Cannibal Holocaust.

Cannibal Holocaust è un film del 1980 del regista italiano Ruggero Deodato.
Di sicuro una delle più violente, raccapriccianti, controverse pellicole mai prodotte. Ancor oggi, a distanza di 30 anni, dopo numerosissimi tentativi di imitazione e “sorpasso”.
Una domanda può sorgere spontanea: perchè Cannibal Holocaust?
Le risposte possono essere diverse. Benevoli o malevoli. Si può discorrere di sperimentazione, di passione per il cinema, per lo spettacolo che questo può dare.
Si può parlare di un’intenzione di spingere al massimo la possibilità rappresentatrice della macchina da presa. Quindi rappresentare la violenza, la banalità della stessa.
E’ possibile però anche parlare di operazione commerciale/pubblicitaria: è lecito farlo. Si può parlare di un giovane regista, qual’era allora Deodato, voglioso di farsi spazio nella cinematografia italiana (e non solo) con colpi ben assestati.
Indubbiamente Cannibal Holocaust piace o non piace. Non possono esserci vie di mezzo con un film del genere.
Anche qui c’è stato un processo di rivalutazione assai simile a quello che ha riguardato una miriade di pellicole del periodo 70-80.
Una rivalutazione non solo per il cinema ma anche per la musica, la moda, le autovetture di quel periodo.
Alcuni ritengono Cannibal Holocaust un filmaccio; noi lo riteniamo, nel suo genere, comunque interessante. Guardandolo non si prova paura, ma orrore. Il che è molto diverso. Alcuni hanno parlato del miglior Horror di sempre(nel senso di film che suscita paura, terrore) ma si tratta di una definizione evidentemente sbagliata. Cannibal Holocaust non può essere ricondotto ad una categoria che comprende alcuni film di Dario Argento, Lucio Fulci, o l’Esorcista. Non ha niente a che vedere con tutto questo.
Cannibal Holocaust fa orrore perchè mostra violenza cruda. Con un grado di realtà mai raggiunto prima. Questo vuol dire che buona parte della violenza presente nel video è reale. Ben poco viene risparmiato allo spettatore. Niente viene lasciato alla fantasia o all’immaginazione.
Si è parlato, proprio per questo, di snuff-movie: ovviamente questa definizione è impropria perchè le persone non vengono uccise o impalate sul serio. Anche se qualcuno ci è cascato confondendo l’incredibile realismo del film con una raccapricciante realtà. Deodato non ha naturalmente ucciso nessuno sul set.
E’ senz’altro però uno snuff-movie in senso lato perchè alcuni animali sono stati effettivamente sacrificati per esigenze cinematografiche. Per far spettacolo. Cosa per noi, al giorno d’oggi, quasi inacettabile. Anche se occorre non dimenticare che pratiche analoghe vengono compiute più o meno sommessamente da registi celebrati nel silenzio più totale.
Dunque, assolviamo o condanniamo Deodato per aver fatto uccidere animali sul set ed analizziamo questo film.

Si tratta di un cannibal-movie in piena regola. Anzi, stiamo parlando DEL CANNIBAL MOVIE per antonomasia.
Se avete lo stomaco delicato o siete facilmente impressionabili girate alla larga da questo film, non fa per voi.
Il filone cannibal è un vero e proprio girone infernale col quale si sono confrontati alcuni coraggiosi registi italiani come Lenzi e lo stesso Deodato.
Che cosa c’è di più orrido del cannibalismo? Probabilmente niente. Si tratta del tabù intoccabile, del confine che non può essere oltrepassato. I cannibali, nel film, sono ovviamente i selvaggi della giungla amazzonica. Ai quali si contrappongono dei giovani inviati a caccia di immagini per i loro documentari. Giovani bianchi, americani, civilizzati, dotati di un codice morale che è quello tipico della moderna società industrializzata del XX secolo.
Schema classico ed anche classista: i cattivi selvaggi da un lato, per di più cannibali, ed i buoni civili bianchi dall’altro. Niente di nuovo, si potrebbe obiettare. Roba già vista nei film di John Wayne.
Il film, dunque, mostra alcune brutalità poste in essere dai selvaggi. Risparmiamo qui la cronologia per non togliere la “sorpresa”, qualora non abbiate visto il film e decidiate di farlo.
I cosiddetti reporter, dal canto loro, cominciano a comportarsi – nella grande foresta fluviale – in un modo assimilabile a quello dei selvaggi o forse anche peggio. Fino ad arrivare a bruciare un intero villaggio – con gli uomini e le donne dentro – per poter filmare un reportage più eccitante dove ovviamente i piromani sono i terribili indios.
Che fanno questi reporter? Uccidono, violentano, appiccano il fuoco. Certi dell’impunità. Ciò che viene fatto in quell’angolo di mondo non conta, non interessa alla giustizia “civile”.
Violentano la natura con un sadismo ed un cinismo tipici della nostra società urbana. Una società che utilizza questi stessi metodi, secondo delle modalità mediate, anche nella vita di tutti i giorni.
I bravi ragazzi della città si accoppiano nella foresta in modo animalesco eccitati dalle loro imprese.
Questi sono i cosiddetti “civili”, contrapposti ai selvaggi.
Fino a che la natura, con tutto il suo grado di estrema violenza, decide di ribellarsi. Uno del gruppo, la guida, viene morso da un serpente e muore tra i disperati tentativi di amputare l’arto ferito. I compagni cercano di salvarlo(e salvarsi) in tutti i modi ma alla fine lo lasciano lì cadavere. Il teschio, ancora in stato di putrefazione, verrà ritrovato in seguito dalla seconda missione che a sua voltà dovrà accertarsi della fine dei reporter.
Senza guida, i bravi ragazzi, sono spacciati. E lo capiscono presto.
La loro marcia nella foresta prosegue e si arresterà di fronte agli implacabili cannibali che uccideranno uno alla volta gli intrusi. Il cameraman continuerà a filmare fino all’ultimo, in un disperato nichilistico delirio documentaristico.
Un antropologo americano, visto il nastro, deciderà di partire per l’Amazzonia sulle tracce dei reporter. Ed entrerà in contatto col mondo cannibale.
Ma questa è un’altra storia…

Il film è ricco di scene raccapriccianti. Non diremo qual’è la peggiore (o migliore, a seconda dei punti di vista). Ci limitiamo, ancora una volta, a sconsigliare questo film a chi disapprova una simile violenza ed invece lo consigliamo a chi ha un certo stomaco ed una capacità di separare i due piani: quello cinematografico(o tecnico se si preferisce) e quello morale. Anche se, sotto questo aspetto, devono comunque essere tutelati alcuni -ovvi- confini.

Il film ha dato notevoli grane giudiziarie, come c’era da aspettarsi.
I magistrati pensavano si trattasse di uno snuff-movie(film dove la gente ci rimette la pelle per davvero). La grande capacità del regista di rendere reale la macelleria rappresentata ha portato a queste conseguenze. Da sottolineare, inolte, la “furbata” di Deodato di far sparire gli attori per un anno -in contemporanea con l’uscita del film- per simulare l’effetto morte-sul-set.
Cannibal Holocaust si avvale della struggente ed inquietante (solo apparente ossimoro) musica di Riz Ortolani.

Il film è disponibile in DVD in edizione restaurata.
Reca, a titolo di vanto, la dicitura censurato in 23 Paesi nel mondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...