Il giubbotto di Bonanni.

Questo è il giubbotto di Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, centrato da un fumogeno durante la festa del Pd a Torino.
La responsabile del lancio, Rubina Affronte di 24 anni, figlia di un magistrato in servizio alla procura di Prato non ha mostrato alcun pentimento per il gesto. Anzi, ha ribadito che “di giacche Bonanni se ne può comprare altre, un fumogeno non ha mai ucciso nessuno. Non piangiamo certo per un pezzo di stoffa. Contestare qualcuno è legittimo. Se poi quel qualcuno è Bonanni è giusto persino impedirgli di parlare. Chi semina vento raccoglie tempesta. E a Mirafiori e all’Iveco, gli operai oggi in cuor loro ridevano” (1)

Soffermiamoci su queste dichiarazioni.
Prima di tutto, si potrebbe opinare che se il fumogeno avesse colpito Bonanni non nella giacca ma in un occhio non avrebbe di sicuro – usando il frasario della ragazza – potuto comprarsene un altro.
In secondo luogo questa persona, che comunque al di là delle apparenze è una studentessa di 24 anni e non una minorata mentale, non ha la minima capacità di distinguere tra contestazione e violenza. O probabilmente crede si tratti di due concetti coincidenti.
In terzo luogo ritiene che questa libertà di espressione possa essere concessa ad alcuni invece che ad altri(nella fattispecie Bonanni). E questo è un atteggiamento discriminatorio: siccome sei un servo, un indegno al quale non attribuire nemmeno il beneficio della buona fede, non sto manco ad ascoltarti e ti contesto a prescindere. Anzi ti impedisco di parlare e se insisti uso la violenza per farti desistere.
Infine compie un riferimento agli operai della Fiat. Ammesso e non concesso che possa parlare a nome di quei lavoratori – alcuni dei quali hanno votato diversamente da come avrebbe voluto la Fiom – si tratta di dichiarazioni che ricordano quelle fatte durante gli anni di piombo dai terroristi rossi.

C’è da dire poi che questa ragazza ha un curriculum penale niente male, considerata la giovane età. E’ già conosciuta alle forze dell’ordine a seguito di una denuncia per invasione,occupazione di edifici e per un precedente reato di violenza privata.
“Vanta” un’assidua frequentazione di Askatasuna e del Collettivo universitario Autonomia,è una convinta ecologista, sostenitrice della battaglia No Tav, è studentessa di psicologia a Torino, capolista del Collettivo autonomo della sua facoltà alle elezioni universitarie del marzo 2009 eccetera, eccetera.

Inoltre è figlia di un magistrato.
Non staremo ora a rievocare la lunga lista di figli di magistrati che hanno intrapreso la strada della lotta armata o della contestazione violenta nè tenteremo di capire le cause di questo disgraziato fenomeno.
Ci poniamo semplicemente due quesiti. Ci chiediamo come possa sentirsi un genitore, un uomo, chiamato istituzionalmente a giudicare il prossimo, nello scoprire di non essere stato capace di educare nemmeno i propri figli al rispetto della legge e dell’integrità fisica del prossimo.
In secondo luogo ci domandiamo se esista un qualche rapporto tra l’ambiente culturale-politico familiare e questi atti di teppismo che dimostrano un preoccupante deficit democratico e spregio per la vita delle persone.

Potremmo poi aggiungere anche che cosa ne sappia questa ragazza di 24 anni vissuta nella bambagia del lavoro in fabbrica. Ma questo è un altro discorso.

(1)

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