Mese: aprile 2011

Uomini si nasce, poliziotti si muore.

Poliziesco firmato Ruggero Deodato, anno 1976, con Ray Lovelock, Marc Porel, Adolfo Celi, Renato Salvatori, Silvia Dionisio.

Si tratta dell’unico poliziottesco girato da “monsieur cannibal”, già con tutte le caratteristiche che contraddistinguono questo regista. E’ di sicuro uno dei polizieschi italiani più violenti di sempre e la cosa è notevole visto il grado di efferatezze solitamente rappresentate in questo genere di pellicole.

Alcune considerazioni. Prima di tutto la coppia di poliziotti (alla Starsky&Hutch) è particolarmente azzeccata. La sceneggiatura, firmata Fernando Di Leo, venne portata in pellicola da Deodato con soddisfazione dello stesso Di Leo. I due sbirri appartengono ad una sezione speciale (segreta) della polizia, dedita a combattere il crimine con gli stessi metodi dei delinquenti. Soventi le eliminazioni più o meno a sangue freddo da parte dei due “tutori” della legge. Ed in effetti non si vedono molti arresti nel film…

Quando c’è da fare il lavoro sporco Antonio&Alfredo sono sempre disponibili. In più si tratta di impenitenti latin-lovers (anche se a quanto pare, nella sceneggiatura, si faceva riferimento ad un “affetto” reciproco tra i due). Adolfo Celi è il capo della sezione speciale, in pratica il superiore dei due sbirri. Silvia Dionisio è la segretaria, sempre predisposta a nuove avventure, molto “esigente” in fatto di uomini. Renato Salvatori è il cattivone di turno (particolarmente convincente). Tutto il film si muove attorno a queste figure di riferimento. Compare addirittura Alvaro Vitali, in una piccola parte.

I motivi conduttori di UOMINI SI NASCE POLIZIOTTI SI MUORE sono quindi: la grande violenza, il tema della droga (più volte presente nel film ed elemento scatenante di alcune scene chiave), il sesso (secondo modalità non banali ed anzi piuttosto “torbide” ma più che verosimili), un pizzico di cinica ironia che “condisce” bene soprattutto i personaggi dei poliziotti. C’è da dire che gli sbirri appaiono sullo stesso piano dei criminali e per certi versi addirittura più spietati.

Come spesso accade per i film di Deodato, si è riproposto il problema della censura. In UOMINI SI NASCE ad un certo punto viene catturato un tossico, sospettato di aver “spifferato” alla polizia. Dopo un breve interrogatorio da parte di Salvatori e della sua banda si decide di lasciargli un ricordo indelebile, ovvero cavargli un occhio (che poi verrà schiacciato dalla scarpa del boss). Il film già vietato ai minori di 18 anni (manco fosse un porno) verrà dunque scorciato – in fase di censura – della scena in questione. Anche il DVD Nocturno è privo della “celebre” cavata.

Sorprendente Salvatori nella parte del boss. Davvero cattivo e convincente. Non aspettatevelo come in POVERI MA BELLI, dato che qui appare invecchiato, capelli sale & pepe. Adolfo Celi fa una recitazione di maniera, nulla di speciale. Silvia Dionisio non si spoglia, ammicca soltanto. La coppia Lovelock&Porel (biondo e bruno) è molto efficace. Due sporche carogne. Mi piace particolarmente il francese, sempre in bilico tra bravo ragazzo e spietato bastardo (ma le due caratteristiche, come si sa, possono coincidere). Lovelock si integra bene con tutto il cast. Incredibile quanti poliziotteschi abbia girato questo attore. Può esser considerato a tutti gli effetti un’icona del genere nonostante una sua evidente ritrosia a ricordare il passato cinematografico. Tra l’altro era anche un buon cantante tanto è vero che alcuni suoi brani in lingua inglese vennero utilizzati per il film.

Ovviamente UOMINI SI NASCE non è scevro di difetti ma sarà lo spettatore a fare le sue valutazioni guardandolo.

Di sicuro consigliatissimo per gli appassionati del genere.

Reazione a catena.

Film del 1971, del regista Mario Bava.
Di certo uno dei più riusciti, nonchè uno dei pochi dei quali si sia dichiarato sufficientemente soddisfatto. Bava cura la regia e la direzione della fotografia. Suo figlio Lamberto è aiuto-regista, Dardano Sacchetti cura il soggetto assieme a Franco Barberi. I principali interpreti sono Luigi Pistilli, Claudine Auger, Laura Betti, Leopolodi Trieste e Claudio Volontè. Stelvio Cipriani è l’autore delle musiche.

Il film si caratterizza per il grande uso di fuori-fuoco, per la gradevole fotografia, per l’efferatezza degli scannamenti (parliamo di un film del 1971), per il buon insieme di musiche e situazioni. Alcuni hanno parlato di film “lisergico”(ma è probabile che Bava sia arrivato a tale risultato facendo aggio solo sulla sua fantasia).
I difetti, a mio parere, possono rinvenirsi nella inverosimiglianza della trama (ma a tale proposito non bisogna dimenticare quanto affermava Hitchcock “c’è qualcosa di più importante della logica: l’immaginazione. Se si pensa subito alla logica, non si può immaginare più niente”) e nella inadeguatezza di alcuni attori (spiegherò dopo perchè).
In generale REAZIONE A CATENA è un esperimento riuscito, il capostipite di un genere slasher/splatter, ma non un “capolavoro” come si sente dire da varie parti.

La reazione a catena si innesca con l’omicidio di un’anziana contessa paralitica compiuto dal suo ex marito (un anziano viveur). L’omicida verrà immediatamente giustiziato a sua volta da un altro misterioso assassino, il quale poi provvederà ad eliminare anche 4 ragazzi appartatisi, per caso e per curiosità, nella villa. Costoro avevano infatti scoperto il corpo dell’ucciso nell’acqua della baia (la scena del ritrovamento ricorda un’analoga situazione in INFERNO di Dario Argento).
Praticamente tutte le persone che hanno avuto a che fare con la baia finiscono ammazzate, nei modi più truculenti. Il finale, poi, sarà una sorpresa che “chiuderà” la storia.

La ratio di tutto il film è l’avidità umana, la bassezza, la mancanza di scrupoli che porta ad uccidere tanti innocenti per potersi accaparrare beni materiali (in questo caso la villa e soprattutto la baia).
Una caratteristica di REAZIONE A CATENA è che gli attori rimangono a latere del film stesso. Il protagonista indiscusso è Mario Bava, cioè il regista. Raramente mi è capitato di vedere un film così condizionato dal suo artefice. Il pur bravo Pistilli, così come la Auger, non riescono a dare spessore ai propri personaggi. Probabilmente in tal senso si notano delle lacune nella sceneggiatura. O forse è un risultato voluto. Il film mi sembra insomma una prova di regia di Bava.
Molto più incisivi dei protagonisti, appaiono i personaggi teoricamente di contorno. Cioè Leopoldo Trieste (l’entomologo), Laura Betti (la moglie di Trieste nel film) e addirittura Claudio Volontè (fratello del ben più noto Gian Maria, qui nei panni del figlio naturale della contessa). Nel cast ci sono anche Chris Avram e Isa Mirante, che però hanno più le caratteristiche di Pistilli e della Auger.

In definitiva, REAZIONE A CATENA (Ecologia del delitto), è complessivamente consigliabile, a chi non abbia stomaco debole.