Reazione a catena.

Film del 1971, del regista Mario Bava.
Di certo uno dei più riusciti, nonchè uno dei pochi dei quali si sia dichiarato sufficientemente soddisfatto. Bava cura la regia e la direzione della fotografia. Suo figlio Lamberto è aiuto-regista, Dardano Sacchetti cura il soggetto assieme a Franco Barberi. I principali interpreti sono Luigi Pistilli, Claudine Auger, Laura Betti, Leopolodi Trieste e Claudio Volontè. Stelvio Cipriani è l’autore delle musiche.

Il film si caratterizza per il grande uso di fuori-fuoco, per la gradevole fotografia, per l’efferatezza degli scannamenti (parliamo di un film del 1971), per il buon insieme di musiche e situazioni. Alcuni hanno parlato di film “lisergico”(ma è probabile che Bava sia arrivato a tale risultato facendo aggio solo sulla sua fantasia).
I difetti, a mio parere, possono rinvenirsi nella inverosimiglianza della trama (ma a tale proposito non bisogna dimenticare quanto affermava Hitchcock “c’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione. Se si pensa subito alla logica, non si può immaginare più niente”) e nella inadeguatezza di alcuni attori (spiegherò dopo perchè).
In generale REAZIONE A CATENA è un esperimento riuscito, il capostipite di un genere slasher/splatter, ma non un “capolavoro” come si sente dire da varie parti.

La reazione a catena si innesca con l’omicidio di un’anziana contessa paralitica compiuto dal suo ex marito (un anziano viveur). L’omicida verrà immediatamente giustiziato a sua volta da un altro misterioso assassino, il quale poi provvederà ad eliminare anche 4 ragazzi appartatisi, per caso e per curiosità, nella villa. Costoro avevano infatti scoperto il corpo dell’ucciso nell’acqua della baia (la scena del ritrovamento ricorda un’analoga situazione in INFERNO di Dario Argento).
Praticamente tutte le persone che hanno avuto a che fare con la baia finiscono ammazzate, nei modi più truculenti. Il finale, poi, sarà una sorpresa che “chiuderà” la storia.

La ratio di tutto il film è l’avidità umana, la bassezza, la mancanza di scrupoli che porta ad uccidere tanti innocenti per potersi accaparrare beni materiali (in questo caso la villa e soprattutto la baia).
Una caratteristica di REAZIONE A CATENA è che gli attori rimangono a latere del film stesso. Il protagonista indiscusso è Mario Bava, cioè il regista. Raramente mi è capitato di vedere un film così condizionato dal suo artefice. Il pur bravo Pistilli, così come la Auger, non riescono a dare spessore ai propri personaggi. Probabilmente in tal senso si notano delle lacune nella sceneggiatura. O forse è un risultato voluto. Il film mi sembra insomma una prova di regia di Bava.
Molto più incisivi dei protagonisti, appaiono i personaggi teoricamente di contorno. Cioè Leopoldo Trieste (l’entomologo), Laura Betti (la moglie di Trieste nel film) e addirittura Claudio Volontè (fratello del ben più noto Gian Maria, qui nei panni del figlio naturale della contessa). Nel cast ci sono anche Chris Avram e Isa Mirante, che però hanno più le caratteristiche di Pistilli e della Auger.

In definitiva, REAZIONE A CATENA (Ecologia del delitto), è complessivamente consigliabile, a chi non abbia stomaco debole.

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