Tre divertenti storielle sulla Casta.

L’altro giorno ho avuto l’opportunità di “ripassare” gli emolumenti dei consiglieri regionali in Italia.
Mi ha colpito, in particolare, il dato della Sardegna: più di 11 mila euro mensili a consigliere. Si tratta del doppio rispetto a quanto percepito, per esempio, dai colleghi piemontesi. Assieme alla Sardegna figuravano altre regioni dalla situazione economica non propriamente florida come Puglia, Campania e Calabria. (1)
Probabilmente c’è una regola non scritta per la quale gli emolumenti dei consiglieri regionali devono essere inversamente proporzionali all’economia del luogo.
In particolare appare sconcertante la situazione della Sardegna con circa 350 mila persone prossime alla soglia della povertà (su una popolazione totale di 1,6 milioni), il 50% di disoccupazione giovanile nella città di Cagliari ed un PIL in gran parte legato alle fortune della SARAS (tristemente nota per gli incidenti sul lavoro e per l’inquinamento che devasta la salute degli abitanti delle zone vicine). Ovviamente, però, la sede sociale SARAS si trova a Milano.
L’ultima manifestazione delle partite IVA svoltasi a Cagliari (oltre 10 mila persone) è paradigmatica di una regione sull’orlo del collasso. Tra l’altro i sardi non sono propriamente noti per la lamentela facile. Di conseguenza il fatto che tanta gente, non inquadrabile politicamente, abbia invaso le strade cagliaritane la dice lunga sul grado di malessere nell’isola.
Il cosiddetto governo regionale, la classe politica locale in genere, è assente (se si escludono poche eccezioni). Una vera e propria casta di mandarini, chiusa nel palazzo, arrogante, ignorante ed autoreferenziale. Una classe di incapaci. Parliamo di un ceto politico assai  “chiacchierato”  occupato a praticare il clientelismo per perpetrare il proprio potere all’infinito (viene da chiedersi come mai la magistratura sarda dia una certa sensazione di “disinteresse”).
In un simile contesto, il fatto che la classe politica locale si premi con retribuzioni soggettive da oltre 11 mila euro è assolutamente vergognoso se non criminale.

Un altro interessante caso è certamente quello dell’abolizione delle Province. La settimana scorsa c’è stata in Parlamento una proposta di legge presentata da IDV e UDC tendente ad eliminare questo inutile ente intermedio. Naturalmente la legge non è passata, grazie al voto contrario di PDL-LEGA e all’astensione del PD. L’abolizione delle Province era teoricamente presente nel programma del centro-destra ma l’opposizione leghista e la scarsa determinazione del PDL ha reso impossibile la concretizzazione di una simile prospettiva. Stupisce anche l’astensione del PD. Questo partito ha motivato la scelta dell’astensione con la necessità di avviare una riforma più organica (costituzionale e legislativa ordinaria) capace di accompagnare l’abolizione delle Province. In realtà è assai più probabile che a qualcuno venga l’idea di raccogliere le firme per un referendum capace magari di associarsi a quello per l’eliminazione del “Porcellum”. Certamente non serve una legge di iniziativa popolare come sembra voler fare l’IDV.

Una terza curiosità riguarda la mobilitazione degli avvocati-parlamentari contro una norma presente in Finanziaria capace di portare all’abolizione dell’ordine degli avvocati (2). A questa norma può essere associata a quella proposta da Antonio Di Pietro tendente ad imporre una scelta secca tra professione e impegno parlamentare (3). Come si sa il Parlamento pullula di avvocati e ciò sta alla base della vergognosa proposta di “riforma” della professione forense che nessuno ha avuto ancora il coraggio di votare (forse lo faranno nottetempo). Si tratta di un vero e proprio trionfo di corporativismo che sostanzialmente si prefigge di chiudere l’accesso alla professione forense da parte di nuovi soggetti .
E’ poi lecito pensare che lo “sdoppiamento” tra professione e impegno politico favorisca il parlamentare-avvocato ma non certo il suo elettore-cliente(nel senso di assistito in un procedimento penale, civile o amministrativo). Molti utilizzano il seggio politico per incrementare il giro d’affari del proprio studio legale, in realtà non facendo efficacemente nè l’avvocato nè tantomeno il parlamentare. Ovviamente un simile problema riguarda anche altre professioni, come quella medica: non a caso il parlamentare che ha collezionato più assenze in assoluto in questa legislatura è proprio un medico.

Questi tre semplici spunti fanno davvero sospettare che in Italia esista un problema “antropologico”, sia a livello di comportamenti individuali che di etica pubblica. E non è escluso che tra i due piani sussista un rapporto.

Riferimenti:
(1) http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/228631
(2) http://www.ilquotidianoitaliano.it/politica/2011/07/news/manovra-avvocati-e-notai-del-pdl-in-rivolta-%C2%ABno-alla-norma-sugli-ordini%C2%BB-102495.html/
(3) http://www.repubblica.it/politica/2011/05/04/news/di_pietro_proposta_legge_avvocati-15774481/

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2 comments

  1. C'è un abisso tra i cittadini e i politici e la realtà che vivono entrambi. Non credo sia più il tempo di andare avanti così.Un abbraccio e buon fine settimana!

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