Non si sevizia un paperino.

Non si sevizia un paperino è un film di Lucio Fulci del 1972.
Ambientato in un paese del Meridione è stata una delle pellicole più importanti di questo regista nonchè la sua preferita.
Si tratta di un film ricco di suggestioni: dal neorealismo al thriller, dall’erotico all’horror. Non mancano venature splatter, vere e proprie anticipazioni di orientamenti che caratterizzeranno i film futuri di Fulci.
Non a caso amava definirsi “terrorista dei generi”, data la sua capacità di mischiare stili e tematiche diverse per ottenere poi risultati molto interessanti, in alcuni casi scioccanti.
I principali interpreti sono Florinda Bolkan, Barbara Bouchet, Tomas Milian, Marc Porel, Irene Papas. Indubbiamente un film a forte caratterizzazione femminile; i personaggi maschili stanno sullo sfondo, compresi quelli che impersonano le forze dell’ordine incaricate di indagare sulla sequela di bambini uccisi.
Alcune scene sono di una eroticità morbosa e forse avrebbero creato problemi anche con la censura -piuttosto blanda- dei tempi odierni. Furono numerosi, in tal senso le polemiche e le vicende giudiziarie al momento dell’uscita del film.

(In questa scena ci sono dei tagli, manca il nudo integrale della Bouchet che comunque compare nel DVD).

Gli uomini -come già accennato- in Non si sevizia un paperino  hanno un ruolo defilato. Compreso Marc Porel, attore francese molto presente nel cinema di genere italiano di questo periodo, che quì fa la parte del prete. Il sempre bravo Tomas Milian appare stranamente in secondo piano; pensando a questo film di Fulci quasi non ci si ricorda della partecipazione di Milian. Cosa rara, visto che l’attore cubano tendeva a cannibalizzare i colleghi di lavoro.
Ci si ricorda, invece, della brava Florinda Bolkan -capace d’interpretare la parte della strega del paese- e naturalmente di Barbara Bouchet quì ancor più bella,conturbante,e luciferina che in altre celebrate pellicole come Milano calibro 9.
In questo film c’è tutto: lo “scontro” di civiltà tra settentrionali e meridionali: i primi impersonati dal giornalista Milian e dalla viziosa Bouchet, i secondi dai paesani chiusi,gretti,affetti da una mentalità tanto retrograda quanto irrimediabilmente condizionata da povertà ed ignoranza.
Ci sono le autostrade,  vie di fuga da una vita miserabile ma anche porte spalancate verso nuovi invasori/colonizzatori (con tutte le conseguenze del caso). Le autostrade rappresentano il contrasto tra il progresso e il mondo selvaggio, arcaico, tipico di alcune realtà meridionali ancora ben presenti negli anni 60/70.
Ci sono i bellissimi, inquietanti, strapiombi del territorio circostante il borgo e l’oscurità delle caverne dove si rifugia la “strega” Bolkan.
C’è la normale, ormonale, curiosità di ragazzetti prossimi alla pubertà nei confronti del sesso e delle puttane che arrivano in paese dall’autostrada.
E c’è anche la figura del giovane prete che, nella sua follia, immagina di preservare questi quasi ex-bambini dalle fiamme dell’inferno, dalle tentazioni del mondo, dal peccato al fine di conservarli per sempre come angeli.
Da sottolineare la struggente canzone Quei giorni insieme a me cantata da Ornella Vanoni e composta da Riz Ortolani, che interviene opportunamente in alcune memorabili scene del film.

Fortemente consigliato.

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