Elogio dell’astensionismo.

La sbornia referendaria dovrebbe essere ormai in via di smaltimento, dunque è possibile fare un paio di considerazioni lontane dai registri abituali. I referendum sono validi avendo superato il quorum previsto dalla nostra Costituzione, un ottimo risultato per i promotori dato che si tratta della prima consultazione referendaria valida da qui a 16 anni. Ora occorrerà vigilare affinchè il voto degli italiani non venga stravolto in Parlamento, come già successo ampiamente in passato. Penso soprattutto al referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, a quello sul finanziamento pubblico dei partiti, o anche al referendum Segni per il maggioritario. Tutti clamorosamente sabotati dal Parlamento.

Ad ogni buon conto, una certa retorica sul voto – sempre e comunque – è parsa piuttosto fastidiosa. Tutti gli attuali “protagonisti” hanno fatto in passato appelli a favore dell’astensionismo, a seconda delle convenienze politiche del momento. Ricordo come la sinistra abbia fatto massicce campagne a favore dell’astensione, per esempio ai tempi del referendum per l’abrogazione dell’art.18(Statuto dei lavoratori). Le regole per il referendum prevedono un quorum e di conseguenza sono legittime tre posizioni (SI, NO, ASTENZIONE). L’astensione in generale ha anche un valore politico molto forte. Ci si può accontentare di votare il cosiddetto “meno peggio”, si può andare a votare uno schieramento per non far vincere quello opposto (anche se il candidato in questione è oggettivamente ripugnante) oppure si può ritenere di non dare il proprio voto a personaggi ormai totalmente screditati. L’astensione può essere un input molto forte contro la legittimazione di una classe dirigente. L’astensione è un’alternativa al voto di protesta spesso pericoloso e facile preda del populismo (probabilmente sarebbe stato meglio che a loro tempo tedeschi e italiani si fossero astenuti piuttosto che votare in massa nazionalsocialisti e fascisti, come “protesta” al malgoverno dei partiti tradizionali… ) . Nelle democrazie liberali è perfettamente legittimo il non voto. Solo nei Paesi totalitari sussiste l’obbligo di votare (quando graziosamente concesso, il che si risolve in una sorta di “giuramento” al despota di turno).

Nelle democrazie mature, quelle che hanno meno bisogno di militanti (oserei dire “militari”), dove gli schieramenti politici non si considerano nemici ma riconoscono legittimità l’uno all’altro, il tasso di astensione è alto. Gli elettori si fidano del sistema. Nel mondo occidentale soltanto in Italia (dove ogni elezione è vissuta come una questione di vita o di morte, quasi come una scelta tra dittatura e libertà) le cose assumono questa dimensione parossistica.

Quindi si è cittadini a pieno titolo anche se non si esercita pedissequamente il diritto di voto. Non sempre l’astensione equivale ad indifferenza verso le vicende del proprio Paese. Spesso anzi è l’unica reazione che il cittadino, magari proprio il più cosciente, può opporre contro lo strapotere dei partiti nella vita economica e sociale dell’Italia.

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One comment

  1. Ottimo articolo. Concordo che la politica del votare il meno peggio, o votare solo per punire chi siede al governo in quel momento, e' la cosa piu' irresponsabile e superficiale che si possa fare. Cosi' non si fa' altro che far ruotare il potere politico, da destra a sinistra alternativamente, cosa che sta' succedendo in italia da anni ormai.Il tutto contornato da continue polemiche e ostentata rassegnazione degli italiani. Alle volte per cambiare bisogna scegliere di non votare, per dare un segnale forte di disagio e di dissenso. Se per una volta la voce del popolo si unisse in un solo grande coro di astensioni…forse, dico forse, qualcosa cambierebbe…sarebbe un segnale politico troppo forte da ignorare.ciao 🙂

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