Neopuritanesimo e patriottismo. Il nuovo volto della sinistra italiana.

Due considerazioni di partenza.Un uomo politico deve assolvere alle proprie funzioni con dignità e onore. In secondo luogo, il patriottismo dovrebbe essere un valore al quale ispirare la propria azione di cittadino ed ancor più di rappresentante del popolo.
Che cos’è il patriottismo? Semplicemente il sentimento di devozione, amore e fedeltà per la propria Patria. Un valore nobilissimo, dunque, ben distinguibile dal nazionalismo (ovvero dalla tendenza ideologica a esaltare il concetto di nazione esasperando il comune sentimento di attaccamento al proprio Paese). Detto in altri termini il nazionalismo può essere inteso come degerazione del patriottismo.

A questo punto vorrei scrivere due parole sulla storiella del patriottismo costituzionale, rilanciata ultimamente da alcuni esponenti della cosiddetta destra, fascisti fino ad una quindicina di anni fa ed oggi  impegnati nel dare lezioni di liberaldemocrazia a tutti. Evidentemente essere convertiti sulla via di Damasco coincide spesso con l’esigenza di compiere delle vere e proprie abiure al fine di rassicurare e convincere il prossimo della sincerità del proprio pentimento. Di conseguenza si è sentita l’esigenza di propagandare alcuni concetti dei quali non si sentiva assolutamente il bisogno, come quello di “patriottismo costituzionale”.

Secondo costoro dovremmo essere patriottici non perchè amiamo il nostro Paese ma perchè ne amiamo la Costituzione. Non più amore, devozione, fedeltà alla propria Patria, l’Italia, bensì amore, devozione, fedeltà ad una legge. Il patriottismo costituzionale sarebbe, secondo loro, una versione annacquata e di conseguenza accettabile del patriottismo puro e semplice. In realtà, il patriottismo può essere tale solo nel suo senso originario. Parlare di una “variante” costituzionale è del tutto assurdo perchè viene definito un concetto di totale devozione ad una legge positiva, scritta dagli uomini e perciò perfettibile, soggetta a mutamenti. Ma anche perchè la fedeltà, l’attaccamento, l’amore ad una norma (giuridica o morale) è tipica degli stati assoluti, in primis quelli dove vige la teocrazia (ma non solo). Il patriottismo costituzionale è alla fine una rilettura, nonostante tutte le buone intenzioni, di ciò che in alcuni Paesi viene considerata la fedeltà, l’amore, la devozione alla legge religiosa. La Costituzione quasi perde la propria caratteristica di norma scritta dagli uomini per assumere un carattere di sacralità, oggettività, assolutezza che non si conface ad una norma positiva. E’ una tendenza che si può ben notare nella politica odierna, quando si tende a “sacralizzare” la nostra legge fondamentale.

In altre parole, a mio parere il patriottismo costituzionale è una fola.
In Paesi come Usa, Gran Bretagna,  Francia, persino Germania il patriottismo non è costituzionale. Si è fieri di essere americani, inglesi, francesi, tedeschi, senza doversi giustificare con difficili equilibrismi. Si è fieri di essere ciò che si è a prescindere dalla propria costituzione, in quanto consapevoli della propria storia, cultura, lingua e identità. In base a questo patrimonio (capace di essere infinitamente più rappresentativo di un popolo piuttosto che una legge), o lettura di se stessi, è possibile comprendere il proprio posto nel mondo. E’ il popolo che determina la legge, non la legge che determina il popolo.

Fatta questa debita premessa, giungo rapidamente al nocciolo della questione che volevo trattare: ovvero la modificazione cromosomica che la sinistra sembra subire in questi mesi. Si tratta di un processo genuino, reale, o di una pura e semplice reazione (opportunistica) legata alle contingenze politiche?
A questa domanda si potrebbe rispondere affermando come, tradizionalmente, la sinistra italiana non sia mai stata particolarmente patriottica. Eccetto alcune personalità socialiste come Sandro Pertini ed in alcuni momenti Craxi, tutti coloro i quali provenivano dalle file del PCI non sono mai stati interessati ad alimentare patriottismi o particolari amori per la bandiera. Tutto veniva liquidato senza tanti complimenti come sentimenti tipicamente riconducibili al ventennio. Ancora oggi la parola patriottismo/Patria viene considerata con sospetto e ricondotto ad un ambito politico/ideologico ben preciso.
Un discorso simile può esser fatto per il versante democristiano, non interessato a puntare su tali tematiche. Da questo punto di vista c’è stata una rivincita della Chiesa sul Risorgimento.

Cattolici e marxisti(forti dei 3/4 dell’elettorato) hanno collaborato assiduamente nel far dimenticare agli italiani dei concetti che erano stati strumentalizzati dalla retorica fascista ma che erano stati alla base del Risorgimento e dell’Unità d’Italia.

Tutto ciò non ha fatto altro che preparare il terreno, assieme al malgoverno di 40 anni di partitocrazia, al fenomeno leghista che ha come obiettivo finale la secessione.
L’obiettivo della Lega nord è infatti quello di ottenere il federalismo per poi governare in pianta più o meno stabile la macroregione settentrionale, agendo da forza di governo all’interno e di opposizione all’esterno(nei rapporti con Roma). Cosa che d’altronde è sempre stata capace di fare.

In funzione antileghista, dunque, la sinistra diventa perfino patriottica. Abbiamo visto Benigni a Sanremo (o meglio avrete visto), oppure Saviano con il tricolore. Pure il truculento blogger Piero Ricca si è servito della bandiera italiana per ribadire la sua opposizione al fenomeno leghista. Mi pare che ci sia una rivalutazione del significato di unità che è insito nella bandiera, nell’inno, nella nostra spesso tragica storia. Una rivalutazione dell’esperienza risorgimentale e dell’importanza di questo terzo “giubileo” italiano.
Tutto molto bello ed ammirevole ma con un forte sapore strumentale.
Anche perchè da un lato si parla di tricolore dall’altro si tratta con la Lega.

Per quanto poi attiene il neopuritanesimo, la vicenda è ancor più mortificante.
Siamo passati dal “tutto è lecito” al “tutti sobri”. La libertà sessuale, un certo spirito libertino, è sempre stato proprio della sinistra a partire dal ’68 (ben prima anche di alcuni ambienti della destra, a dire il vero). Il PCI era severo quanto o forse più della DC e della stessa chiesa cattolica in tema di morale (sessuale), ma con gli anni successivi al maggio ’68 le parole d’ordine sono state altre.

L’opposizione in quattro e quatt’otto ha indossato il saio di Savonarola ed ha fatto proprie le tesi ecclesiastiche in tema di morale sessuale.
Più che tali “sbandamenti” preferiremmo una piattaforma programmatica, un’alternativa di governo credibile. Un leader da contrapporre a Berlusconi. E soprattutto non sperare in appoggi “intrnazionali” tutt’altro che disinteressati per sbarazzarsi del governo attuale.
Un’opposizione che voglia aspirare al governo dell’Italia non dovrebbe fungere da sponda per campagne-stampa internazionali. La dignità del proprio Paese si difende anche quando c’è un premier indegno. Anzi, a maggior ragione.

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5 comments

  1. NON ci riesco, mi vergogno troppo di questo governo e del suo boss.All'estero sono arrivata a dire di essere svizzera italiana, perchè i risolini degli altri, che ci guardano come fossimo alieni, non li sopporto più.Ti ammiro per la tua coerenza e ti ringrazio per esserti accodato ai miei "seguaci".Cristiana

  2. Ciao Cristiana.Io credo che o si pensa a livello individuale o non si pensa. Si può essere di destra o sinistra senza seguire per forza la vulgata corrente. Non posso condividere il fatto di nascondere la propria nazionalità: quando io ho a che fare con un messicano, un cinese o un tedesco cerco di rapportarmi a loro in maniera rispettosa. Non ricordo al messicano che hanno il narcotraffico, al cinese che stanno distruggendo il Tibet, o al tedesco che hanno avuto Hitler. Ogni Paese ha sofferto i suoi momenti di ignominia e chi ha una visione storica delle cose può comprendere come i motivi per doversi addirittura vergognare di essere italiani siano davvero ben pochi rispetto ad altre realtà.

  3. Cristiana mi spiace leggere che ti vergogni fino a questo punto..ma come siamo arrivati a questo? io ho avuto brutte esperienze in Germania e in Svizzera, ma non mi hanno intaccato minimamente, e anzi hanno avuto l'effetto opposto…poi bisogna anche dire che in molti paesi invece gli Italiani vengono trattati con molto rispetto e simpatia..quindi non e' vero che ovunque ci vedono male…mah io questa cosa non la capisco..io sono italiana per meta', ma questa meta' la sento tutta e la mia bandiera fuori l'ho messa anche se in tanti mi hanno criticato o addidato come ingenua…siamo noi singoli abitanti a fare l'italia e non un premier che tra qualche anno non ci sara'piu'….insomma e' vero abbiamo Berlusconi ma non puo' essere usato come scusa per il nostro comportamento…altrimenti cosa si dovrebbe dire dei tedeschi? dei francesi? o anche degli americani? ciao safra

  4. Hai saputo esprimere ciò che intendevo in maniera perfetta. Mi spiace per il fatto della bandiera, parecchie persone non credono in niente. Ma ce ne sono tante altre (il numero è in aumento) che hanno esposto il tricolore con orgoglio, nonostante i nostri politici, e che hanno partecipato con entusiasmo alle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia. Alla faccia dei secessionisti.

  5. Attualmente vivo al nord, notoriamente "verde"..e qui in pochi purtroppo hanno esposto la bandiera..c'e' troppa ignoranza di base che alle volte spiazza e lascia davvero senza parole…il tricolore secondo me e' segno della nostra storia, e nasconderlo equivale a rinnegare il nostro passato…e senza passato un paese non va' da nessuna parte.ciao safra

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