Franco, Ciccio e Abatantuono al Lido. Eccezzziunale… veramente

A Venezia una retrospettiva sulle pellicole comiche italiane: a lungo liquidate come trash e da qualche tempo rivalutate dai critici snob

Milano – Franco e Ciccio alla Mostra del Cinema di Venezia. Non è uno scherzo. O una provocazione. Un’iperbole per significare qualcosa d’incredibile, che non accadrà mai: sì vabbè, e io sono Bin Laden… No, è una decisione presa ieri dal consiglio d’amministrazione della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta su proposta del direttore Marco Müller. Procedure a parte, la retrospettiva della 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica s’intitolerà «La situazione comica (1937-1988)» e riproporrà nelle austere sale del Lido una trentina di titoli che hanno fatto la storia del cinema della risata. Con Franchi e Ingrassia si rivedranno Renato Rascel e Alighiero Noschese, Tino Scotti, Eduardo e Peppino De Filippo, un inedito Vittorio Gassman (in Lo scatenato) e poi Macario, Totò e Aldo Fabrizi, Sordi e Manfredi, il Walter Chiari del bellissimo Il giovedì e Lando Buzzanca, fino ai più recenti Lino Banfi, Villaggio, Pozzetto, Abatantuono, Christian De Sica, Verdone, Proietti. Tutti nel tempio della cinefilia più colta e… d’avanguardia, a contendere spazi e pubblico, presumibilmente con un certo successo, a pellicole iraniane o coreane. Insomma, più sdoganati di così si muore.

La rassegna, si legge nella nota della Biennale, è realizzata con tutti i crismi del Centro sperimentale di cinematografia e del Ministero dei Beni culturali, e prosegue il lavoro di ricerca e «riscoperta della nostra produzione ingiustamente rimossa» già iniziata negli anni scorsi con le retrospettive dedicate ai B-movie e al cinema horror che tanto sono piaciute a Quentin Tarantino, insospettato fan di Barbara Bouchet e Edwige Fenech. Il programma prevede venti lungometraggi dagli anni ’30 fino alla metà degli anni ’70, quando l’avvento delle tv private ha radicalmente trasformato la comicità (proiettati in sala Volpi) e altri sette film che arrivano fino alla fine degli anni ’80 (in sala Perla). «Di tutti i generi italiani – prosegue il comunicato – il comico è sempre stato il grande polmone economico e popolare del nostro cinema, dai tempi di Totò giù fino ai cinepanettoni», ottenendo però solo raramente un’adeguata attenzione critica. Ora, con questa rassegna, la Mostra di Venezia intende suggerire una sorta di risarcimento culturale ad «un genere troppo spesso rimasto nell’ombra».

I signori della commedia all’italiana di ieri e di oggi, gli istrioni dell’umorismo d’antan e i principi della risata in tutte le sue gradazioni – raffinata, snob, malinconica, sgangherata, popolana, crassa, volgare, buzzicona – saranno tra i protagonisti dei dieci giorni (dall’1 all’11 settembre) del Lido. E se la Mostra è mostra, tutti i generi hanno diritto di mostrarsi, senza snobismi e birignao vagamente classisti. Anche perché, così com’è concepita, la rassegna curata da Marco Giusti, Domenico Monetti e Luca Pallanch, ha tutta l’aria di essere una vera operazione culturale, come direbbero quelli che parlano forbito.

Oltre a «scortare» una delle opere della loro filmografia (da Febbre da cavallo a Eccezzziunale… veramente, da Fracchia, la belva umana a Vacanze di Natale a Compagni di scuola) attori e comici di oggi presenteranno un grande film del passato. Così Christian De Sica parlerà di un’opera diretta dal padre e lo stesso faranno Carlo ed Enrico Vanzina che, insieme con Mario Monicelli, introdurranno alla visione di Guardie e ladri, diretto dal papà Steno in coppia con lo stesso Monicelli. E poi Gianmarco e Ricky Tognazzi presenteranno Il mantenuto con il padre Ugo, Alessandro Gassman svelerà l’inedito Lo scatenato con il mattatore Vittorio, Verdone guiderà la visione de Lo scapolo interpretato da Alberto Sordi, suo – riconosciuto – padre artistico.
Come già accaduto per le retrospettive degli anni scorsi, le pellicole riproposte al Lido sono state oggetto di un lavoro di preservazione e spesso di restauro e, dopo la Mostra, ritorneranno nel circuito culturale in Italia e all’estero, trovando un supplemento di durata artistica, offrendo al pubblico più giovane la possibilità di conoscere un pezzo di storia del cinema del passato.
Chissà. Magari una risata ci risveglierà.

Maurizio Caverzan

FONTE

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