Etica pubblica e presunzione d’innocenza.

E finalmente abbiamo visto e ascoltato Gianfranco Fini a reti unificate, o quasi.
Un discorso dal quale non c’era d’aspettarsi tanto, sostanzialmente un invito a deporre l’ascia di guerra dato che una caduta anticipata del governo non sembra convenire a nessuno. Non conviene a Fini, ancora impreparato vista la recente costituzione del suo movimento ad una lunga e cattiva campagna elettorale. Non conviene a Berlusconi che probabilmente rischierebbe di non avere la maggioranza al senato e soprattutto – ed è quel che più conta – non converrebbe all’Italia in un momento di crisi economica e di venti speculativi.
L’invito di Fini è stato abbastanza chiaro: non essendo sicuro della parola del suo “cognato” consiglia a Berlusconi d’imbavagliare la “stampa a lui vicina” per proseguire da separati in casa nel sostegno al governo.
La vicenda della casa di Montecarlo non ci ha particolarmente impressionato, nè ha destato un grande interesse. Nemmeno le voci sulla “parentopoli” in Rai che sarebbe riconducibile al presidente della Camera. Niente di nuovo sotto il sole; d’altronde – si sente spesso dire in giro – all’interno del cono d’ombra berlusconiano tutto può essere giustificato. Ogni cosa appare caratterizzata dal tono minore se paragonata al male assoluto.

Su un punto in particolare vorremmo però che si concentrasse l’attenzione di chi legge.
Fini ha dichiarato di “essere praticamente l’unico leader politico a non essere stato non solo sfiorato da un avviso di garanzia ma nemmeno dal sospetto di essere incorso in reati penalmente rilevanti”.
Questo concetto è ovviamente funzionale alla sua autodifesa ma se portato a regola generale può risultare estremamente pericoloso.

La nostra Costituzione, e questo Fini non può non saperlo, stabilisce il principio sacrosanto della presunzione d’innocenza in base al quale nessuno può essere considerato colpevole fino al terzo grado di giudizio. Questo principio ha una rilevanza non solo giuridica ma anche morale. Un principio che è risalente nel tempo, dato che veniva fatto proprio dagli illuministi e da Cesare Beccaria nel suo celebre Dei delitti e delle pene. In un’epoca in cui le condizioni carcerarie erano tremende e la tortura veniva utilizzata per ritrarre dalla bocca dell’inquisito la verità Beccaria ribaltava l’idea in base alla quale l’imputato era già un mezzo colpevole sostenendo la presunzione d’innocenza.
Inoltre i parlamentari, come rappresentanti del popolo, godono di alcune guarentigie – fino a 15 anni fa la vecchia “autorizzazione a procedere” – che non debbono essere intese come violazioni del principio in base al quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge ma come un elemento cardine di una democrazia degna di questo nome. Quelle che con un certo disprezzo vengono chiamate “immunità per i parlamentari” servono a porre un confine evidente tra potere legislativo e giudiziario e proteggere il primo da eventuali “tentazioni ritorsive” del secondo. Si tratta, of course, di pesi e contrappesi dei quali parlava addirittura Montesquieu riferendosi all’architettura istituzionale inglese.

Chiarito questo punto, è evidente che l’excusatio non petita di Fini sia espressione di una cultura non propriamente liberale. Ma è anche, lo ripetiamo, un ragionamento molto pericoloso se elevato a sistema. Perchè viola contemporaneamente il principio della presunzione d’innocenza, bypassa la necessità che i parlamentari abbiano uno scudo giudiziario (che non significa impunità), e soprattutto la necessità che non sia la magistratura a attribuire patenti necessarie ad accedere o restare in Parlamento. L’elemento per valutare l’onestà di uomo o, nella fattispecie, di un parlamentare non dev’essere il fatto che abbia ricevuto un avviso di garanzia. Non spetta al potere giudiziario compiere una valutazione di chi abbia i requisiti per sedere in Parlamento. Ma ai cittadini.
Se spettasse alla magistratura avremmo  un esercizio della sovranità da parte del popolo limitata dagli efori.  Di conseguenza una democrazia “a sovranità limitata”. Il che non sarebbe molto rassicurante… Anche perchè, in Italia, non è che si abbondi in fatto di democrazia. C’è disordine, anarchia, questo sì. Cose che in realtà hanno poco a che vedere con la democrazia e più con la prepotenza e la prevaricazione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...