E l’Italia del calcio va a casa con le ossa rosse. Urge una palingenesi.

Alla fine il trittico è stato completato.
Fuori la nazionale, fuori Capello, fuori l’arbitro Rosetti reo di non aver visto un fuorigioco grande come una casa.
Non è stato di certo un mondiale fortunato per l’Italia quello che si sta svolgendo in Sudafrica.
All’inizio ci consolavamo col classico mal comune mezzo gaudio. Tutti giocavano male. Le squadre europee erano in crisi. “Non ci sono fenomeni in giro” si diceva. Salvo poi scoprire che noi, in questo mondiale, non ci facevamo niente. E lo stanno dimostrando -visivamente- squadre come Brasile, Argentina, Olanda, Spagna e Germania.
C’è da dire che una accozzaglia così sconclusionata come quella messa in campo da Lippi ha ben pochi precedenti nella storia del calcio italiano. Vedere i nostri e i loro è davvero impietoso: dovrebbe trattarsi sempre di calcio, in realtà sembra di trovarsi di fronte a due sport completamente diversi.
I giocatori italiani erano morti di paura in campo. Nell’ultima partita, già all’inizio del secondo tempo, non si reggevano più in piedi. Fattore psicologico ma anche preparazione fisica deficitaria(per usare un eufemismo). C’è da domandarsi cosa abbiano fatto tanto tempo in ritiro al Sestriere. Si fossero portati dietro le donnine -come facevano un tempo gli olandesi- avremmo almeno potuto trovare una ragione plausibile. Ma questa -evidentemente- non è gente da stravizi…

Il signor Capello, dal canto suo, ha dato una dimostrazione di impotenza esattamente proporzionale al suo stipendio.
E’ vero, gli inglesi sono 44 anni che non vincono il mondiale e questo vorrà pur dire qualcosa. Ma, anche quì, difficilmente si è mai vista in campo una squadra tanto terrorizzata, incapace di fare l’ordinaria amministrazione per vincere delle partite normali. Non uno straccio di gioco; alcuni elementi chiave come Rooney, Gerrard, Lampard irriconoscibili. Una disfatta.
I giornali inglesi titolavano No excuses alludendo alle ben note vicende del goal non goal del 2-2, che avrebbe consentito all’Inghilterra di andare nell’intervallo con una situazione di indubbio vantaggio psicologico.
Tutto vero, ma la Germania ha dimostrato di essere superiore e di fare letteralmente a fettine la difesa degli ex maestri del calcio.
Si è trattata di una lezione di tattica; una di quelle nelle quali Capello era specialista.

Infine merita una menzione Rosetti, uno dei migliori arbitri del mondo, a sentire gli “specialisti” nostrani.
Probabilmente ci si lascia andare a queste ingiustificate affermazioni di ottimismo perchè ci si astiene rigorosamente dal guardare cosa succede altrove. E quindi qualsiasi buon giocatore, allenatore, dirigente, arbitro nostrano ci sembra per forza il migliore del mondo.
Rosetti ha semplicemente replicato in mondovisione ciò che fa il 95% degli arbitri italiani all’interno dei confini patri ogni benedetto turno di campionato. Ovvero dirigere da pusillamini, senza prendersi alcuna responsabilità. Puntualmente favorendo i più forti.
I maxischermi dello stadio “sparavano” le immagini incriminate, dove il fuorigioco macroscopico di Tevez appariva in tutta la sua evidenza. Gli italiani, ipocritamente, hanno fatto finta di niente (d’altronde il regolamento impone questo) e dato il goal all’Argentina, che poi ha giocato come il gatto col topo con i pur ammirevoli messicani.

Circa le ragioni di questo triplice disastro -tutt’altro che casuale- ci sarebbe molto da dire. Ci riserviamo di farlo, se ne avremo voglia, in qualche altra occasione.
Indubbiamente paiono molto divertenti le astrusità pseudopiscologiche nelle quali si dilettano molti tromboni. Alla fine, dal calcio, da una disfatta sportiva, si finisce sempre alla politica. Come ben dimostrano i nostri “cugini” d’oltralpe che in quanto a drammi dimostrano di non essere secondi nemmeno a noi. Il che è una vera impresa.

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