Quelle orribili strumentalizzazioni post-mortem. Osservazioni generali.

Prendendo spunto dagli ultimi casi verificatisi in queste settimane è doveroso esporre alcuni rilievi o, sarebbe meglio dire, constatazioni.
Ci riferiamo alla volgare abitudine di strumentalizzare vite o fatti storici – particolarmente rilevanti – per fini di propaganda politica.
Non che ci sia da stupirsi, tenendo conto di quelli che sono i principali protagonisti di questo sistema.
Riteniamo che il tema trattato sia particolarmente delicato. Di conseguenza cercheremo di esporre le nostre impressioni nel modo più corretto possibile.
Ciò che pensiamo è che si stiano raggiungendo livelli parossistici di strumentalizzazione delle vite di alcuni grandi personaggi tra i quali – soprattutto ma non solo – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un’operazione, questa, già compiuta per Montanelli, Biagi, Pasolini. O per fatti storici come la Resistenza e la strage di Bologna.
Ciò che avviene è che una parte politica si appropri di fatti e persone per condurre una battaglia politica, sporca, tendente a screditare e squalificare l’avversario politico; in realtà più opportunamente definibile come il Male, il Demonio, il Nemico da distruggere con qualsiasi mezzo.
Un’operazione in base alla quale, non avendo grande credibilità e requisiti per poter utilizzare i normali strumenti della dialettica politica, si cerca di far ricorso all’etica per contrapporsi efficacemente all’altra parte. Naturalmente ammantandosi, appropriandosi, di alcune vite straordinarie.
E’ realmente indecente, ripugnante, ciò che si è visto e sentito in questi giorni.
Politici, scrittori più o meno famosi, persino sterili corifei imperversanti su You Tube hanno espresso il proprio personale ricordo di Borsellino(e per estensione Falcone) naturalmente contrapponendo queste figure a quelle che oggi ci governano. Perchè è questo l’interesse di costoro. Non tanto tenere viva la memoria bensì compiere propaganda politica strumentalizzando la vita e la morte di questi grandi protagonisti della storia italiana.
Sappiamo bene che ci sono delle indagini in corso sulla strage di via D’Amelio e sui mandanti occulti.
Sappiamo che, probabilmente, non fu solo mafia. E sappiamo anche che c’è una gran voglia di arrivare al Presidente del Consiglio.
Considerando i tempi biblici della nostra giustizia e – oggettivamente – la gravità di poter essere destinatari di un avviso di garanzia per fatti così rilevanti appare chiaro che tutto questo potrebbe porre la parola fine all’esperienza del IV governo Berlusconi e, assai probabilmente, alla sua stessa esistenza politica.
C’è un bel minestrone che bolle in pentola e c’è chi presagisce – senza troppe perifrasi – un’ipotesi di tal genere. Sono tanti quelli che tifano affinchè ciò avvenga. Non solo a sinistra.
La tentazione di buttar giù per via giudiziaria un governo legittimamente eletto è sempre molto forte e stavolta sembra trovare qualche sponsor più o meno autorevole anche all’interno del Pdl che, a differenza del passato, non appare più così coeso nella difesa da parte di attacchi esterni.
Che ci sia un circolo mediatico-giudiziario molto potente, è indubbio.
C’è sempre stato dal 1994 in poi; l’unica differenza rispetto al passato è che sembra poter contare di alcune sponde anche all’interno del centro-destra.
Il grande interesse di certi ambienti verso la figura di Falcone e Borsellino è in gran parte spiegabile in questi termini. Si tratta di mera, squallida, strumentalizzazione politica. Si è utilizzata la figura di Indro Montanelli per evidenziare i tratti autoritari di Berlusconi, dimenticando anni di proficua collaborazione tra i due, quando Montanelli era a capo di un Giornale oberato dai debiti. Soprattutto ci si dimentica del viscerale anti-comunismo di Montanelli.
Si utilizza Pierpaolo Pasolini come dipietrista post-mortem, fingendo di ignorare che avrebbe molto probabilmente aborrito il becero giustizialismo che contraddistingue l’Idv.
Si utilizza la Resistenza ed il 25 Aprile come elemento di divisione degli italiani, fuorviando il significato storico di quegli eventi che sono base della nostra democrazia e della nostra Costituzione -scritta- a beneficio di TUTTI gli italiani.
Così come si utilizza la strage di Bologna per portare annualmente in piazza vergognose e pretestuose contestazioni contro persone che non hanno nessun legame con quei fatti, nessuna colpa se non quella di appartenere ad una parte politica che si ritiene sbagliata.
Non si strumentalizzano le figure di altri importanti giudici come Rosario Livatino e Rocco Chinnici solo perchè non si trova alcun possibile legame con il mefistofelico Berlusconi. Altrimenti si può star tranquilli che si sarebbe operato come nei casi precedentemente evidenziati.
L’ultimo strumentalizzabile è forse Giorgio Ambrosoli. Una mezza operazione – in tal senso – è stata tentata ma probabilmente il fatto che le oscure vicende di quegli anni (Banco Ambrosiano) potessero, se opportunamente ricordate, interessare anche soggetti e poteri contigui alla sinistra ha consigliato prudenza.
Ciò che diciamo ed auspichiamo, pur non nutrendo particolari ottimismi, è che si lasci in pace sia Falcone che Borsellino.
Il primo fu osteggiato ed umiliato da molti di quelli che oggi lo glorificano come un santo. Fu osteggiato ed umiliato semplicemente per invidia e per aver osato collaborare col ministro craxiano Martelli, esponente di un partito nemico dei comunisti.
Il secondo – Borsellino – era un magistrato di idee politiche conservatrici, quanto di più lontano ci potesse essere dagli attuali giorotondini/dipietristi tutori a parole della legalità e della Costituzione. In realtà sono responsabili di un’indegna operazione di appropriazione indebita della figura di questo magistrato.
Falcone e Borsellino erano, soprattutto, due giudici della vecchia scuola. Apolitici, con un senso dello Stato (non della propria parte politica) quasi militaresco.
Erano giudici discreti che evitavano le comparsate in televisione o le interviste tendenziose sui giornali amici (ammesso e non concesso che ne avessero). Non parlavano delle inchieste in corso. Non presenziavano alla fondazione di giornali che si proponevano come funzione “statutaria” quella di andare contro il governo.
Non facevano polemiche politiche. Non contestavano la rappresentanza. Erano magistrati che facevano proprio il principio della separazione dei poteri. Rispettosi del Parlamento, capaci di fare il proprio lavoro senza inutili quanto dannosi (per il prestigio della funzione giurisdizionale) protagonismi.

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