Roma a mano armata.

Una volta lessi un’intervista al regista toscano Umberto Lenzi, nella quale dichiarava che “non sempre ciò che ci piace piace anche agli altri”.Una frase indubbiamente vera, che ho avuto modo di sperimentare anche nella vita di tutti i giorni. Il significato va rapportato però alla cinematografia di questo regista. Egli parlava soprattutto del genere “cannibalesco” (si pensi al suo Cannibal Ferox), non particolarmente amato da Lenzi ma per il quale in America si creavano file interminabili al botteghino.
L’Umberto Lenzi autore di “poliziotteschi” è quello che preferisco e forse conosco meglio.
Normalmente lo si suole contrapporre all’altro maestro del genere, ovvero Stelvio Massi(autore, tra gli altri di Poliziotto Sprint). Per Lenzi si parla di “muscolarità”, contrariamente ad un certo crepuscolarismo che caratterizzerebbe il secondo, ad esempio con film come Il Commissario di ferro, Un poliziotto scomodo, Poliziotto senza paura e Poliziotto solitudine e rabbia.

In realtà si tratta effettivamente di stili differenti ma è difficile dare un giudizio su quale sia il migliore. Non è detto che un certo crepuscolarismo di Massi non sia interessante, così come la mordacità che caratterizza alcuni film e personaggi di Lenzi.
Uno dei miei poliziotteschi preferiti (mi piace utilizzare questo termine rispetto a “poliziesco all’italiana” proprio perchè è bello pensare ad un qualcosa di “noantri”) è sicuramente Roma a mano armata.

Come si può sentire, la musica del maestro Micalizzi è un vero e proprio paradigma di puro groove poliziottesco. Un semplice giro in macchina per le vie di Roma, gli zoom sui numerosi istituti di credito, i titoli di testa scritti in rosso fanno già capire allo spettatore cosa lo aspetta.
In questo film compaiono due icone del genere: Maurizio Merli e Tomas Milian. Leggende metropolitane narrano che i due non si stimassero troppo; il che è probabilmente vero.
Il regista Lenzi amava – artisticamente parlando – entrambi gli attori , dei quali apprezzava le differenti caratteristiche.
Milian era certamente un attore più forte di Merli, più camaleontico, capace di interpretare una molteplicità di generi che lo renderanno apprezzato anche dopo la prematura partenza dall’Italia, quando si “riciclerà” nel grande cinema hollywoodiano. In questo film interpreta la parte del Gobbo, alias Vincenzo Moretto, invalido civile, ufficialmente impiegato al macello comunale, in realtà fortemente invischiato nella malavita capitolina.
La capacità di Milian d’interpretare personaggi grotteschi, sboccati, lucefirini, ma anche profondamente romani(in questo aiutato dal doppiaggio di Ferruccio Amendola) lo renderanno uno dei pezzi forti di questo film, assolutamenten imperdibile per gli amanti del genere.
Dall’altra parte giganteggiava Merli, poliziotto determinato a catturare il marsigliese Ferrender e capace d’imbattersi in tutta una serie di situazioni criminose, molto ben rappresentate nella pellicola. Merli è il classico sbirro tutto d’un pezzo; sta sulle scatole ai suoi superiori, che però non possono fare a meno di lui. Merli costituisce quella tipologia di poliziotto che non ha paura di sporcarsi le mani, contrariamente ai suoi colleghi sempre attenti a ciò che dice la stampa o al rispetto pedissequo del codice.
Ci sono alcune scene di forte impatto, altre assolutamente esilaranti.

Allo spettatore la scelta tra i due rivali del film.

Questo è il trailer.

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