CAOS LIBIA. OVVERO COME CONCEDERE LE BASI PER BOMBARDARE SE STESSI.

Con il passare dei giorni appare sempre più chiara la situazione in Libia e le conseguenze che tale intervento determinerà nel prossimo futuro.

Prima di tutto appaiono francamente risibili le giustificazioni franco-anglo-americane in base alle quali l’intervento sarebbe a carattere umanitario.

In verità questa appare sempre più una guerra non solo contro Gheddafi ma anche contro l’Italia.
L’assoluta indifferenza nei nostri confronti (nonostante ci sia stato dato il contentino del comando navale NATO) non può essere liquidato con la facile polemica di casa nostra, all’amatriciana, in base alla quale sarebbe tutta colpa del governo in carica.

Certo, come al solito abbiamo dato prova perlomeno di doppiezza e di miopia politica. Però non ci si può dimenticare come l’Italia sia: 1) il maggior partner commerciale della Libia 2) lo stato più direttamente interessato dal punto di vista economico, energetico, umanitario da questa crisi 3)il partner NATO che ha fornito la disponibilità di ben 8 basi dalle quali poi sono partiti gli aerei militari.

Questi sono dati oggettivi che devono essere considerati da chiunque abbia a cuore il bene del nostro Paese, al di là delle divisioni politiche. Di conseguenza vedere un coinvolgimento, ad esempio, della Germania (assente da questo “intervento”, astenuta all’Onu, lontanissima dalla zona della crisi, non coinvolta dalle conseguenze del conflitto) è totalmente inacettabile e non può essere spiegata solo con la presenza al governo “dell’indegno” Berlusconi.

Le cause di questa debacle politico/militare sono molteplici.
L’Italia è un partner debole pur avendo una strategica posizione geografica. Abbiamo ancora un’economia importante, pur tra mille problemi. Siamo afflitti da divisioni, miopie, ignoranza, pressapochismo. Abbiamo delle forze armate che pur essendo notevolmente impegnate in varie parti del mondo (ben 10 mila soldati in “missioni di pace”) non hanno una grande capacità operativa. Detto in altri termini, quando c’è da accendere e partire siamo in grande difficoltà. In più non siamo capaci nè di essere dove conta davvero(presenti in Afghanistan e Libano ma marginali in scacchieri come Iraq e Libia) nè di far pesare il nostro pesante sforzo sugli scenari di crisi (vedi Afghanistan, appunto).

Siamo un Paese con mille problemi, distratto da questioni di secondaria importanza e dunque ampiamente sorpassato da chi ha una maggiore capacità di essere presente sullo scenario internazionale.

Questa guerra è contro la Libia e contro l’Italia. Sarebbe stato facile fare una scommessa e vincerla. Si può stare sicuri che se Gheddafi avesse firmato quel trattato di amicizia con francesi ed inglesi e non con gli italiani adesso sarebbe ancora ben saldo al suo posto. Ed avrebbe continuato a massacrare in santa pace, senza che gli venisse torto un capello.

La guerra contro la Libia è una guerra neocoloniale, cammuffata da intervento umanitario.
Questi ribelli sono stati “indirizzati” da francesi ed inglesi (magari pure dagli onnipresenti americani). Immediatamente legittimati dalle maggiori potenze internazionali e dai media. Però oggi, qualcuno, comincia ad accorgersi che accanto a qualche intellettuale c’è una componente islamista…

Gheddafi ha certamente una parte del popolo libico contro, ma anche una parte a favore. Sono numerosissimi i sostenitori del regime. Si tratta, in realtà, di una pura e semplice guerra civile nella quale alcune potenze occidentali hanno voluto intervenire sulla base dei propri interessi economici ed energetici (meglio delle proprie compagnie petrolifere). Si è semplicemente fomentata un’insurrezione per poi avere un pretesto per intervenire. Molto probabilmente Gheddafi ha sbagliato a farsi prendere la mano, fornendo alla cosiddetta comunità internazionale la scusa per intervenire militarmente.

Se l’Italia avesse avuto una forte posizione mediterranea, un governo degno di questo nome, una maggiore forza militare-diplomatica non avrebbe permesso a nessuno di usare le maniere forti a 200 km dalle proprie coste. Nessuno sarebbe intervenuto in una zona con così forti interessi italiani. Avremmo potuto contribuire, diplomaticamente, alla risoluzione della crisi. Avremmo potuto aiutare i libici a risolvere i propri problemi interni politicamente, senza fornire pretesti per un intervento di Francia e Gran Bretagna.

Ovviamente nulla di tutto questo è stato possibile fare. D’altronde, come sempre accade, giungiamo impreparati nei momenti decisivi della storia. L’Italia ha fatto un enorme lavoro diplomatico per recuperare i rapporti con la Libia, per frenare l’esodo di clandestini dal nord Africa, per avere fonti di aprovvigionamento energetico semplicemente indispensabili per un Paese privo di materie prime e di energia nucleare. Purtroppo ci siamo trovati, per l’ennesima volta, nell’incapacità storica di difendere i nostri interessi. Non solo questo, ma anche con la beffa di dover fornire le basi per permettere ad altri di bombardare i nostri interessi (se non addirittura per provvedere a bombardarli noi stessi).

Una vicenda assurda, tristissima, che deve far riflettere noi italiani sul grado di divisione che ancora oggi, purtroppo, sembra affligerci come un male incurabile. Gli interessi nazionali contano parecchio, sarebbe ora di rendersene conto davvero prima che i nostri “alleati” facciano definitivamente banchetto del nostro futuro.

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5 comments

  1. Non contiamo molto sullo scenario internazionale e le pacche sulle spalle date nelle occasioni ufficiali non sono rilevanti.Purtroppo siamo invischiati e in difficoltà più degli altri paesi.

  2. condivido la tua critica al 100%, e la cosa piu' triste e' che non c'e' nessuno ne' a destra ne' a sinistra a cui importi sul serio del nostro paese, nessuno a cui poter affidare il compito di proteggere il nostro futuro…senza contare il fatto che alla maggior parte degli italiani non importa nulla…e il disastro e' completo..e direi anche meritatociao by Safra

  3. e di cosa si preoccupa l'italiano medio? della prova costume…ecco il vero disastro! ci basta sapere che lo stiamo facendo per portare la "pace"..il resto e' noia!

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