori/modelli di prim’ordine… E’ un pò l’opinione espressa da Lenzi, col quale non posso che essere d’accordo. In terzo luogo, ma questo è un piccolo difetto, non mi è piaciuto tanto il doppiaggio di Anna Mouglalis (appunto Patrizia, la donna del Dandi). Troppo pulitino, anche se ammiccante. E poi in alcuni momenti del film appare evidente la differenza tra la parlata in presa diretta degli altri e  il doppiaggio dell’attrice.
Un quarto elemento che non mi ha convinto del tutto è l’uso stile fiction/documentario di filmati d’epoca che dovrebbero proiettare lo spettatore nel clima di quegli anni e che invece lo ridestano dal film.

I pregi sono ovviamente ben più numerosi, considerando anche il grande successo della pellicola (assolutamente meritato). Il film scorre bene, considerando che parliamo quasi di 3 ore. Traccia un quadro piuttosto organico dell’attività criminale della Banda e del legame di amicizia che lega i vari componenti. I personaggi sono ben delineati compresi quelli minori. Lasciano il segno i ruoli di cameo, pensiamo al cosiddetto Zio Carlo (Gigi Angelillo che impersona un esponente della mafia siciliana). Tutti, veramente tutti, i personaggi di contorno sono bene caratterizzati ed attirano l’interesse e la curiosità dello spettatore; ritengo che questa sia una delle principali differenze tra RC e Vallanzasca.

Pierfrancesco Favino fa una parte maiuscola, fornisce una prova d’attore davvero eccezionale. Rossi Stuart è anch’egli molto bravo, di sicuro ai livelli che oramai ci aspettiamo da lui. Anche Claudio Santamaria non è male, sia pur un pò al disotto dei primi due. Accorsi è un buon attore, anche se trovo un pò strano un commissario dal cognome siciliano ma dall’accento bolognese. Avrei forse preferito un interprete meno “scenoso”. Le protagoniste femminili sono entrambe convincenti, sia la Mouglalis che la Trinca. Fredda altera la prima, ragazza acqua e sapone la seconda. Jasmine Trinca ha una recitazione non recitazione che la rende sempre molto gradevole. Direi che quando un attore non dà l’impressione di recitare un copione fa sempre un buon lavoro.

I personaggi di contorno sono tutti esptremamente convincenti, da Antonello Fassari, al giovane Venditti, al Terribile o a Gemito.

Le musiche sono azzeccate, direi collocate nei punti cardine dei film. Un buon mix tra brani d’epoca e OST.

Per quanto riguarda i riferimenti storici, sono riportati i legami tra la Banda ed alcune entità “istituzionali” così come i rapporti con la mafia siciliana. Sono invece del tutto assenti quelli col Vaticano e con la loggia P2, anche se qualcosa s’intravvede con l’uccisione di Scamarcio(le dinamiche ricordano la morte di Danilo Abbruciati).

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2 comments

  1. Anch'io ho apprezzato molto questa trama e la realizzazione di Placido. In effetti a volte sembra tutto un po' troppo forzato, recitazione compresa.

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