Mese: agosto 2011

Enigma – Il mostro di Firenze.

Mostro di Firenze è la denominazione sintetica utilizzata dai media italiani per riferirsi all’autore o agli autori di una serie di otto duplici omicidi avvenuti fra il 1968 e il 1985 nella provincia di Firenze.
L’inchiesta avviata dalla Procura di Firenze ha portato alla condanna in via definitiva di due uomini identificati come autori materiali di 4 duplici omicidi, i cosiddetti compagni di merende: Mario Vanni e Giancarlo Lotti mentre il terzo, Pietro Pacciani, condannato in primo grado a più ergastoli per 7 degli 8 duplici omicidi e successivamente assolto in appello, è morto prima di essere sottoposto ad un nuovo processo di appello, da celebrarsi a seguito dell’annullamento della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione. Le Procure di Firenze e Perugia sono state recentemente impegnate in un’indagine volta a individuare i presunti mandanti.
La vicenda ebbe molto risalto anche dal punto di vista sociale, suscitando estrema paura per la tipologia di vittime (giovani fidanzati in atteggiamenti intimi) ed aprendo l’opinione pubblica italiana al dibattito sull’opportunità di concedere con maggiore disinvoltura la possibilità per i figli di trovare l’intimità a casa, evitando i luoghi pericolosi.

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VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE.

L’ULTIMO FILM DI MICHELE PLACIDO è UN NOIR, GENERE NEL QUALE I FRANCESI SONO MAESTRI E CHE NOI ITALIANI ABBIAMO QUALCHE REMORA A PORTARE SUI GRANDI SCHERMI. PLACIDO HA AVUTO DEI GRATTACAPI CON QUESTA PELLICOLA, COSì COME TUTTI QUELLI CHE LO HANNO PRECEDUTO NEL TENTATIVO DI RIPERCORRERE -CINEMATOGRAFICAMENTE PARLANDO- LA STORIA DI RENATO VALLANZASCA. LUI CI è RIUSCITO, FORTE DI SUCCESSI E QUINDI DI UN CERTO POTERE CONTRATTUALE, ALTRI NO. QUANDO IL BUON MICHELE DICE CHE C’è DI PEGGIO IN GIRO RISPETTO A VALLANZASCA, HA PERFETTAMENTE RAGIONE: FINISCE ADDIRITTURA PER AFFERMARE UNA OVVIETà. PERò, SECONDO ME, MANCA L’OBIETTIVO RIFERENDOSI AI POLITICI (FORSE CEDENDO AL FACILE QUALUNQUISMO O AD UNA SORTA DI RAPPRESAGLIA VERSO COLORO CHE ALL’INTERNO DEL PALAZZO HANNO CRITICATO IL FILM SENZA VEDERLO, SECONDO UN BEN NOTO SPORT NAZIONALE). I POLITICI NEL MONDO ATTUALE SONO QUASI DEI POVERI DIAVOLI, NON CONTANDO PRATICAMENTE PIù NULLA. LA CRITICA SAREBBE STATA BEN PIù FICCANTE QUALORA  FOSSE STATA RIVOLTA A CHI DETIENE EFFETTIVAMENTE LA PROPRIETà DEL VAPORE, OVVERO I GRANDI POTERI FINANZIARI E BANCARI CHE MINACCIANO DI ANNULLARE QUEL POCO DI DEMOCRAZIA CHE FATICOSAMENTE SI è RIUSCITI AD EREDITARE, A PREZZO DI GRANDI SACRIFICI PASSATI IN TERMINI DI SANGUE E LOTTE. DA QUESTO PUNTO DI VISTA UNO CHE DI NOIR SE NE INTENDEVA DAVVERO, OVVERO FERNANDO DI LEO, AVEVA GIà CAPITO TUTTO QUANDO DICEVA CHE I BANDITI DESCRITTI NEI SUOI FILMS ERANO BEN POCA COSA SE PARAGONATI A CERTI COLLETTI BIANCHI. IL VALLANZASCA DI PLACIDO è INTERPRETATO DA KIM ROSSI STUART, ATTUALMENTE UNO DEI MIGLORI ATTORI ITALIANI ED EUROPEI. A LATERE, PURTROPPO, C’è QUASI IL NULLA. QUESTO è GIUSTO AFFERMARLO ED A QUANTO PARE SEMBRA ESSERE UN’OPINIONE ABBASTANZA DIFFUSA. L’IMPEGNO C’è STATO MA IL RISULTATO SOLTANTO PARZIALMENTE OTTENUTO. KIM ROSSI STUART FORNISCE UNA GRANDE PROVA MA PARADOSSALMENTE CANNIBALIZZA GLI ALTRI ATTORI/RUOLI. LA COLPA NON è SUA MA DI UNA SCENEGGIATURA, DI UNA REGIA, DI COLLEGHI CHE NON RIESCONO A DARE SPESSORE AI PERSONAGGI DI CONTORNO. STIAMO PARLANDO DI UN GRAVE DIFETTO CHE PENALIZZA FORTEMENTE IL FILM. EPPURE INTERPRETI COME TIMI, SCIANNA, SOLARINO NON SONO PROPRIO DEGLI SPROVVEDUTI. MA IN “VALLANZASCA GLI ANGELI DEL MALE” RISCHIANO DI FARE LA FIGURA DEI PUPAZZI. NON MI HANNO ENTUSIASMATO NEMMENO I NEGRAMARO, CHE NON PAIONO DAVVERO ADATTI PER MUSICARE UNA PELLICOLA ISPIRATA AGLI ANNI 70. HO VISTO CHE NEL FILM COMPAIONO I CALIBRO 35, UNA BAND SPECIALIZZATA NELLA SCRITTURA E REALIZZAZIONE DI MUSICHE SULLO STILE DEL CINEMA DI GENERE ITALIANO: PERCHè NON RISCHIARE CON LORO, AVENDO PERò QUALCHE POSSIBILITà IN PIù DI CENTRARE IL BERSAGLIO? CHI CONOSCE I CALIBRO 35 SA DI CHE PARLO E PROBABILMENTE CONCORDERà. VORREI POI DIRE QUALCHE PAROLA SUL DECANTATO ACCENTO “LUMBARD” CHE ROSSI STUART SCIORINA NEL FILM. ALCUNI HANNO FATTO NOTARE, QUA E Là, UNA INQIETANTE GROTTESCA INFLESSIONE SARDA INFRAMEZZATA ALLA PARLATA MILANESE. ORA, SAPPIAMO CHE IL LEADER DELLA COMASINA è STATO DETENUTO PER MOLTI ANNI A BADD’è CARROS. MA è ASSAI IMPROBABILE CHE ABBIA ASSIMILATO LA PARLATA DEL LUOGO… SOPRATTUTTO PRIMA DELLA RECLUSIONE… PASSANDO ALLE NOTE POSITIVE, MI SONO PIACIUTE MOLTO LE AUTO D’EPOCA. SOTTO QUESTO PROFILO NON è STATO TRASCURATO NULLA. ANCHE LA DESCRIZIONE DI UNA CERTA REALTà CARCERARIA MI è PARSA MOLTO ATTENDIBILE E FA VENIRE IN MENTE ALTRE CELEBRI PELLICOLE COME AD ESEMPIO “IL CAMORRISTA” DI GIUSEPPE TORNATORE, ANCH’ESSA INCENTRATA SULLA VIOLENZA CARCERARIA E SUL RUOLO CHE LA DETENZIONE ESERCITA NEL MODIFICARE GLI EQUILIBRI E GLI ASSETTI DI POTERE NELLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI. ECCO, DIREI CHE LE SCENE IN CARCERE MI SON SEMBRATE PIù VERE, CREDIBILI, RISPETTO A TUTTO IL RESTO CHE FRANCAMENTE SA UN Pò DI FICTION. è NELL’AMBIENTE CARCERARIO CHE ESCE FUORI CIò CHE AVREI VOLUTO VEDERE IN TUTTO IL FILM, OVVERO LA CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI: QUESTO SIGNIFICA CONOSCERLI, AVERE UN QUALCOSA DI LORO DA CONSERVARE E RICORDARE. CHE POI è CIò PER IL QUALE SI GUARDA ED EVENTUALMENTE GRADISCE UN FILM, IN PARTICOLARE UN NOIR.

La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera.

La parola segretezza è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete.
Abbiamo deciso molto tempo fa che i pericoli rappresentati da eccessi di segretezza e dall’occultamento dei fatti superano di gran lunga i rischi di quello che invece saremmo disposti a giustificare. Non c’è ragione di opporsi al pericolo di una società chiusa imitandone le stesse restrizioni. E non c’è ragione di assicurare la sopravvivenza della nostra nazione se le nostre tradizioni non sopravvivono con essa.
Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile. E nessun membro della mia Amministrazione, a prescindere dal suo alto o basso livello, civile o militare, dovrebbe interpretare queste mie parole come una scusa per imbavagliare le notizie, soffocare il dissenso, occultare i nostri errori o negare alla stampa e al pubblico i fatti che meritano di conoscere.
Questa Amministrazione vuole essere trasparente nei propri errori, perché, come disse un saggio: «Un errore non diventa madornale finché non rifiuti di correggerlo». Vogliamo assumerci la piena responsabilità dei nostri errori e auspichiamo che voi li indichiate quando manchiamo noi di farlo. Senza dibattito, senza critica, nessuna Amministrazione e nessun Paese può avere successo come nessuna repubblica può sopravvivere.
È questo il motivo per cui il legislatore ateniese Solone definì un crimine per ogni cittadino rifuggire dal dibattito. Ed è questo il motivo per cui la nostra stampa era protetta dal Primo Emendamento l’unica attività in America specificamente protetta dalla Costituzione, che non serve per divertire e intrattenere, per enfatizzare il triviale e il sentimentale, o semplicemente per dare al pubblico ciò che vuole , ma per informare, risvegliare, per riflettere, riconoscere i nostri pericoli e le nostre opportunità, segnalare le nostre difficoltà e le nostre scelte, per guidare, plasmare, istruire e a volte persino per fare infuriare l’opinione pubblica.
All inizio del Diciassettesimo Secolo Francis Bacon commentò tre recenti invenzioni che stavano cambiando il mondo: la bussola, la polvere da sparo e la stampa. Ora che i legami tra le nazioni tracciati all inizio dalla bussola ci hanno resi tutti cittadini del mondo, le speranze e le minacce del singolo sono diventate le speranze e le minacce di tutti noi.
I tentativi di vivere insieme, l’evoluzione della polvere da sparo fino agli estremi ha messo in guardia l’umanità sulle terribili conseguenze di un fallimento. Ed è quindi alla stampa, biografa delle imprese dell’uomo, custode della sua coscienza, foriera delle sue notizie, che ci rivolgiamo per avere forza e sostegno, fiduciosi che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò per cui è nato: libero e indipendente.

John F. Kennedy

La prima udienza del processo alla banda della Magliana

 

 

La Banda della Magliana è il nome attribuito a quella che è considerata la più potente organizzazione criminale autoctona che abbia mai operato nella città di Roma. Il nome, attribuito alla banda dalla stampa , deriva da quello del quartiere romano della Magliana, nel quale risiedevano una parte dei suoi componenti.
Nata nella tarda metà degli anni settanta, la banda fu la prima organizzazione capitolina a percepire non solo la possibilità di unificare in senso operativo la frastagliata realtà della criminalità romana, ma anche a sentire l’esigenza di diversificare sia le proprie attività delinquenziali che andavano dai sequestri di persona, al controllo del gioco d’azzardo e delle scommesse ippiche, alle rapine e al traffico di sostanze stupefacenti e sia di estendere la propria rete di contatti alle principali organizzazioni criminali del Paese, dalla Mafia alla Camorra, nonché ad esponenti della massoneria, oltre che a numerose collaborazioni con elementi della destra eversiva, dei servizi segreti e della finanza.
Una vera e propria holding-criminale che, per anni, impose la sua legge nella capitale e la cui storia, fatta anche di legami mai del tutto chiariti con politica e intelligence deviata, racconta di una zona grigia non ancora del tutto conoscibile nei dettagli sul ruolo dell’organizzazione in molti dei cosiddetti misteri italiani, dal coinvolgimento nell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, al legame con il sequestro Moro, ai depistaggi nella strage di Bologna, all’omicidio del banchiere Roberto Calvi, fino al rapimento di Emanuela Orlandi.

Romanzo criminale.

Romanzo Criminale ha avuto un largo successo e di fatto ispirato una serie tv molto importante stimolando un rinnovato interesse per le “gesta” della Banda della Magliana. Il film, a sua volta, è stato sceneggiato partendo dall’omonimo libro del magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo (autore a mio avviso di una furba, pura e semplice scopiazzatura di tutte le vicende connesse alla Banda). RC si divide sostanzialmente in tre parti: la prima con dominus “Libano”, impersonato da Pierfrancesco Favino, assai simile nei modi e nelle caratteristiche a Franco Giuseppucci (detto “er fornaretto” poi “er negro”, per via della sua fede politica) primo vero boss della Banda. La seconda parte, successiva alla morte di Libano, ruota intorno al Freddo, rappresentato da Kim Rossi Stuart: questo personaggio dovrebbe, a grandi linee, ricalcare Maurizio Abbatino uno dei capi della Banda, protagonista di una storia giudiziaria estremamente interessante. L’ultima parte del film vede come focus la figura del Dandi, ovvero Claudio Santamaria, personaggio ispirato ad Enrico De Pedis, l’ultimo vero boss della Magliana ucciso a Roma nel 1990.

Devo dire che Placido dà effettivamente il meglio di sé in questo film. Ritengo RC il suo vero capolavoro da regista. Certamente parliamo di un film ben più riuscito di “Vallanzasca gli angeli del male”, per il quale ci sarà un commento prossimo venturo. Mi sono però sempre domandato cosa ci fosse in RC che non mi convincesse. Credo di aver individuato almeno un paio di ragioni: prima di tutto trovo i lavori di Placido troppo “melodrammatici”, laddove io amo il sarcasmo, la mordacità, il gusto della battuta magari cattiva ma ben detta. Non ritengo che nei film di Placido questo schema trovi spazio. I suoi personaggi si prendono tutti tremendamente sul serio e non c’è mai lo scatto, lo humour nero che caratterizza diversi registi italiani della vecchia scuola. In RC questi difetti sono in parte attenuati, grazie alla massiccia presenza di attori romani che hanno nel sangue il gusto per la battuta e nel volto la capacità di suggerirla. In secondo luogo, in questo film abbiamo un pò troppi “belli”, laddove i componenti della Banda erano ragazzi di strada. Se contiamo Rossi Stuart, Santamaria, Accorsi, Scamarcio, l’attrice che interpreta la prostituta Patrizia, ma anche Jasmine Trinca abbiamo un parterre di attori/modelli di prim’ordine… E’ un pò l’opinione espressa da Lenzi, col quale non posso che essere d’accordo. In terzo luogo, ma questo è un piccolo difetto, non mi è piaciuto tanto il doppiaggio di Anna Mouglalis (appunto Patrizia, la donna del Dandi). Troppo pulitino, anche se ammiccante. E poi in alcuni momenti del film appare evidente la differenza tra la parlata in presa diretta degli altri e  il doppiaggio dell’attrice.
Un quarto elemento che non mi ha convinto del tutto è l’uso stile fiction/documentario di filmati d’epoca che dovrebbero proiettare lo spettatore nel clima di quegli anni e che invece lo ridestano dal film.

I pregi sono ovviamente ben più numerosi, considerando anche il grande successo della pellicola (assolutamente meritato). Il film scorre bene, considerando che parliamo quasi di 3 ore. Traccia un quadro piuttosto organico dell’attività criminale della Banda e del legame di amicizia che lega i vari componenti. I personaggi sono ben delineati compresi quelli minori. Lasciano il segno i ruoli di cameo, pensiamo al cosiddetto Zio Carlo (Gigi Angelillo che impersona un esponente della mafia siciliana). Tutti, veramente tutti, i personaggi di contorno sono bene caratterizzati ed attirano l’interesse e la curiosità dello spettatore; ritengo che questa sia una delle principali differenze tra RC e Vallanzasca.

Pierfrancesco Favino fa una parte maiuscola, fornisce una prova d’attore davvero eccezionale. Rossi Stuart è anch’egli molto bravo, di sicuro ai livelli che oramai ci aspettiamo da lui. Anche Claudio Santamaria non è male, sia pur un pò al disotto dei primi due. Accorsi è un buon attore, anche se trovo un pò strano un commissario dal cognome siciliano ma dall’accento bolognese. Avrei forse preferito un interprete meno “scenoso”. Le protagoniste femminili sono entrambe convincenti, sia la Mouglalis che la Trinca. Fredda altera la prima, ragazza acqua e sapone la seconda. Jasmine Trinca ha una recitazione non recitazione che la rende sempre molto gradevole. Direi che quando un attore non dà l’impressione di recitare un copione fa sempre un buon lavoro.

I personaggi di contorno sono tutti esptremamente convincenti, da Antonello Fassari, al giovane Venditti, al Terribile o a Gemito.

Le musiche sono azzeccate, direi collocate nei punti cardine dei film. Un buon mix tra brani d’epoca e OST.

Per quanto riguarda i riferimenti storici, sono riportati i legami tra la Banda ed alcune entità “istituzionali” così come i rapporti con la mafia siciliana. Sono invece del tutto assenti quelli col Vaticano e con la loggia P2, anche se qualcosa s’intravvede con l’uccisione di Scamarcio(le dinamiche ricordano la morte di Danilo Abbruciati).