La notte della Repubblica: la Loggia P2.

La Propaganda due, più nota come P2, fu una loggia massonica aderente al Grande Oriente d’Italia, fondata nel 1877 col nome di Propaganda massonica, ma che assunse forme deviate rispetto agli statuti della massoneria ed eversive nei confronti dell’ordinamento giuridico italiano, nel periodo della sua conduzione da parte dell’imprenditore Licio Gelli. La P2 fu sospesa dal G.O.I. il 26 luglio 1976 e successivamente sciolta dal Parlamento della Repubblica Italiana, con legge del 25 gennaio 1982, n. 17.
La Commissione parlamentare d’inchiesta ha concluso il caso P2 denunciando la loggia come una vera e propria organizzazione criminale.

Sin dalla fondazione, la caratteristica principale della loggia Propaganda massonica fu quella di garantire un’adeguata copertura e segretezza agli iniziati di maggior importanza, sia all’interno che al di fuori dell’organizzazione massonica[3]. L’originale loggia operò fino al 1925, quando furono temporaneamente sciolte tutte le logge massoniche, su impulso del regime fascista.

Dopo la caduta del regime fascista, le attività delle logge massoniche ripresero e la loggia, ribattezzata “Propaganda due”, nel secondo dopoguerra, tornò ad essere alle dipendenze dirette del Gran maestro dell’Ordine sino all’avvento di Licio Gelli. Quest’ultimo venne prima delegato dal Gran maestro Lino Salvini a rappresentarlo in tutte le funzioni all’interno della loggia (1970), poi ne fu nominato Maestro venerabile, cioè “capo” a tutti gli effetti (1975).

Nel periodo della maestranza di Gelli, la P2 riuscì a riunire in segreto almeno un migliaio di personalità di primo piano, principalmente della politica e dell’Amministrazione dello Stato, a fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale italiano e suscitando uno dei più gravi scandali politici nella storia della Repubblica Italiana.

Tra i vari crimini attribuiti alla P2, oltre al cospirazionismo politico per assumere il controllo dell’Italia, ci sono la strage dell’Italicus, la strage di Bologna, lo scandalo del Banco Ambrosiano, l’assassinio di Roberto Calvi, l’assassinio di Carmine Pecorelli e alcune affiliazioni con lo scandalo di Tangentopoli.

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