Trilogia dileana.

Con l’espressione trilogia dileana si fa normalmente riferimento ai tre noir del regista Fernando Di Leo, ovvero Milano calibro 9, la Mala ordina e il Boss.
Capita spesso che questi film vengano considerati nel filone poliziottesco, in realtà sarebbe più opportuno definirli noir. La polizia sta sullo sfondo, limitandosi ad inseguire infruttuosamente i cattivi di turno, o a rompersi il capo nel tentativo di prevederne le mosse.
In questi tre film, i protagonisti sono i banditi.
Fernando Di Leo evidenziava la propria capacità di rappresentare fedelmente i personaggi. Fedelmente rispetto alla realtà. Era scettico verso quelle figure di commissario tutto d’un pezzo che furoreggiavano nei cinema degli anni 70. Si vantava di saper rendere i personaggi credibili, capaci di aderire alla realtà. La stessa cosa poteva dirsi per il versante opposto, quello dei banditi. Di Leo proveniva da una famiglia di avvocati – lui stesso aveva studiato legge – e fin da piccolo aveva avuto modo di notare le curiose abitudini dei clienti di suo padre…

Milano calibro 9 è certamente il più famoso della trilogy. Un vero, piccolo, capolavoro. Ammesso che i capolavori possano essere piccoli.
Già la scelta del protagonista, Gastone Moschin(che quì interpreta Ugo Piazza), viene intesa da Di Leo come coraggiosa. In un’intervista -il regista- considerava Moschin un bravissimo attore(come d’altronde anche Francis Ford Coppola che lo volle per impersonare la parte del boss camorrista Fanucci, ne Il Padrino parte II) ma chiuso, fino a quel momento in parti da “comicaro”.
Il caratterista tedesco Mario Adorf è poi eccezionale nella parte del calabrese Rocco Musco, braccio destro dell’americano(Lionel Stander). Pregevole anche il contributo di Philippe Leroy(nella parte di Chino) e naturalmente della bellissima Barbara Bouchet(Nelly Bordon).

Il film prende ispirazione da alcune piccole parti dell’omonimo Milano Calibro 9 dello scrittore italo-russo Giorgio Scerbanenco. Ma molto viene riscritto in fase di sceneggiatura, curata dallo stesso Di Leo.
In uno scambio di valuta sclandestino andato storto, Rocco Musco – braccio destro dell’americano – inizia -assieme ad un complice- a condurre dei barbari “interrogatori” nei confronti degli ultimi passaggi, ritenuti colpevoli degli ammanchi di danaro. Ugo Piazza, sfuggito alla vendetta perchè recluso, viene rilasciato dal carcere di San Vittore per buona condotta ma subito intercettato da Rocco che evidentemente subodorova il prossimo rilascio. Piazza viene fatto sedere in macchina, sarcasticamente sbeffeggiato da Musco

ladrone… pure la buona condotta ti sei messo a fare in galera per uscire prima?

.
Da quì inizia la storia; tutto il film è incentrato sulla figura di Ugo Piazza, sul suo tentativo di far intendere a tutti che lui con lo “sgobbo” non c’entra nulla. Fino all’imprevisto epilogo… Che ovviamente non è quì il caso di svelare(qualora non abbiate visto il film).

Molto interessante è anche il successivo La Mala Ordina(1972), con protagonista Mario Adorf questa volta nei panni di un pappone(Luca Canali). Nel cast sono presenti molti attori importanti: Adolfo Celi nella parte di don Vito Tressoldi, Luciana Paluzzi(Eva Lalli), Francesca Romana Coluzzi(Triny), Henry Silva e Woody Strode (i due killers), Sylva Koscina ed un giovanissimo Renato Zero.
La storia prende piede ancora una volta da un racconto di Scerbanenco(presente in Milano Calibro 9), e s’incentra su una coppia di sicari americani che decidono di varcare l’Oceano per giustiziare Luca Canali, ingiustamente ritenuto colpevole della sparizione di una partita di droga gestita da un’organizzazione mafiosa con base negli Usa.
Ovviamente Canali è solo un pappone, messo in mezzo in un giro più grande di lui, capace però di scatenarsi quando verrà coinvolta – per farlo uscire allo scoperto – la sua famiglia.

La musica è di Armando Trovajoli, (mentre in Milano Calibro 9 era di Luis Bacalov, eseguita dagli Osanna.

Il Boss è l’ultimo della trilogia(1973), ugualmente interessante ma un filo sotto rispetto agli altri due(a parere del sottoscritto).
Gli attori anche in questo caso sono stati scelti in maniera magistrale da Di Leo.
Henry Silva è il sanguinario sicario della mafia(Lanzetta), mentre Richard Conte(ricordate Barrese ne il Padrino parte I ? ) fa la parte del Boss per l’appunto, ovvero don Corrasco.
Estremamente convincenti i poliziotti, in questo film. Ovvero Vittorio Caprioli, che fa la parte del questore e Gianni Garko(commissario Torri, che poi si rivelerà poliziotto corrotto invischiato negli affari di mafia).
Infine, last but not least, abbiamo Pier Paolo Capponi nella parte del calabrese Cocchi, in lotta per conquistarsi uno spazio al sole in un teatro tradizionalmente dominato da famiglie siciliane.
La parte femminile nel film viene impersonata da una brava attrice, ovvero Antonia Santilli, che sociologicamente avrebbe rappresentato la nuova tipologia di gioventù scapestrata diretta conseguenza del ’68.

Un assaggio per credere…

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