Populista a chi?

In questi giorni di calura assistiamo disincantati alle solite traversie dei governi di centro-destra. Sembra che, ogni qualvolta lo schieramento guidato da Silvio Berlusconi vinca le elezioni, si ponga in moto un poderoso meccanismo mediatico-giudiziario(stampa e magistratura) capace di buttar giù un governo che è comunque legittimato dal voto popolare. Ovviamente, a tutto questo, collaborano anche ben noti centri di potere collocati al di fuori dei ristretti confini patri . E’ inutile poi specificare che quando al governo del Paese ci va la sinistra tutto sembra d’incanto placarsi; la magistratura non inquisisce più, i giornali stanno tranquilli, la libertà di stampa e di vita pare essere finalmente salva e salvaguardata.
Già questo dovrebbe quantomeno far insospettire qualsiasi persona di buon senso. Fermo restando che gli scriventi sono assolutamente persuasi della necessità che i corrotti vadano buttati fuori dai partiti(e non solo da quelli).
Ciò che fa davvero sorridere è l’atteggiamento manicheo di chi crede che tra destra e sinistra si giochi una partita tra bene e male, tra puliti e corrotti, tra rozzi trogloditi e fini intellettuali, tra meritevoli e cialtroni, tra legalisti e mafiosi, tra faccendieri e persone del tutto prive d’interessi personali.
Il problema di questo Paese è che la finanza e l’economia si sono impadronite della politica, tranne che per qualche più o meno lodevole eccezione. Non ci sono più i partiti popolari. Tranne forse la detestatissima Lega Nord.
Tutto questo trova un certo riscontro anche dal punto di vista terminologico: oggi una delle parole che va più di moda è “populismo”(ovviamente nella stampa di proprietà dei noti poteri forti). Capisco che presso certi ambienti il popolo faccia un pò schifo, però essere populisti significa mettere i cittadini contro le istituzioni e la rappresentanza politica al fine di rovesciarle.
E’ chiaro che populisti sono spesso coloro i quali fanno questo tipo di accusa agli altri.Essere populisti è diventato un mestiere. C’è chi ha fatto i soldi da populista ma c’è anche chi ha trovato molto più modestamente un mestiere non avendo fino a quel punto “nè arte nè parte”.
Essere generalmente contro i partiti significa essere populisti. Sparare nel mucchio, considerare tutti dei ladri, bollare la politica come un inutile e dispendioso orpello. Il massimo del populismo è poi fondare un partito per sostenere tutto questo.
E’ ovvio che alla fine -come ultima stazione- rimane solo la ghigliottina.
No, in realtà – la triste realtà – è che i due attuali grandi partiti sono, in buona parte, espressioni di interessi che hanno poco a che vedere con quelli delle persone “comuni”.
Il centro-destra rappresenta il potere economico-finanziario di Berlusconi, il centro-sinistra quello egualmente importante(forse più) delle grandi banche, dei salotti, della cultura, della magistratura. Più “l’Internazionale Progressista”.
Abbiamo visto la potenza di quest’ultimo elemento in relazione alla vicenda Obama; la grottesca assegnazione del Nobel per la Pace ad un presidente che non aveva praticamente ancora cominciato a governare(salvo poi ordinare un consistente aumento di truppe per l’Afghanistan), la valutazione aprioristicamente positiva della sua politica anche quando questa appare chiaramente deficitaria e deludente(vedi la fallimentare gestione della “marea nera”, l’economia ancora in crisi profonda, il ritorno al nucleare interno, l’inconsistenza della politica americana contro l’Iran).
Ma la potenza di questo meccanismo internazionale può esser notato anche in relazione a vicende minori ma paradigmatiche come quella del terrorista italiano Cesare Battisti o del regista polacco Polanski.
I servizi agiografici sul presidente americano che vanno in onda sulla tv di Stato a firma Giulio Borrelli e Giovanna Botteri non contribuiscono poi granchè a risollevare la credibilità già abbastanza declinante del servizio pubblico.
Com’è stato osservato trasversalmente la politica è ormai rappresentabile come un grande teatro di burattini. Naturalmente ci sono anche i burattinai capaci di fare gli interessi propri a scapito di quelli della nazione.
L’unica differenza da questo punto di vista è che se Berlusconi non si è avvalso di prestanomi ma ci ha “messo la faccia”, la sinistra finanziaria – di facce – usa quelle dei propri politicanti(alcuni ovviamente inconsapevoli o illusi di contare qualcosa, siamo pronti a riconoscere la buona fede in certi casi).Non a caso è Repubblica a guidare la linea politica del Pd. E Repubblica è di certo espressione di assetti d’interesse facilmente riconoscibili. Destra e sinistra? Niente di tutto questo… solo una guerra tra poteri forti che cercano reciprocamente di scalzarsi. Non ci sono altre differenze sostanziali.

Ma allora stiamo forse (s)cadendo nel populismo? Crediamo di no, in quanto non riteniamo che si possa fare a meno della politica(capace però di riacquisire la sua funzione di guida della società). Riteniamo inoltre che non tutti i politici siano in malafede o corrotti. Va però fatta pulizia e dev’essere spezzato questo legame tra politica e finanza. Dove la prima è chiaramente ancella della seconda.
Nella prima repubblica quando quasi tutta l’economia era nelle mani dello stato la situazione era diametralmente opposta. La politca chiedeva anche sgradevolmente il “contributo” all’imprenditore, oggi succede il contrario. E’ la politica al servizio(nel senso più bieco del termine) del potere economico.
L’esempio della Lega Nord, a nostro parere, è positivo. Sia pur con il dovuto processo di purificazione. Non sottoscriviamo il tentativo di scardinare l’unità nazionale(valore messo in crisi dall’Europa la quale necessariamente tende ad indebolire,superare i vecchi stati nazionali e dalle politiche tendenti alla creazione di una società multiculturale) ma siamo pronti a riconoscere l’importanza di un partito popolare capace di rappresentare gli interessi della piccola borghesia e di parte della forza dipendente del nord.
Ovviamente la Lega viene tacciata di “populismo”. Tutto ciò che non è compatibile con i voleri dei padroni del vapore viene considerato populismo.
La Lega ha realizzato in piccolo una sorta di neocorporativismo; unificare forza lavoro dipendente e piccola imprenditoria.
Auspichiamo pertanto la nascita di due ulteriori poli che, uno a destra l’altro a sinistra, siano capaci di elaborare delle piattaforme programmatiche autonome rispetto agli interessi che hanno fatto strage del diritto, del lavoro e della dignità delle persone in Italia.
Partiti che dirigano la politica economica e non se la facciano dettare dalle assemblee di Confindustria o dall’Europa.
Ecco perchè non siamo populisti.
W i partiti! (quelli veri). Ce n’è un gran bisogno!

P.s. : sarebbe ora d’interrogarsi, a distanza di 10 anni, sugli effetti dell’euro  sulle nostre economie private.Questo comporterebbe anche la necessità d’intraprendere una generale riflessione sull’Europa, cosa ovviamente mai fatta in Italia.

Annunci

One comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...