Un premier commissariato è meglio che vada a casa.

Negli ultimi 15 giorni ha fatto molto rumore il silenzio di Silvio Berlusconi. Due gli avvenimenti più importanti: la sentenza sul lodo Mondadori e l’ondata speculativa che ha colpito (sta colpendo) l’Italia. Quest’ultima ha poi portato, a cascata, l’approvazione di una manovra economica il cui impatto viene calcolato in 70 miliardi di euro. Se si pensa che la finanziaria Amato del 92 era stata di 90 miliardi di lire si può capire la rilevanza di ciò che è stato votato venerdì scorso.
C’è da sottolineare come questa manovra abbia cambiato più volte la propria ragione giustificatrice. Inizialmente si era preventivato un impegno da 35 miliardi per arrivare al pareggio di bilancio nel 2014; successivamente, con la speculazione che ha colpito l’Italia, i tempi sono stati drammaticamente accorciati ed hanno portato ad un’approvazione lampo.

L’obiettivo di un simile provvedimento economico-finanziario è divenuto duplice: non solo il pareggio di bilancio nel 2014 ma anche allontanare, nell’immediato, l’Italia dalle mire speculative. Tutto questo porta a dover riflettere sulla velocità degli avvenimenti che si verificano in un mondo globalizzato, com’è quello attuale, nel quale gli speculatori possono decidere di attaccare oggi la Grecia, domani il Portogallo, dopodomani la Spagna e poi l’Italia.
“Too big to fail” dicevano alcuni per Lehman Brothers. Sappiamo com’è andata. Ed attenzione, il discorso in tal senso è talmente vero che già ad agosto potrebbero fare default gli Stati Uniti (come modestamente avevamo presagito un anno fa). Questo significa che nessuno è al riparo.

Che cosa accomuna Paesi diversissimi come Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia e Stati Uniti? Praticamente nulla se non l’enorme grado di indebitamento. In realtà Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna hanno degli enormi problemi di conti pubblici ma anche di debito privato (al contrario dell’Italia). L’Italia ha un debito pubblico al 120% del Pil ma un patrimonio immobiliare pubblico (dello Stato) e privato (dei cittadini) ben più rilevante. Inoltre gli italiani sono dei risparmiatori, nonostante 10 anni di euro. L’Italia ha poi un grande problema di credibilità internazionale. I mercati semplicemente non credono ai nostri politici, a chi ci rappresenta. E sotto questo aspetto c’è da registrare una sorprendente concordanza tra speculatore e uomo della strada.

In tutto questo contesto ha fatto impressione l’atteggiamento di totale silenzio tenuto da Silvio Berlusconi, nel momento in cui l’Italia era sotto attacco. Mutismo assoluto nei giorni in cui si decideva l’approvazione e il tenore della manovra economica . E’ certamente inquietante che un primo ministro abbia paura di parlare per non alterare (in negativo) i mercati. Se così fosse lo stesso Berlusconi dovrebbe essere il primo a riconoscere la propria impresentabilità. La conseguenza sarebbe quella di rassegnare le dimissioni. Se invece è stato zitto perchè scioccato dalla sentenza sul lodo Mondadori emergerebbe ancora una volta il suo gigantesco conflitto di interessi, che niente ha a che vedere con l’etica liberale da lui più volte sbandierata . In realtà è assai probabile che il governo sia agli sgoccioli dato che sarà  necessario varare un’ulteriore manovra prima della fine dell’anno. Tale eventualità è concreta soprattutto nel caso in cui lo spread tra bund tedeschi e titoli di stato italiani dovesse mantenersi su alti livelli. Ovviamente questa incombenza potrebbe porre la parola fine all’attuale compagine governativa, tenendo conto delle modalità con le quali è stata partorita l’ultima manovra.

Certo è che un Presidente del Consiglio dovrebbe essere il primo a prendersi la responsabilità di certi provvedimenti senza mandare avanti il ministro dell’economia o farsi scavalcare dal Presidente della Repubblica. Sembra quasi che Berlusconi sia lì per caso, soprattutto quando lo si sente fare dichiarazioni del tipo: “non volevo la guerra in Libia” oppure quando si nasconde durante l’approvazione di un provvedimento economico finanziario che grava enormemente sulle tasche già vuote dei contribuenti.

In realtà, è bene che un premier commissariato, stanco, imbolsito se ne vada a casa.
L’Italia non può rimanere appesa per altri due anni. I mercati ce l’hanno detto chiaro e tondo.

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