Lancia beta coupè.

Nel 1973 venne lanciata la versione coupé della Beta. Realizzata sul pianale accorciato (nel passo) della berlina e disegnata da Piero Castagnero (già autore della “Fulvia Coupé”), questa versione piacque parecchio, sia per la linea riuscita che per le finiture migliorate rispetto alla berlina. L’interno, caratterizzato dalle 4 poltrone singole della medesima foggia e tutte dotate di poggiatesta, non aveva alcun componente comune alla berlina. La plancia, di inedito disegno, aveva centralmente un pannello di plastica colorata per dare un effetto legno. Le primissime unità hanno il colore di fondo della strumentazione e dell’orologio colorato di giallo. Curiosa la (rara) presenza su alcuni modeli prodotti fino ad un certo anno, di due leve (destra e sinistra) per l’apertura del cofano.

Al notevole successo contribuirono pure i brillanti motori bialbero (gli stessi della berlina, ma potenziati) di 1592 cc da 109 CV e 1756 cc da 119 CV.

Nel 1975, in occasione di un leggero restyling (nuova mascherina con barre orizzontali – le ultime 5 cromate le altre nere – e cofano con 2 nervature trasversali e nuova griglia di sfogo dell’aria), la gamma coupé; venne equipaggiata coi medesimi motori 1600 (1585 cc, 100 CV) e 2000 (1995 cc, 119 CV) della berlina. La crisi petrolifera infatti sconsigliava potenze e consumi eccessivi. Curiosa la (rara) presenza su alcuni modelli prodotti fino ad un certo anno, di due leve (destra e sinistra) per l’apertura del cofano.

Nel 1976 l’ultima Fulvia Coupé ancora in listino (la 1.3 3a serie), venne rimpiazzata dalla Beta Coupé; 1300, spinta dal 1297 cc da 83 CV della berlina di pari cilindrata. La 1300 si distingueva dalle altre Beta Coupé per alcuni dettagli esterni (mascherina totalmente nera, fari privi di carenatura, verniciatura in nero opaco delle cornici cromate e dell’alloggiamento dei fari) ed interni (sedile posteriore intero e privo di poggiatesta, strumentazione semplificata, dotazione di serie meno ricca).

Nel 1981 un ulteriore restyling interessò l’intera gamma Coupé. All’esterno cambiarono la mascherina anteriore (ridisegnata sullo stile di quello della Gamma Coupé II serie), i paraurti (più spessi ed avvolgenti. A quello posteriore vennero fissati anche i retronebbia) e la verniciatura di alcuni dettagli (nero opaco per tutte le cornici prima cromate). Sulla fiancata comparve anche un profilo protettivo in plastica. Le versioni di cilindrata superiore adottarono anche un alettoncino in plastica nera sul cofano bagagli. Gli interni vennero totalmente ridisegnati (tranne i sedili, la cui forma rimase invariata), ma la nuova plancia dal disegno “ordinario” e l’impiego esteso di plastica e di tessuti meno raffinati davano l’impressione di uno scadimento generale del livello di finitura.

Dal punto di vista tecnico le principali novità riguardarono il lieve incremento di cilindrata (da 1297 a 1366 cc) del motore della versione 1300 (che guadagnò 1 CV, per un totale di 84) e l’adozione dell’alimentazione a iniezione elettronica sul propulsore 2 litri (che raggiungeva così 122 CV di potenza massima).

Nel 1982 la gamma venne completata dalla “2000 Volumex”, spinta da una versione (a carburatore doppio corpo) sovralimentata con compressore volumetrico Roots a lobi rotanti, del 4 cilindri di 1995 cc. La Volumex, che disponeva di 136 CV e di una maggior coppia massima (21 kgm invece di 17 della versione aspirata), era riconoscibile per la targhetta VX sulla mascherina, per un rigonfiamento sul cofano motore in corrispondenza di un gomito del collettore di aspirazione che si innestava sul compressore volumetrico, per uno spoiler nero sotto al paraurti anteriore, per il fondo scala del tachimetro che arrivava a 220 km/h invece che a 200 km/h e per gli pneumatici 185/65 R14H di serie.

La VX fu il canto del cigno della Beta Coupé, che venne tolta dai listini nell’autunno del 1984.

La Beta Coupé nel 1974 affiancò la Stratos HF e la Fulvia Rallye 1,6 HF nei rally che portarono la vittoria del Campionato del Mondo. Si trattava della versione 1.800 cc con una profonda elaborazione meccanica che prevedeva la testata Abarth della 124, una differente disposizione del motore alimentato a carburatori che erogava 190 cv, il differenziale autobloccante. La livrea è inizialmente quella rossa e bianca Marlboro per diventare l’anno successivo verde e bianca Alitalia.

Fonte:

Tanta nostalgia delle auto anni 70/80(Pagina Facebook).

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