La crisi libica.

I recenti sviluppi nel bacino del Mediterraneo ed in particolar modo quelli in Libia sollecitano delle considerazioni.
La Libia è stata oggetto del colonialismo italiano sfociato nella conquista (1911) di un territorio che poi si sarebbe dimostrato ricco di risorse petrolifere. Con la sconfitta dell’Italia nella seconda guerra mondiale re Idris, sovrano libico, aveva mantenuto buoni rapporti con gli italiani. Non li cacciò, dato che essi costituivano una piccola avanguardia di modernità in un territorio con enormi problemi infrastrutturali ed economici. Re Idris venne spodestato da una congiura militare della quale fece parte anche Gheddafi. Quest’ultimo procedette in un secondo momento a liquidare i propri compagni rimanendo l’unico al potere. Nel 1970 Gheddafi mandò via gli italiani, ne espropriò i beni e permise addirittura la distruzione dei cimiteri dove erano sepolti i nostri compatrioti. Indisse una giornata dell’odio contro di noi ma allo stesso tempo usò i propri capitali per comprare quote di partecipazione di aziende nostrane(anche in crisi). Durante gli anni 80, nella contrapposizione tra Libia e America il presidente del consiglio italiano Craxi avvisò Gheddafi che era in corso un’operazione americana volta ad eliminarlo: evento decisivo che permise al dittatore libico di mettersi in salvo. Negli anni continuò (rafforzandosi) lo shopping finanziario dei libici in Italia (e non solo). Nel frattempo migliorarono i rapporti tra l’occidente e Gheddafi, soprattutto in ottica anti-Al Qaeda. Negli ultimi anni Gheddafi viene riabilitato dall’America e dalla comunità internazionale tutta e si verifica un netto riavvicinamento tra Italia e Libia, incoraggiato dai governi di entrambi i colori politici. Il trattato di amicizia concluso da Berlusconi non è altro che il risultato di una politica ultradecennale portata avanti sia dai governi di centro-destra che da quelli di centro-sinistra. Rimangono tuttavia i dubbi circa la partecipazione della Libia ad atti terroristici, anche in casa nostra.

Fatto questo doveroso, striminzito, riassunto degli eventi passati sarebbe opportuno passare all’attualità.
L’amicizia italo-libica, se comprensibile dal punto di vista politico, ha comportato una serie di auto umiliazioni italiane nei confronti di Gheddafi (i lettori sapranno benissimo a cosa mi riferisco). Si è trattata di un’indegna carnevalata che solo (i nostri) politici privi di qualunque senso dello stato potevano concepire. E’ possibile, infatti, ristabilire dei rapporti di buon vicinato e perfino fare “mea culpa” per le sofferenze inflitte ad un popolo come quello libico senza doversi prestare ad atteggiamenti che umiliano gli italiani e la sensibilità di tutti coloro i quali vogliono bene al nostro Paese.

E’ indubbiamente in corso, nel mondo islamico, una rivoluzione. Come si sa le rivoluzioni comportano spesso dei rischi e non sempre si risolvono in qualcosa di positivo. Spesso, anzi, richiedono un tributo, in termini di vite umane, notevole. In Tunisia ed Egitto sono state rimosse dittature capaci di conculcare i più elementari diritti umani. Nel momento in cui quei regimi non sono più riusciti a garantire un livello economico accettabile sono crollati. Quando il prezzo dei beni di prima necessità si è alzato, quando la disoccupazione è cresciuta, quando le persone più qualificate non hanno più potuto coltivare delle aspettative di vita degne di questo nome e soprattutto quando l’ondata migratoria si è arrestata a seguito dei trattati bilaterali in essere e della crisi economica, quei regimi sono letteralmente implosi. Tutte le contraddizioni, la corruzione, la repressione del dissenso sono deflagrate portando alla cacciata dei dittatori e alla ricerca di un nuovo equilibrio (speriamo) democratico.

In Libia tutto questo sembrava non poter mai succedere. Siamo abituati a considerare la nostra ex quarta sponda come un enorme scatolone di sabbia, dagli abitanti un pò sonnolenti. Un territorio tranquillo, ed ormai un pò amico, controllato dal vecchio colonnello. Invece anche lì si sono svegliati e hanno dichiarato guerra al tiranno. Gheddafi, a differenza dei suoi omologhi, non si è limitato a minacciare rappresaglie o a far sparare quà e là qualche cecchino. Ha usato la mano pesante, facendo bombardare il proprio popolo (o almeno quella parte di popolo che lo avversa apertamente). All’inizio è stato colto di sorpresa, come tutti noi d’altronde. In un secondo momento, complice anche l’indecisione della “comunità internazionale” ha saputo riorganizzarsi (potendo contare sul suo enorme potere finanziario) e convogliare sui ribelli tutte le sue forze, comprese quelle aeree che in questi casi risultano essere decisive.

Io questi “ribelli” li conosco poco. Alcuni esperti sembrano dare rassicurazioni sulla “tenuta” democratica di queste forze, ma la stampa internazionale e quella italiana spesso va presa con le molle. I francesi, comunque, si sono affrettati nel riconoscere i “ribelli” come governo legittimo. Tra coloro i quali si oppongono a Gheddafi ci sono fini intellettuali ma potrebbero esserci anche degli islamisti(come afferma ad esempio il prof. Carlo Pelanda).

Giunti a questo punto, si può ben dichiarare come l’Italia sembri essere il Paese europeo più esposto di fronte a questa crisi libica. Non solo per quanto attiene la possibile invasione di profughi dal nord Africa ma soprattutto per ciò che riguarda il profilo politico-economico. L’Italia ha fatto notevoli sforzi nel campo dell’immigrazione clandestina e della partnership con la Libia (nonostante alcuni gravi sbandamenti ai quali abbiamo già fatto accenno). In entrambi questi campi i risultati iniziavano ad essere piuttosto interessanti. Ora bisognerà cominciare tutto daccapo, in una condizione di rinnovata diffidenza da parte dei libici. Chiunque vincerà in Libia si ricorderà di noi. In un colpo solo siamo infatti riusciti ad inimicarci sia Gheddafi (legittimato a interpretare come tradimento la concessioni delle basi e di aerei per bombardare la Libia) che l’ipotetico nuovo governo (che viceversa ricorderà il nostro appoggio al colonnello).

Un’ ultima considerazione riguarda la portata sconosciuta che avrà questa guerra. Mi pare di poter dire come gli occidentali non stiano dando prova di grande acume. Non vorrei che un intervento militare in Libia scoraggi tutte le, fin quì, positive rivolte che stanno cambiando il volto del mondo arabo. Rivolte che domandano lavoro, giustizia sociale, riforme e democrazia. Il sogno di Bush realizzato con altri metodi.

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3 comments

  1. io purtroppo non sono affatto ottimista per quanto riguarda le rivoluzioni nel mondo arabo..spero di sbagliarmi, ma solo il fatto di avere avuto appoggio da parte di quelle potenze (America in primis) che tutto avrebbero da perdere a sostenere nuovi governi democratici in quelle aree da' da pensare…ho pianto a vedere le immagini di piazza tahrir..ero gonfia di orgoglio per un popolo che finalmente aveva trovato il coraggio di non avere paura, ma quanto e' stato decisivo questo loro coraggio e quanto invece era gia' stato programmato dietro porte chiuse?solo il tempo ce lo dira'….per la Libia purtroppo la risposta e' gia'chiara davanti a tutti quelli che vogliono vedere!ciao safra

  2. Io mi auguro che le insurrezioni siano state genuine (su questo ho pochi dubbi soprattutto per l'Egitto). Quando la mancanza di democrazia si salda alla crisi economica, alla mancanza di lavoro, non c'è dittatura che tenga.

  3. Io non dubito sul fatto che siano state genuine..il popolo si e' alzato e ha gridato volontariamente il loro dissenso..su questo non ci sono dubbi…ma credere che non ci sia stato aiuto dall'esterno (c'e' da ricordare che l'Egitto e'stato e lo e' ancora guidato dai militari, che ogni anno ricevono milioni di aiuti economici dagli Stati Uniti..)e' troppo semplicistico..L'Egitto e' sempre stato troppo importante per la sua posizione geopolitica, per Israele e per l'Occidente..poi il plauso di Obama e' stato chiarificatore e evidente a tutti..qualcosa cambiera' nel paese per la popolazione (anche il solo ritrovato coraggio e' una vittoria non da poco, ho vissuto 10 anni al Cairo e credimi c'e' voluto un coraggio da leoni per loro manifestare apertamente contro il governo) ma il quadro piu' grande e' gia' stato deciso molto tempo prima…magari mi sbaglio anzi me lo auguro,solo il tempo ci dira' chi aveva ragione..

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