Se Obama diventa il gestore del declino americano…

Lo ammettiamo, abbiamo fatto il tifo per lui. Soprattutto in contrapposizione all’antipatica Hillary Clinton. Vedevamo con simpatia questo outsider che con la sua oratoria riusciva a ridestare un barlume di entusiasmo e speranza negli americani e non solo. Ci attanagliava il sospetto che Mc Cain potesse essere un candidato affidabile ed un buon presidente. Ma il fatto che alla fine ce l’abbia fatta non ci è per nulla dispiaciuto. Parliamo di Barack Hussein Obama, il 44esimo Presidente degli Stati Uniti. Laureato ad Harward a pieni voti, avvocato, primo presidente di colore della storia americana. Caratterizzato da una storia personale capace di destare una certa curiosità, sembra incarnare l’ideale tipico della società americana piena di possibilità. Barack Obama è uno che sa parlare, ha un’oratoria che ha portato alcuni a scomodare paragoni lusinghieri. Addirittura è stato privilegiato del Nobel della Pace ancor prima d’iniziare, iniziativa per la verità alquanto grottesca abilmente gestita dall’ imbarazzato Barack che ha sostanzialmente dichiarato ciò che un pò tutti hanno pensato. Ovvero: “state calmi, non ho ancora fatto niente”.
Non vorremmo essere al suo posto in questo momento.
Di certo la poltrona di Presidente degli Usa è quella più scomoda, tenendo conto dei problemi che sono sul terreno. Una crisi economica terrificante dalla quale gli Stati Uniti stentano a riprendersi nonostante i massicci investimenti pubblici. Un debito che comincia ad essere troppo elevato, frutto delle dissennate campagne militari di questi anni. Senza dimenticare il semi-fallimento delle maggiori case automobilistiche. O il dossier nucleare che vede l’Iran sempre più sordo ai richiami statunitensi (a proposito, fa tenerezza il lasciapassare di Obama al nucleare civile dopo aver dichiarato sic et simpliciter per quasi 2 anni che l’opzione nucleare iraniana era impraticabile in toto). Senza dimenticare la Cina che comincia a farsi sempre più sotto come nuovo competitor su scala mondiale. O l’Afghanistan, dove la Nato sta perdendo la guerra dopo anni di sonni tranquilli nei quali i talebani hanno potuto riorganizzarsi. Insomma, se a Obama sono venuti i capelli bianchi non è soltanto per una questione fisiologica.
In tutto questo baillamme, comincia a bussare un sospetto anche presso alcuni analisti non proprio sprovveduti: ovvero che il declino americano possa essere cominciato per davvero. Niente di incredibile, sia chiaro. La ruota, nella storia, ha girato per tutti. Dall’Impero Romano, fino al sistema eurocentrico, o all’Impero Mongolo… c’è stato spazio per tutti. Una crescita, uno zenit, ed un conseguente declino. Ed è probabile che lo stesso avvenga, presto o tardi, anche per gli Usa. Certo, per chi come noi è nato e cresciuto nel mito (per alcuni dominio) statunitense si tratta di un piccolo/grande shock. Ma niente di insuperabile. Resta indubbiamente da valutare se questo declino sarà veloce o molto lungo. Le conseguenze per la civiltà occidentale potrebbero essere diverse nell’uno o nell’altro caso. L’Europa non è assolutamente pronta a prendere l’impegnativo testimone dell’occidente: troppo pavida, timorosa, chiusa in se stessa per poter tenere alla difesa di quelli che poi sono i propri principi (portati avanti in questi anni di supplenza americana in modo un pò rozzo, spesso con la forza delle armi).
Alcuni analisti cinesi parlano di sorpasso sugli Usa nel 2025/2030.
Anche alcuni americani, a dire il vero.
In realtà i cinesi sono interessati a tenere il mostro americano ancora in piedi fino a quando si sentiranno abbastanza forti per prenderne il posto. Comprano i titoli di stato americani e questo è già un buon punto di partenza. Sono stati graziosamente ammessi nel 2001 nel WTO ed ora, ben guardandosi dal rivalutare la propria moneta, stanno invadendo i mercati con i loro prodotti.
Lo sfruttamento schiavistico della manodopera in Cina, d’altronde, fa comodo anche a molti investitori occidentali. Il destino della Cina è stato deciso proprio con l’entrata nel WTO. E’ stata una vittoria dell’economia e della finanza sulla politica. Cosa non troppo rassicurante, visti i risultati di questi ultimi anni. Non è detto che quando l’elemento decisionale venga fatto proprio dall’economia i risultati siano migliori di quando invece è la politica a comandare.
Se negli anni 80 la politica decise di fare esplodere l’Unione Sovietica con la corsa agli armamenti, l’economia (e la sua logica ancella di questi ultimi 20 anni, ovvero la politica) ha deciso di utilizzare l’enorme mercato cinese e le sue grandi potenzialità in fatto di produzione e sfruttamento della manodopera. In pratica in Cina hanno avuto il tempo di fare ciò che a Gorbaciov non è stato concesso.
La Cina ha tassi di crescita, anche in piena crisi, del 10% annui.
Non è ovviamente ipotizzabile che questo trend si protragga all’infinito, ma le distanze tra i due colossi si stanno comunque accorciando. Certo, le campagne cinesi sono ancora molto arretrate. Ci sono grandi problemi ambientali dovuti alla velocità della crescita, tensioni etniche che vengono represse con la forza militare del regime. Ma i cinesi sono un popolo disciplinato, dalla civiltà millenaria, nonchè imprenditori abilissimi. Non stiamo certamente apprezzando un sistema come quello cinese, stiamo semplicemente mettendo in evidenza quelli che sono gli elementi di forza.
L’Occidente ha pensato di far un solo boccone dei poveri cinesi e rischia invece di essere fagocitato. Molto comico. O molto drammatico.
Il presidente Obama, in tutto questo, non sembra avere le idee particolarmente chiare. Certo, ha approvato una riforma sanitaria che però non ha fatto altro che aumentare la spesa pubblica con il conseguente aumento della pressione fiscale. Forse sarebbe stato meglio un rinvio, in attesa di tempi migliori per finanziare le proprie imprese. Ha inoltre approvato un pacchetto di regole finanziarie che dovrebbero evitare default finanziari come quelli ai quali abbiamo assistito. Ha optato per un saggio salvataggio delle banche e delle principali attività finanziarie del Paese, si è impegnato per non abbandonare il settore auto al suo destino. Ha dato impulso ad un nuovo programma nucleare civile, ben sapendo che un grande Paese industrializzato non va da nessuna parte con le sole rinnovabili. Ora si sta incaponendo per permettere ai gay di entrare nell’esercito. Tutte cose importanti, per carità. Ma l’impressione che molti terribili problemi siano ancora in campo è forte. E non si vedono, dopo quasi due anni di mandato, le possibili soluzioni.
In primo luogo c’è il dossier Afgano.
Gli americani e i loro alleati stanno perdendo la guerra. E’ probabile che Obama sia arrivato tardi (due anni fa la situazione era già abbastanza compromessa) però anche l’estromissione del gen. Mc Crhystall -che aveva imputato al Presidente di non capire nulla della situazione bellica- è un fatto inquietante.
Il regalo del Nobel della Pace, poi, è stato davvero ridicolo considerando che poco dopo Obama è stato costretto -giustamente- a mandare 30mila uomini, non certo per dare le caramelle ai bambini. In Afghanistan si sta perdendo perchè si sono spesi male anni importanti, nei quali la situazione era relativamente tranquilla. Si è data la possibilità ai talebani di riorganizzarsi e non si sono conquistati i cuori e le menti introducendo il cambiamento. Gli afgani hanno visto solo truppe di occupazione in questi nove anni, e nulla o quasi è cambiato per loro. Questa è una ragione che, ancora prima di quelle prettamente militari, pesa sull’andamento di questa guerra sul quale c’è uno spaventoso silenzio mediatico.
L’inquietante impotenza americana nei confronti dell’Iran è poi un altro aspetto particolare di tutta la vicenda. La politica della “mano tesa” non ha dato alcun risultato. L’Iran è un regime teocratico estremamente ostile nei confronti degli Usa e dell’Occidente. Il problema non era scegliere tra Bush o Obama: chi ha pensato che fosse una questione di persone, di destra e sinistra ha sbagliato di grosso.
Inizialmente Obama aveva escluso totalmente la possibilità che gli iraniani arrivassero al nucleare. E’ di questi giorni la drammaticamente comica concessione, da parte statunitense, del nucleare civile. Un cedimento progressivo su tutta la linea, che apre in realtà le porte alle pretese iraniane dato che chi possiede il nucleare civile ha tutte le conoscenze tecniche e materiali per arrivare a quello bellico. Se l’Iran avrà la bomba le conseguenze potranno essere difficilmente prevedibili.
Lasciano infine esterrefatti alcune prese di posizione del presidente americano ad esempio sulla possibile costruzione di una moschea a Ground Zero, scelta ideologica che ha lasciato perplessi anche alcuni ferventi sostenitori di Obama.
Ma di questo scriveremo nella prossima puntata.

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One comment

  1. Riprendendo una battuta poco felice di Berlusconi..io credo che Obama sia "bianco e di destra….Solo abbronzato".Anch'io non lo nego all'inizio speravo in lui e in un cambiamento…ma se questo c'e' stato, di sicuro non in meglio. Dare il premio nobel della pace a lui e' stato un'insulto all'intera umanita'…e la guerra in afganistan la stanno perdendo, se cosi' si crede, visto che sono 10 anni che sono li' a sfruttare terre e popolazioni, e' perche' non hanno mai avuto intenzione di vincerla e perche' una guerra che sia tale, andrebbe combattuta da 2 schieramenti…quando invece soldati stranieri impongono la propria presenza..si chiama occupazione e basta.

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