Strage dell’Heysel.

Oggi, 29 maggio, ricorre il venticinquennale della strage dell’Heysel avvenuta poco prima della finale di Coppa dei Campioni tra Liverpool e Juventus.
I morti furono 39, di cui 35 italiani.
Bisogna dire subito che la designazione di questo stadio belga lasciò perplessi molti, comprese le due società finaliste. La struttura, infatti, si dimostrava chiaramente inaduegata e per certi versi fatiscente.

Come può essere facilmente notato dalla cartina, i tifosi del Liverpool vennero messi nella sezione X e Y mentre quelli dela Juventus dalla parte opposta. Nel settore neutro, ovvero la parte Z, sedevano dei tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell’acquisto dei biglietti(bagarini). Il settore X e lo Z erano divisi da reti metalliche -totalmente insufficienti- che non a caso cedettero non appena gli inglesi cominciarono a caricare. In pratica si può ben dire come la tifoseria organizzata bianconera fosse collocata dalla parte opposta rispetto agli inglesi mentre gli spettatori seduti nel settore Z rappresentassero la parte più “tranquilla” e pacifica del tifo bianconero.
Gli inglesi avevano il dente avvelenato a causa degli incidenti avvenuti nella finale dell’anno prima(persa dalla Roma in casa). Attaccarono semplici tifosi, padri e figli, donne inermi. Niente a che vedere con gli organizzati ultras.
Gravissimo fu inoltre il mancato intervento della polizia belga.
I tifosi juventini furono costretti ad indietreggiare verso il muro che delimitava il proprio settore dagli altri; molti tentarono di mettersi in salvo gettandosi giù, altri ancora cercarono comunque di superare l’ostacolo per trovare rifugio nel settore adiacente. Il muro venne travolto dalla tremenda pressione e molti morirono o si ferirono per lo schiacciamento, per il fatto di essere stati travolti o comunque nel tentativo di mettersi in salvo. Fu il caos totale nella incredibile inerzia delle forze di sicurezza belghe.

Il telecronista italiano dell’epoca, Bruno Pizzul, quasi si giustificò per il fatto di dover comunque commentare la partita

“lo farò nel modo più asettico possibile”

così come manifestò il suo sconcerto per il fatto che la gara non fosse stata annullata.

La televisione tedesca rinunciò a trasmettere la finale mentre quella austriaca mandò in onda “l’evento” senza commento e con una scritta:

“Questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva”.

I morti furono 32 italiani,4 belgi, 2 francesi ed 1 irlandese. I feriti furono 370.
La decisione di giocare la partita venne presa dai capi delle forze dell’ordine belghe e dall’UEFA, per evitare ulteriori violenze.
Sulla possibilità che i giocatori sapessero della tragedia ci sono testimonianze divergenti; il polacco Boniek, che procurò il “rigore” poi trasformato da Platini disse a chiare lettere a Roberto Beccantini della Stampa che

“giocammo per evitare una guerra civile“.

Alcuni giocatori come Platini vennero biasimati per l’esultanza eccessiva(tra l’altro il rigore fischiato era chiaramente fasullo, perchè il fallo avvenì fuori dall’area di rigore).
Una pagina nera, purtroppo non l’ultima, che determinò – tra i provvedimenti di giustizia sportiva – l’esclusione delle squadre inglesi dalle coppe europee per 5 anni ed un sostanziale impegno politico da parte delle autorità britanniche per affrontare il problema degli hooligans, con risultati – occorre riconoscerlo – eccellenti.

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